Sotto bella menzogna è il titolo della tesi magistrale del professor Francesco Gallina  che mi onoro di conoscere da qualche anno e di cui ho parlato in occasione della “recensione” del suo primo romanzo De perfectione.

Una tesi di laurea non è un romanzo, lo stile è diverso, le esigenze anche, ma c’è un tratto che accomuna entrambe le opere: la gran mole di informazioni che si acquisiscono con la lettura.

Di cosa tratta l’opera di Francesco? di Dante e degli influssi dualisti nell’opera del poeta che è ritenuto uno degli intellettuali cattolici per antonomasia.

Influenze eterodosse e catare, spiega l’autore che inizia il volume con un excursus sul dualismo dalle origini al XIII secolo.

Il dualismo, ci documenta Francesco, come Proteo, ha assunto varie forme e coloriture; ha miscelato elementi di diversa origine ma ha sempre mantenuto quella che è la sua cifra essenziale la coesistenza di due realtà inconciliabili.

Francesco Gallina parte dallo zoroastrismo, passa per l’orfismo e l’ellenismo, accenna alle tentazioni dualiste nel giudaismo e, insomma, documenta quel coacervo di elaborazioni, sincretismi, mescolanze di spunti che hanno trovato una potente espressione nel manicheismo, esiziale alternativa  al cristianesimo, col quale ha combattuto un’interminabile (e interminata battaglia).

In parallelo, ci spiega il professor Gallina, corre l’elaborazione filosofica platonica che da Plotino a Proclo, tramite Origene, trova riconoscimento e accoglienza nel cristianesimo.

A questa stessa fonte si abbevera Agostino, anche se con esiti diversi.

Altri passaggi sono dedicati alla filosofia araba, al bogomilismo per giungere al catarismo, altro momento fondamentale della sfida al cristianesimo.

Manicheismo e catarismo le definirei le due sfide in campo aperto di una guerra che ha visto altri e numerosi episodi di guerriglia o di, detta in termini moderni, infiltrazione silenziosa.

Il professor Gallina inizia dal Convivio, dove individua un Sommo Poeta che si nasconde sotto il manto dell’allegoria per porsi come “profeta, paladino della Luce contro l’opera devastatrice delle Tenebre, il cui obiettivo soteriologico  è affrancare l’uomo dalla prigionia della materia, liberare quella scintilla di luce perché possa ricongiungersi al suo spirituale Gemello celeste, identificato da Mani in Cristo o nella Vergine di Luce.”

Arriviamo alla Commedia: ho scoperto, leggendo questo pregevolissimo saggio, che si tratta di una unione tra la finzione poetica e la visio in somniis, tipica medioevale: un caso di “onirismo iaromantico di incubazione“.

Il professor Gallina elenca una serie di personaggi e situazioni della Commedia che inducono al dubbio sull’ortodossia di Dante, dubbio che deve indurre a maggiori e più approfonditi studi che, spero, il nostro giovane studioso potrà compiere e condividere coi lettori.

Quel che il professor Gallina non approfondisce, in una tesi di laurea è più che giustificato, è un quesito che mi pongo io: com’è possibile che un pensiero dualista ostile alla vita, abbia potuto vivere e prosperare così a lungo nel tempo, nonostante le indubbie persecuzioni cui è stato sottoposto?

Un dualismo che è stato recuperato in tempi non troppo lontani da noi, dai nazisti, o almeno da certa loro parte.

Evidentemente è un tipo di pensiero che soddisfa una qualche esigenza.

Il dualismo sicuramente soddisfa una necessità di semplificazione: stabilendo quel che è buono e ciò che non lo è, con una certezza incrollabile libera l’individuo dalla “fatica” del giudizio: bene e male diventano deduzioni fondate su un’ontologia e non su una giuridica.

Questa distinzione permette una classificazione “scientifica” da scienza della natura: è buono ciò che procede dal creatore buono e male il resto.

Male, ovviamente, è il corpo, visto come un peso inutile di cui, se possibile, meglio disfarsi (alcuni perfetti si suicidavano attraverso l’endura, un’astensione totale dal cibo).

Altro beneficio collaterale offerto dal dualismo, cataro ma non solo, è l’idea di purezza (cataro dal greco Kàtharos cioè puro) cui si collega quella di coerenza.

Purezza e coerenza, molto di moda anche oggi, sono due criteri fondamentalmente anti cristiani, cioè nemici del pensiero di Cristo poiché entrambe lo rendono inutile ai fini della salus da tradurre come salute/salvezza.

Ma sono tentazioni potenti come ci hanno insegnato Socrate e Platone, a tacere dei tantissimi epigoni, banalizzati e perciò ancor più pericolosi, se possibile.

Alcuni esempi banali: i testimoni di Geova, i vegani, gli animalisti, per lasciare in ombra la politica, troppo sfruttata ormai.

Quel che viene minato è il pensiero come facoltà di stabilire appuntamenti fruttuosi e creare una scienza giuridica che di quegli appuntamenti sia giudice.

Sotto bella menzogna in fondo è il racconto di una parte della guerra che il pensiero platonico continua a combattere contro il cristianesimo.

Parma, 6 gennaio 2019 nella solennità dell’Epifania di N.S. Gesù Cristo