Correva il giorno 23 gennaio 2016 ed in molte piazze italiche e non solo una manifestazione dal titolo “svegliati Italia” sosteneva le nozze gay o meglio la parità di diritti tra coppie omosessuali ed eterosessuali.

In parlamento, infatti, si discute il disegno di legge Cirinnà (senatrice che mi auguro scompaia quanto prima nell’oblio politico da cui è uscita grazie a questa legge) che tante discussioni e divisioni sta causando al nostro povero paese (è del 24 gennaio, se non ricordo male, un intervento del presidente della camera dei deputati Boldrini che mi conferma nella totale disistima che ho verso questa signora).

In prima battuta mi veniva da oppormi a questa equiparazione; non sono ostile al riconoscimento di certi diritti ma l’idea di un medesimo trattamento giuridico mi turbava.

Poi ci ho ripensato ed ho considerato questo: dal punto di vista del diritto civile il matrimonio cosa è se non un contratto tra due persone che si impegnano ad un reciproco scambio di assistenza, per di più anche a tempo determinato considerata la facilità a divorziare?

Che siano due persone di sesso diverso o uguale, poco importa per la legge dello stato.

Non ha senso impedire a un uomo di voler lasciare il proprio patrimonio ad un compagno piuttosto che ad un fratello od un cugino col quale potrebbe anche non intrattenere buoni rapporti (remember Caino e Abele).

Vi è, invece, una questione assai dirimente, di cui si discute attualmente in parlamento e nei tribunali: la stepchild adoption o meglio il rischio che si corre realmente cioè la possibilità di aprire la porta all’adozione attraverso l’utero in affitto.

La coppia, insomma, può decidere di “affittare” un utero per poi adottarne il frutto.

Di cosa si tratta dunque? di un rapporto prostitutivo: soldi in cambio di una prestazione che, nel caso specifico, è la gestazione di un bambino (non oso chiamarlo figlio).

Il che comporta alcune considerazioni: ascoltando un frammento di una trasmissione di radio Maria sentivo parlare del rapporto tattile tra il feto e la madre, dello scambio non solo ormonale ma anche … non ricordo esattamente cosa altro dicesse, insomma sosteneva di una intimità tra madre e figlio che sarebbe irrimediabilmente rovinata dal fatto di cedere il neonato a persone estranee.

Questo rapporto “intimo” è una sciocchezza o meglio è del tutto irrilevante: se penso a quante madri sono morte durante il parto e i bambini sono sopravvissuti oppure ai casi, rari ma non impossibili, di scambio di bambini in ospedale…

Cosa potrebbe vietare, dunque, ad una donna di restare incinta su commissione, il tutto ben regolamentato da avvocati, medici, esperti vari…

Presta il suo corpo in cambio di denaro, partorisce un bambino che non vedrà più e pace: la donna è soddisfatta dal denaro e la coppia dall’acquisto fatto.

Cosa viene a mancare?

L’idea del rapporto con un altro diverso: il figlio diventa lo specchio del narcisismo di chi lo commissiona che potrà scegliere (una volta sfondata la diga è solo questione di tempo) colore della pelle, occhi e quant’altro selezionabile, un figlio a immagine e somiglianza del committente.

C’è un precedente a tutto questo: Platone, V libro de “La Repubblica”: le donne ed i figli devono essere comuni ai guardiani: “«i maschi migliori devono unirsi il più spesso possibile alle femmine migliori, e al contrario i maschi peggiori alle femmine peggiori; e i figli degli uni vanno allevati, quelli degli altri no, se il gregge dev’essere quanto mai eccellente.”

Continua Platone: “«Autorità apposite, costituite da uomini o da donne o da entrambi, dato che le cariche sono comuni a uomini e donne, prenderanno in consegna i neonati…» «Sì ».
«… e porteranno, penso, i figli degli uomini eccellenti all’asilo, da alcune nutrici che abitano in una zona appartata della città; invece i figli degli uomini peggiori, e quelli degli altri eventualmente nati con qualche malformazione, li terranno nascosti, come si conviene, in un luogo segreto e celato alla vista».
«Senz’altro», disse, «se la stirpe dei guardiani dev’essere pura».
«E costoro provvederanno anche a nutrire i bambini, conducendo all’asilo le madri quando sono gonfie di latte, ma usando ogni accorgimento affinché nessuna riconosca il proprio figlio, e forniranno altre donne che abbiano latte se le madri non bastassero; inoltre controlleranno che lo svezzamento duri per un periodo limitato, e assegneranno alle nutrici e alle balie le veglie notturne e le altre mansioni?» «Certo che alle donne dei guardiani tu assegni una maternità molto agevole», osservò. «Ho i miei buoni motivi», replicai.”

I bambini, dunque, per Platone, devono essere il frutto di un’accurata selezione eugenetica.

Data la Verità i bambini devono essere “prodotti” in modo da poterli costruire sul modello di questa.

