“Per un pensiero non sospeso” è il titolo di un libro, uscito da poco, che consiglio di leggere e regalare in occasione dell’incipiente lock down oppure per le festività natalizie.

L’autore è un amico di vecchia data, ma non è l’unico autore, questo libro nasce dalla collaborazione tra un docente ed un certo numero di ragazzi suoi ex alunni ora studenti universitari, che condividono con lui la passione per il pensiero.

Ricordate il Decamerone? Dieci giovani per dieci giorni vivono assieme, fuori Firenze, in lock down per via della peste, creando novelle da raccontare nelle ore pomeridiane. 

L’idea del libro è un po’ la stessa: approfittare del lock down per sfuggire non solo al virus ma anche al pensiero dominante che del virus si alimenta per trasformarlo nell’idolo che condiziona, anzi paralizza ogni moto.

Una prima considerazione che ha dello sconvolgente: ci sono dei ragazzi, uomini e donne in giovane età, ragazzo è una banalizzazione, che lavorano su temi proposti da un altro; ci lavorano, cioè riflettono, masticano e digeriscono delle parole per produrre, a loro volta, pensieri e parole offerte a chi voglia associarsi e profittarne.

Spero ricorderete tutti quel che scrissi a proposito di un bel libro del professor Ermanno Bencivenga, “La scomparsa del pensiero“; qui c’è un’interlocuzione ideale tra quell’autore e questi autori, c’è la risposta pratica ai dubbi avanzati dall’insigne studioso.

Manca totalmente quell’effetto botta – risposta tipico dei social, l’immediatezza della mancanza di riflessione o, se preferite, il riflesso condizionato da cane pavloviano.

Questo libro, al contrario, parla di  “mediatezza”, di lavoro, nonostante il rumore di fondo, assordante, sostenga che il lock down è l’interruzione di tutto, la noia, l’impossibilità di bene operare.

Ne vengono fuori degli spunti eccellenti: quello dell'”andrà tutto bene se …”, ad esempio, che richiama una celebre frase di Freud (che io amo molto) «Quando il viandante canta nel buio, rinnega la propria paura, ma non per questo vede più chiaramente» e offre una soluzione a questo canto che non fa che celare e rendere al contempo evidente l’angoscia, lo stato di paralisi del pensiero.

Una citazione dal libro che mi pare particolarmente significativa: «Ci sono momenti nella vita individuale e collettiva nei quali piovono bombe. In questi momenti è un atto salutare di sovranità limitare i danni mantenendo il proprio principio di piacere in ciò che si può fare. Pensare di fermare le bombe con le mani è impossibile, non è nell’ordine di “quel che si può”. Seppur il desiderio sia del tutto legittimo e giustificato. Ma non nella presunzione.
Poi verrà un altro tempo. Ma sarà altro se io avrò un pensiero tale da renderlo altro. Altrimenti torneremo a lamentarci come abbiamo sempre fatto».

L’idea che verrà un altro tempo ma solo se saremo attrezzati, cioè avremo la strumentazione, gli strumenti perché quell’altro tempo accada, perché si dia il kairos, che è il tempo dell’uomo, della sua libera iniziativa.

 Iniziativa che ha a che fare con l’appuntamento con un altro, senza preclusioni riguardo all’altro che si mostrasse disponibile: ci sono persone che, nel libro, raccontano proprio il succedersi di questi appuntamenti, fissati senza obblighi, come la colazione o il pranzo quotidiano, una ripetizione che non è stancante monotonia.

A questa iniziativa hanno aderito dei giovani che hanno spazzato via ad un tempo la differenza d’età (“ah coi giovani d’oggi non si può parlare”) e l’adolescenza, cioè lo stato di eterna sospensione, di inconcludenza, spesso nascosta dagli eccessi di movimento.

Si parla, infine, di filosofia, ma non solo: c’è competenza, con risultati mai scontati o banali; tutti hanno indossato il famoso abito delle nozze della parabola evangelica, si sono “parati” perché non c’è appuntamento che non sia un atto regale (più correttamente forse: costituzionale), cioè formale, tra istituzioni e non si partecipa ad un atto istituzionale “sprovveduti”, sporchi, spettinati, malvestiti.

Queste persone, che hanno cristallizzato nella carta stampata questa esperienza sono la migliore testimonianza che non c’è lock down che possa impedire all’uomo di lavorare al proprio orto (o giardino).

Parma, 1 novembre 2020 solennità di Ognissanti