Ho iniziato a leggere la Bibbia dall’inizio, per la seconda volta, lettura continuativa.

E incontro subito la Genesi con la descrizione della creazione, prima del mondo poi dell’uomo:

[27] Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.

[28] Dio li benedisse e disse loro:
“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra”.

A Sua immagine, li benedice e gli affida il compito di soggiogare la terra.

Nella seconda versione della creazione, Dio crea l’uomo dalla polvere poi lo mette a vivere in Eden:

[15] Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

[16] Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino,

[17] ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”.

Dio crea l’uomo poi la donna e li mette in Eden, dove vivono nudi (?):

[25] Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.

In questo scenario di tranquilla esistenza irrompe il serpente, il tentatore, che inizia a prenderla alla lontana:

[1] Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”.

La donna, cortesemente, risponde spiegando come una maestrina che, si sbaglia il signor serpente, perchè di tutti possono cibarsi, eccetto uno soltanto, rischio la morte:

[2] Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

[3] ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”.

La questione è chiara ma il serpente non scopre le carte, gioca d’astuzia:

[4] Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto!

[5] Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”.

Lancia l’amo o meglio il boccone avvelenato ed Eva…

[6] Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.

Eva vede che il frutto è gradevole alla vista, buono da mangiare e desiderabile per ottenere saggezza e se lo mangia, poi trovandolo piacevole lo offre pure ad Adamo, che ne mangia a sua volta.

Qui qualcosa non mi torna: ci sta che fosse bello e buono sto frutto maledetto, ma fornitore di saggezza proprio non mi torna.

Di che avevano, o ritenevano, di avere bisogno Eva ed Adamo? di saggezza???

Qui casca l’asino: erano stati creati a immagine e somiglianza di Dio, avevano potere su tutta la creazione, che cosa gli mancava? Temo che proprio lì siano caduti: hanno creduto di essere mancanti di qualcosa, hanno pensato che ci fosse qualcosa che avrebbe potuto completare la loro formazione.

Hanno l’idea di una mancanza.

Dopo la caduta succede che si scoprono nudi e se ne vergognano (e chissà perchè visto che lo erano stati fino ad un istante prima, standoci bene):

[7] Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Il pensiero in crisi li fa illudere che si possano celare a Dio, a quel Dio col quale fino a poco prima avevano ottimi rapporti:

[8] Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Dio si fa vivo, chiedendo dove si trovino e Adamo risponde, poco comprensibilmente:

[10] Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.

Ma come? ha mangiato il frutto dell’albero che potrebbe portarlo a morte e si preoccupa di essere nudo?

[11] Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”.

[12] Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”.

[13] Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.

Sembra che si giochi tutto sulla nudità: erano nudi e ci stavano bene, mangiano il frutto e si scoprono nudi provando vergogna, si coprono con le foglie di fico.

Nudità come pensiero del corpo?

Il pensiero prima della caduta era efficace, conduceva a conclusioni soddisfacenti per il corpo: erano nudi, non mancavano di nulla, non c’erano differenze da coprire, cioè negare (e quindi restarne fissati).

Dopo il peccato pensiero e corpo sembrano separarsi e farsi portatori di istanze diverse come si vedrà nel successivo versetto 16.

Erano nudi significa che i loro sessi non costituivano un ostacolo al rapporto, c’era una differenza sessuale che poteva essere piacevolmente valorizzata ma senza fissazioni maniacali.

Dopo aver mangiato del frutto, che non hanno mangiato per fame ma perchè gradevole, scoprono la vergogna, cioè si trovano a disagio nel loro essere nudi; quello che fino ad un istante prima era normale, improvvisamente diventa ostile, fonte di imbarazzo, da nascondere.

Il vestito, misero, serve a coprire qualcosa che prima andava bene, mette una toppa: quel che prima era opportunità adesso diventa ostacolo, obiezione all’altro.

L’atto compiuto è di rilievo costituzionale poichè incide su tutto l’esistente, nulla ne è esente.

[14] Allora il Signore Dio disse al serpente:
“Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.

[15] Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno”.

[16] Alla donna disse:
“Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà”.

[17] All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.

[18] Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l’erba campestre.

[19] Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!”.

[21] Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.

[22] Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”.

[23] Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

[24] Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

Gli alberi importanti in Eden, erano in realtà due, quello della vita e quello della conoscenza del bene e del male; quello “vietato” è il secondo mentre del primo si dice che Dio caccia Adamo ed Eva da Eden per impedire che, mangiandolo, diventino immortali.

Sembra  un Dio geloso del proprio potere e sapere, un Dio che si comporta da Dio, che fa dei proprio attributi una obiezione invidiosa.

Debbo alla squisita cortesia della dottoressa Maria Gabriella Pediconi la nota che apre uno spiraglio interessante: il racconto biblico, doppio, sembra raccontare un prima ed un poi; un primo tempo ed un secondo tempo.

Come nella vita dei bambini. ad un certo punto le cose che andavano bene iniziano ad andare male.

                                                                                                                                                                  Parma, 6 novembre 2015