Il nostro Platone, non a caso si riferisce a cani ed uccelli: “Dimmi una cosa, Glaucone: vedo in casa tua cani da caccia e un gran numero di uccelli rari. Hai mai pensato al loro accoppiamento e alla loro figliazione?» «Ossia?», chiese.  «Tanto per cominciare, sebbene siano tutti di razza, non ce ne sono alcuni che tra loro risultano i migliori?» «Ci sono». «E tu fai figliare da tutti quanti indistintamente, o stai attento che ciò avvenga il più possibile dai migliori?» «Dai migliori». «Dai più giovani, dai più vecchi, o da quelli nel massimo fiore dell’età?» «Da questi ultimi».
«E se la figliazione non avviene così, ritieni che la razza degli uccelli e dei cani peggiorerà di molto?» «Certamente»,
rispose. «E per i cavalli e gli altri animali pensi che sia diverso?», domandai. «Sarebbe assurdo!», esclamò. «Perbacco!», feci io. «Bisogna che i nostri governanti, caro amico, siano davvero di prim’ordine, se è così anche per il genere umano!». “

L’ideale presupposto (e inesistente) ha sempre dei sacerdoti che propagandano l’ideale stesso.

Cosa ha a che fare tutto questo con l’adozione dei figli da parte delle coppie omosessuali?

Aggiungiamo un altro tassello: il film “Inside Out”; il dottor Luigi Ballerini così ne parla: “La bambina è infatti inesistente così ridotta a poco più di un cyborg, una macchina certo perfettamente funzionante, ma pur sempre una macchina. Un involucro, carino e dolce, ma ultimamente incomprensibile dall’esterno, da quell’Out così distinto dall’Inside. Le emozioni non sono altro che puri dispositivi di comando che le fanno adottare un comportamento piuttosto che un altro, la manovrano come un videogioco con il joystick. Non c’è pensiero in questa infanzia, e nemmeno in questa umanità. Tanto è vero che cani e gatti, nei godibilissimi titoli di coda, sono descritti muoversi secondo gli stessi identici meccanismi. Quindi emozioni-istinti che regolano il moto degli esseri animati, indistintamente.”

Ecco la conclusione che propongo: una religione arcontica stabilisce quale debba essere l’umanità; la procreazione su commissione prepara i futuri uomini (?) che dovranno adeguarsi all’episteme.

Si stanno studiando anzi tentando di riprodurre (emozioni, certe neuroscienze, psicologia) le forme del pensiero umano in assenza dell’io pensante.

In realtà la questione della scelta del figlio come prodotto di un utero in affitto non è connaturata al movimento gay: il narcisismo non è prerogativa degli omosessuali, come non v’è chi non veda.

L’obiezione di tanti attivisti dei movimenti gay, infatti, è proprio questa: guardate quali e quanti danni si fanno nelle famiglie cosiddette normali e dunque perchè discriminare chi si ama? La famiglia è fatta dall’amore e l’amore non ha sesso.

Vi è molto di vero perchè è innegabile che la famiglia cosiddetta naturale non sfugge al narcisismo; già l’aggettivo “naturale” rivela l’errore di fondo, ovvero il considerare l’uomo come un animale che si unirebbe naturalmente, come gli altri animali appunto, alla donna.

Con la consueta capacità di sintesi Giacomo Contri, il 15 giugno 2015, così ne parlava:

“Si comincia (è ciò che chiamiamo “bambino”) dall’esperienza, ma subito facendosi delle idee che la orienteranno (le idee non la natura):

     quando l’io è stato attivo nella loro composizione le chiamiamo pensieri, in conformità a quell’attività elaborante che chiamiamo pensiero.

Il bambino si fa un’idea di coniugio legittimo quanto a quel paio di individui che chiama, del tutto convenzionalmente, “genitori” o “padre e madre” (e senza chiedergli il certificato di matrimonio):

da quando ne connota sessualmente il coniugio  si fa anche l’idea di orientarsi in esso prendendovi posizione secondo la posizione di uno di essi:

è ciò che è stato chiamato “complesso di Edipo”.

L’orientamento successivo del suo sesso, e non anzitutto di questo, ne discenderà, secondo vicissitudini diverse (sorvolo sul disastroso di ciò che non lo sarebbe affatto necessariamente):

l’ultima parola sarà una soluzione individuale.

Da decenni si discute di etero- e omo-sessuale e delle loro conseguenze istituzionali, senza che qualcuno ricordi (almeno gli psicoanalisti!) che nell’un caso come nell’altro si tratta di derivati del suddetto complesso:

ciò significa che non è una legge di natura a essere legislativamente operante, che la natura è materia sotto trattamento, come l’uva per fare il vino.”

Il bambino viene, quindi, frodato, nella sua prima eredità, ovvero l’Edipo.

Chiudo con una nota storica.

Anche i nazisti sono stati tentati dall’eugenetica (e non solo): non ci sono paragoni possibili tra la scelta di “fare” un bambino di cui si tratta in questi tempi e quella prospettata dai nazisti, cioè non si può accusare di influenze naziste chi produce figli secondo le richieste del mercato.

Un parallelo però c’è: sia i nazisti sia i produttori di bambini, etero od omosessuali che siano, sono “figli” dello stesso patrigno, Platone: l’umanità, da secoli, non riesce a pensare a nulla di nuovo e continua a ripetere e declinare, secondo le possibilità tecnologiche a portata di mano e le elaborazioni ideologiche dominanti al momento, il religiosissimo e tirannico pensiero platonico.

Debbo un particolare ringraziamento a due amici: Gabriele Trivelloni e Cristian Cosimo che, secondo le particolarità di ciascuno, mi hanno stimolato a riflettere su questo tema.

                                                                                                                                                     Parma, 30 gennaio 2016