Il museo del risorgimento è stato l’ultima casuale tappa della mia visita milanese questa estate; un luogo che non avevo preventivato di vedere né attirava il mio interesse di buon nostalgico del Sacro Romano Impero.

Avendo tempo a disposizione e trovandomi in zona, ho deciso di superare la ritrosia e ci sono entrato, l’ingresso è gratuito e l’ambiente molto tranquillo.

Ho fatto bene a visitarlo, è stata una bella esperienza.

Iniziamo dal palazzo: palazzo Moriggia progettato dall’architetto Giuseppe Piermarini nel 1775 (l’anno successivo si dedicherà al Teatro alla Scala) è stato sede del Ministero degli Esteri e di quello della Guerra in epoca napoleonica, per passare poi in proprietà privata quindi, tramite donazione, sede museale; quello che vi è ospitato è una interessante raccolta di  stampe, dipinti, sculture, disegni, armi e cimeli che coprono il periodo tra la prima campagna in Italia di Napoleone nel 1796  e l’annessione di Roma al Regno d’Italia nello sventurato 1870.

Il cortile di ingresso offre alla visione il bronzo “L’incitamento alle barricate” facente parte del Monumento alle Cinque Giornate di Milano, ma è l’interno da gustare con attenzione.

La prima impressione che si ricava riguarda proprio Napoleone che, contrariamente a quanto avvenuto in altre città, a Milano è stato sicuramente amato, probabilmente perché ha saputo intercettare e valorizzare il desiderio delle élite di farla diventare una capitale.

Cimeli di Napoleone sono gli indumenti ed oggetti dell’incoronazione a re d’Italia, il 26 maggio 1805: lo splendido manto verde e argento e le insegne del comando, scettro e bastone. Ci sono poi vari ritratti, di pittori di ottimo livello come Andrea Appiani, abilissimo e davvero molto bravo nel ritrarre quel grandissimo beep di Napoleone del quale ci sono anche alcune sculture, tutte davvero molto belle per non tralasciare un bel bozzetto per un monumento commemorativo delle vittorie di Napoleone

C’è poi il primo tricolore italiano, lo stendardo della Legione Lombarda Cacciatori a cavallo oltre a numerosi dipinti di grandi dimensioni che ho apprezzato tantissimo; interessanti i ritratti di Antonietta Bisi, pittrice allieva di Francesco Hayez evidentemente  simpatizzante dei moti risorgimentali visto che ritrasse Enrico ed Emilio Dandolo e Luciano Manara.

Molto belle anche le opere di Gerolamo Induno, tra le quali vari acquerelli ma anche dipinti ad olio come il ritratto di Anita Garibaldi per non parlare dei bellissimi “Il Bullettino del giorno 14 luglio 1859 che annunziava la pace di Villafranca” o “La battaglia di Magenta” o ancora “Ingresso di Vittorio Emanuele II a Venezia nel 1866”.

Gerolamo Induno ha prodotto ancora “La partenza dei coscritti – La partenza dei volontari nel 1866”, “Tre donne intente a confezionare una bandiera”, insomma una serie di opere davvero molto belle.

In tema di battaglie c’è una bella opera di Raffaele Pontremoli “La battaglia di Palestro ( 31 maggio 1859 )” ed una di Vincenzo Giacomelli  “La battaglia di San Martino” ma tante altre fanno bella mostra di sé.

Insomma vi è ben rappresentata tutta quella corrente artistica che ha sposato con entusiasmo la lotta per l’unità d’Italia.

Personalmente ho trovato un bel museo del risorgimento, un’ottima occasione per riflettere su quel periodo di storia patria che ancora non ha avuto adeguata conclusione se consideriamo le istanze autonomiste di varie regioni italiane, i rapporti con l’Europa ed i movimenti cosiddetti sovranisti di questi tempi.

Nell’Ottocento il nazionalismo aveva come mira l’unità dei paesi, non ultimo l’Italia, figlio delle teorie di un pensatore illuminista, Jean-Jacques Rousseau, che tanti danni ha prodotto, seguito dai giacobini le cui idee furono esportate in Europa dagli eserciti napoleonici.

Vi fu poi un secondo nazionalismo, espansivo cioè imperialistico, quello che pensò di superare in questo modo la sfida dei conflitti di classe dovuti all’industrializzazione e alla nascita dei partiti socialisti.

Nazionalismo imperialista che sostenne il fascismo ed il nazismo con le conseguenze che bene conosciamo; imperdibili le opere che George L. Mosse vi ha dedicato e di cui ho già parlato in altri post.

Ma ci sono state altre forme, quella identitaria dei paesi ex comunisti è sotto gli occhi di tutti, anche in questo caso per gli effetti micidiali che ha comportato.

In Italia, attualmente, ci sono alcuni partiti o movimenti politici che vengono etichettati come nazionalisti, o meglio sovranisti: in questo caso il nazionalismo non è espansivo ma, oserei dire, riflessivo, che si rinchiude in sé stesso.

La sinistra culturalmente imperante (sebbene spesso priva di idee) ha identificato questa forma di nazionalismo come la sentina di tutti i mali: argomento di lotta politica o consueta ottusità ideologica?

Intanto che ci pensate andate a visitare il Museo del Risorgimento.

Milano 22 giugno 2019 memoria del Beato Innocenzo V (Pietro di Tarantasia) Papa