Anche quest’anno la ria sorte si accanisce contro il sottoscritto impedendogli di partecipare alle celebrazioni del santo patrono della polizia municipale, anzi locale.

Sono ormai anni che “buco” questo appuntamento, precisamente da quando ho lasciato la terra modenese; nei successivi comandi non si tenevano celebrazioni e a Parma altri improrogabili ed immancabili impegni me ne distolgono. 

Per dovere di cronaca la celebrazione è stata anticipata a venerdì scorso, in cui ero assente.

La vicenda storica di san Sebastiano è decisamente curiosa per via del doppio martirio che il pretoriano di padre francese ma educato a Milano, ha subito in quel di Roma (ci si potrebbe aprire una polemica politica sul severo ed efficiente militare in una Roma corrotta e decadente, chissà se le strade dell’Urbe, all’epoca, erano bene asfaltate).

Perché è questo che mi ha colpito del santo: la sua esecuzione malriuscita, con le frecce (plotone d’esecuzione di dilettanti approssimativi), ed una seconda, mediante fustigazione, dopo che l’ufficiale, risanato, era andato a rimproverare l’imperatore Diocleziano.

Un soldato integerrimo, che aiutava i cristiani, li sosteneva quando dubbiosi e pronto a rispondere in prima persona delle ragioni della speranza che nutriva.

Normalmente il Nostro viene rappresentato solo durante il primo tentativo di martirio e questo potrebbe spiegare il perché sia stato considerato protettore contro la peste: poiché le frecce, le cui ferite ricordano i bubboni della peste, non ne hanno causato la morte, chi meglio di un sopravvissuto poteva prendersi cura delle possibili vittime?

Non so se Sua Santità il Venerabile Pio XII, quando ha affidato alla celeste protezione di san Sebastiano la Polizia Municipale, avesse in mente una scena analoga: chi meglio del sopravvissuto alle frecce poteva proteggere coloro che di frecce (vedasi accidenti, maledizionie cancheri vari) ne ricevono quotidianamente?

Ma di san Sebastiano mi interessa anche un altro aspetto, la sua nudità o quasi: non lui soltanto (anche Maria Maddalena, ad esempio – penso a Guido Cagnacci giusto per citare un nome) ma lui  in particolare è stato rappresentato spessissimo nelle sembianze di un giovane in posa languida e quasi nudo.

Nella maggior parte dei casi il fisico è quello di un giovane, tendenzialmente molto armonico ed attraente, cosa che mi ha molto stupito se penso che la Controriforma ha messo le mutande anche a Michelangelo.

Ho pensato, allora, che questa concessione della Chiesa di allora sia stata frutto di un compromesso o meglio di un’ambiguità non risolta.

La bellezza del corpo, non dimentichiamo che la Chiesa ha comunque sempre difeso l’importanza del corpo contro le eresie che ne negavano qualsiasi valore (dal manicheismo al catarismo) rappresentava una tentazione, cioè un problema al quale gli ecclesiastici non erano in grado di dare una risposta adeguata.

Il corpo, nella sua differenza sessuale, mi pare rappresentasse un’ossessione, un pericolo e quindi, essendo ineliminabile, altra soluzione non è stata pensata che la sua deturpazione.

Rappresentare il corpo umano, bello e desiderabile soddisfaceva la voluptas, il desiderio sessuale, ma poiché questo costituiva anche una fonte di tentazione, era rappresentabile soltanto come martirizzato.

In un qualche modo lo direi un compromesso in cui si dichiara l’esistenza di un problema (cosa me ne faccio del corpo sessuato) di cui non si possiede la soluzione per cui si mantengono in vita entrambe le soluzioni, per quanto inconciliabili.

La bellezza di san Sebastiano, le sue pose languide (serve ricordare il languore ambiguo di santa Teresa d’Avila del mio amatissimo Cavalier Bernini, lei pure colpita da una freccia?) dichiarano che il corpo è per il rapporto con un altro, mentre le frecce ne sono la negazione.

Ad oggi permane questa irresoluzione, frutto di una persistita confusione sul concetto di amore.

Che a partire dal secolo scorso san Sebastiano sia divenuto l’autoproclamato santo protettore degli omosessuali mi sembra degna conclusione.

Chiudo con un dato autobiografico: giusto ieri mi è stato proposto di assumere l’incarico di comandante di un corpo, non posso dire dove: ne sono onorato (non uso mai le parole a caso) ma, a differenza, del passato, quando una simile proposta mi aveva mandato in fibrillazione, stavolta, con molta serenità, ho declinato la proposta.

Non diventerò comandante, senza rimpianti.

Quasi in contemporanea un pupattolo di belle speranze, che ha frequentato uno dei miei corsi di preparazione ai concorsi, ha sostenuto la prova orale in un concorso per agenti: pare non sia andata male, spero molto che tutto finisca come il giovanotto merita.

Abbiamo bisogno di giovani equilibrati ed entusiasti, sebbene fatichi ad associare l’entusiasmo col nostro lavoro.

Che san Sebastiano protegga tutti noi e ogni collega che lavora seriamente.

Parma, 20 gennaio 2018, II domenica del tempo ordinario e memoria di san Sebastiano martire