Ci credete? stamattina, raccolta (ennesima) di fragole dall’orto: siamo al primo di novembre e ancora ci sono fragole in maturazione ed alcune piante hanno i fiori.

I peperoncini che ci ha portato mio nipote sono ancora carichi di frutti che stanno virando verso il rosso, la camelia sta sbocciando, l’azalea è già in fiore.

Non c’è che dire, quest’anno la stagione sembra impazzita anche se mangiare fragole (ottime) a novembre non mi dispiace affatto, peccato che non ci siano anche le ciliegie, anzi mi chiedo perchè non ci sia qualche genio dell’agricoltura che mi crei un albero di ciliegie rifiorente e rifruttificante per tutto l’anno.

Passo dai frutti dell’orto ad altri, non diversi frutti: ho terminato in questi giorni la lettura di un classico sulla prima guerra mondiale: “Terra di nessuno, Esperienza bellica e identità personale nella prima guerra mondiale” di Eric J. Leed.

Ho iniziato, subito dopo  un bel volume “La prima guerra mondiale ” di Basil H. Liddell Hart, in questo caso una storia della guerra, scritto con abilità quasi da giallista.

Continua questa attenzione ad un periodo storico davvero ignoto per mia colpevole ignoranza e trascuratezza.

Metto in relazione le mie letture coi frutti perchè i libri sono frutti e possono offrire l’occasione per ulteriori fruttificazioni.

Nel mio caso l’interesse è volto alla nascita di una gestione delle masse che, credo, abbia pochi precedenti di tal genere.

La lettura della storia della guerra, invece, mi svela agli occhi una serie che è sconcertante pressochè continua di errori, lotte intestine, pressapochismo, improvvisazione.

Tutti i politici ed a maggior ragione i tecnici, cioè i militari, erano convinti che la guerra sarebbe durata pochissimo e di fronte all'”inutile strage” non pare che ci sia stato qualcuno capace e lungimirante in grado di por fine ad una carneficina immane.

Leeds ci racconta lo stato di euforia che attaversava l’opinione pubblica nell’agosto del 1914, descrivendolo, ma citando autori dell’epoca, come una sorta di ipnosi collettiva: l’illusione era quella di poter sfuggire alle rigide imposizioni economiche e sociali derivate dall’instaurarsi di una società borghese ed industriale.

La guerra come principio unificatore del popolo, non più sottomesso al mondo industrializzato ed alle differenze di classe da questo derivanti.

George Mosse ne aveva rinvenuto, tra gli altri, alcuni germi nel naturismo, nel nudismo, nell’esaltazione della vita genuina in campagna contro i miasmi anche morali che infettavano le città.

Natura, come immediatezza di rapporto genuino (la nudità) contro l’artefatto della civiltà cittadina e borghese: non è certo questo che ha causato la guerra, manco a dirlo, ma ha dato una mano a creare questo stato di euforia che tanto entusiasmo e tanti volontari ha prodotto all’inizio dell’evento bellico.

Il populismo di certi movimenti politici odierni dovrebbe riflettere sul valore che possono avere i referendum online per stabilire quali indirizzi politici seguire. Basta una buona campagna stampa, qualche episodio emblematico vero o creato ad arte (l’ultimo che io ricordi sono le armi chimiche di Saddam Hussein, evaporate come neve al sole) e la massa è pronta a seguire il leader che sa urlare di più o meglio.

Non per fissazione ma per eccitamento mi ritrovo ancora a parlare del libro di Francesco Gallina “De Perfectione”, o meglio a prenderne a prestito alcune riflessioni: in questo caso la perfezione, appunto.

La perfezione dei greci è stata la fonte cui si sono abbeverati coloro che cercavano un “centro di gravità permanente” che li proteggesse dal “logorio della vita moderna”: la pura, virile, eterna, armoniosa arte greca ha rappresentato la soluzione, o almeno una delle soluzioni dei contrasti che agli inizi del secolo erano più che mai laceranti nelle giovani società in via di veloce industrializzazione.

Purezza e tranquillità contro la borghese incertezza della società industriale dei commercianti, dei corrotti, dei diversi. La natura, la nudità come immediatezza, i Männerbünde, gruppi di uomini uniti dai legami di amicizia virile sono stati il brodo di coltura, tra altri, che hanno fornito nutrimento a quell’ideologia che, guarda caso, aveva tra gli obiettivi quello di creare l’ariano perfetto.

Non a caso il coltissimo Francesco Gallina decide di chiamare il medico che compare nel romanzo d’esordio, “De Perfectione”, dottor Mengele; non sarà lui a combinarne di orripilanti  e mostruose ma la scienza medica viene chiamata ad una seria riflessione, com’è giusto che sia ripensando a certi scienziati del passato come tanti ricercatori nazisti e non solo.

Le idee di perfezione e purezza, strettamente collegate, ne uccidono più della spada.

Il cosiddetto califfato dell’isis ne è una delle più recenti declinazioni.

Non ne sono immuni le moderne ideologie sull’alimentazione.

Non c’è attività umana che non ne sia contagiata o contagiabile.