Tra i numerosi fiori che riempiono il poco spazio che abbiamo attorno a casa stanno diventando preponderanti alcune colture: violette, narcisi, gigli e peonie.

Prime a fiorire sono le violette, seguite a ruota dai narcisi: delle prime le più precoci sono state quelle bianche di origine ignota, ma immagino siano arrivate grazie a qualche uccello, che stanno colonizzando il giardino, poi ci sono quelle viola intenso, altre con un viola pallido e buone ultime, regalo di mio cugino, bianche con infiltrazioni viola, bellissime. Sono in attesa della fioritura di quelle rosa, sperando che non tradiscano le aspettative (visto che da mio cugino sono già in fiore), mentre il sempre lodato cugino ne ha trovate altre di colore giallo.

Assieme alle viole del pensiero, più grandi e coreografiche (amate anche loro) sono tra i fiori prediletti per le macchie di colore casuali che riempono a creare, in ogni angolo riescano ad infilarsi.

Re incontrastato, però, del giardino, in questo periodo è il narciso, una bulbosa che ho iniziato ad amare da non molti anni e che ha avuto particolare successo dopo la gita ad Amsterdam con acquisto obbligatorio di un certo numero di bulbi.

Se non ricordo male nella capitale olandese i bulbi erano offerti in grandi quantità ed in tantissimi posti, quasi come le palle di Mozart a Vienna o i cioccolatini a Bruxelles, ma tutti erano della medesima o di poche cultivar, insomma quasi tutti molto simili tra loro.

Ho scoperto successivamente che ne esistono centinaia di varianti, alcune anche a fiore doppio: uno dei pochi benefici collaterali della mia permanenza a Guastalla è stata la possibilità di vedere (ed acquistare) alcune di queste variazioni sul tema; ricordo che quando tornai a casa coi bulbi mia madre se ne lamentò, sostenendo che non avevamo spazio ove posizionarli; ora che sono fioriti ha proposto di acquistarne altri tanto è rimasta incantata dalla loro bellezza.

Il nome Narciso non rende giustizia ad un fiore così bello poiché lo lega ad una figura mitologica non esattamente positiva; sappiamo cosa sia il narcisismo e di quali danni sia responsabile nelle vite degli individui e nell’intera società. Se la memoria non m’inganna Sigmund Freud avrebbe donato a Virginia Woolf un mazzo di narcisi in occasione del loro ultimo incontro, prima del suicidio della scrittrice.

La loro cura mi ha anche portato la sgradita conseguenza di uno strappo alla schiena procurato durante il trasporto di un sacco di concime: sono dunque due giorni che cammino ingobbito come Rigoletto.

Ma la soddisfazione di vederli fioriti è impagabile.

La violetta, infine, è un fiore che ha una storia particolare nella città ducale, poiché quasi ne rappresenta uno dei simboli, grazie al profumo famoso in tutto il mondo.

Il felice connubio tra Parma e le violette è nato grazie a Maria Luigia, arciduchessa d’Austria ed ex moglie di Napoleone (non si può essere perfetti) che pare le prediligesse sopra ogni altro fiore tanto da utilizzare il loro colore come livrea per i propri valletti.

Un’onta oscura la fama di un fiorellino così simpatico: la sua ascesa alla fama è dovuta a Napoleone chiamato anche «Caporal violet» o rappresentato direttamente sotto forma di violette nelle stampe dell’epoca. Mazzetti del fiorellino erano il distintivo dei bonapartisti  durante gli anni del primo esilio dell’imperatore (mai abbastanza in decadenza) (fonte: https://www.gazzettadiparma.it/news/news/359964/Violetta-di-Parma–storia-di.html). Ma trascurato questo dettaglio vergognoso e di cui le violette sono incolpevoli, resta la mia simpatia per questi fiorellini.

Nel frattempo è arrivato l’ultimo giorno del mese di marzo, in cui si “festeggia” il terzo mese di permanenza in quel di Parma: non faccio bilanci per non lasciarmi sopraffare dalla tristezza.

Punto molto sul fatto che ho avuto modo di conoscere alcune ottime persone con le quali è un piacere lavorare, oltre a considerare che sono  i minuti che mi separano da casa e che ho quasi dimenticato come si fa rifornimento di gpl.

Sono stato contattato da un amministratore, non di Parma ovviamente, con la proposta di andare a fare il comandante: ci sto pensando, vediamo un po’ di approfondire.

Altri eventi importanti hanno trovato conclusione in questo periodo: una inchiesta della magistratura di Rimini a carico di un nutrito gruppo di colleghi; con molti di loro ho lavorato in varie occasioni ed ho sostenuto pure il famoso e famigerato concorso per ispettore che mi vide arrivare dodicesimo, sul quale ho da tempo steso un velo pietoso.

Anni dopo, durante un corso di formazione, ricevetti i saluti, per interposta persona, da uno dei vincitori di quel concorso: ringraziai il latore, chiedendogli di non ricambiare.

Un evento molto soddisfacente, invece, è accaduto a Roma: sebbene le elezioni del 4 marzo scorso ci abbiano consegnato un paese a rischio di ingovernabilità, tuttavia un risultato assolutamente ottimo è arrivato comunque.

Quale evento mi ha rallegrato così tanto? mi serva ovvio: la Camera dei Deputati ha cambiato presidente, l’Italia non ha più la Boldrini come terza carica dello Stato. Non vederla più pontificare è un piacere davvero ragguardevole: purtroppo dovremo continuare ad averla in Parlamento perchè è stata rieletta (candidata in più collegi per avere il seggio sicuro) ma vederla ridotta all’insignificanza politica è davvero un grande risultato; non apprezzo Cruciani de La zanzara, ma l’ho rivalutato, e molto, dopo averlo sentito gioire per questa liberazione.

Oggi è anche sabato santo per cui approfitto dell’occasione per augurare a tutti gli amici, conoscenti e benefattori una Santa Pasqua di Resurrezione.

Ne ho particolarmente bisogno io, di risorgere dalle macerie che lascio quotidianamente in giro, immagino che ciascuno abbia le proprie che gli ingombrano il cammino rendendolo difficoltoso.

La resurrezione è un’occasione, non valutata come dovrebbe, mi riservo di ripensarci.

Ma intanto auguri a tutti e a ciascuno.

Parma, sabato 31 marzo 2018 sabato santo, la discesa agli inferi.