L’Italia estiva sembra preda di una sorta di furor collettivo: di fronte ad immani tragedie che imporrebbero a tutti silenzio, riflessione, moderazione non v’è politico che si sottragga dalla tentazione di buttare benzina sul fuoco, accusando le controparti di sciacallaggio (così tutti sono reciprocamente sciacalli, par condicio sciacallorum) o comunque insultandole o gridando a più non posso proclami di vario tipo: ce n’è per tutti i gusti.

Se da destra si leva uno squillo, da sinistra uno squillo risponde in una infinita catena di azione e reazione che si autoalimenta ed assorbe sempre maggiori energie.

Il riferimento al Manzoni del coro dal Conte di Carmagnola non è casuale: la descrizione delle lotte intestine, in altra occasione avevo citato Dante, è attualissima; se non scorre il sangue dipende da una serie di fattori tra i quali “l’evoluzione” della guerra in guerra economica per cui ci sono potenze interessate a papparsi il meglio di questo disgraziato paese ed a sottometterlo economicamente. almeno senza spargimenti di sangue.

La guerra civile, invece, è pressoché continua e gli inviti alla moderazione rimangono inascoltati.

Da questo governo, che non amo nella sua componente pentastellata, mi aspetto che inizi a lavorare in silenzio, a testa bassa, con meno proclami e più azioni incisive; se capisco le ragioni della propaganda, tuttavia credo che un governo debba avere anche il coraggio di dire dei no e operare delle scelte anche poco gradite: a rincorrere le istanze del popolo bue non si va da nessuna parte.

Il popolo non deve governare, né nella delirante idea della democrazia diretta di grillina memoria, né nel rumoreggiare delle piazze: spetta a governo e parlamento condurre il paese, depurare le legittime istanze da slogan, faziosità e integralismi vari.

La storia dei vaccini ne è un esempio, non unico.

Freud cita Goethe che sosteneva:

Was du ererbt von deinen Vätern hast,

Erwirb es, um es zu besitzen.

[Ciò che hai ereditato dai padri,

Riconquistalo, se vuoi possederlo davvero]

Un concetto condivisibile e illuminante: sembra che la civiltà, in Italia in particolare, ma temo anche altrove, stia degenerando poiché gli uomini stanno rifiutando l’eredità ricevuta.

Sembra scomparire l’idea di lavoro comune, di luoghi dove si costruisce, approfittando di quel che si è ricevuto, senza necessità di distruggere tutto, come se quel che è stato sia tutto da rinnegare.

Scomparsa la figura del padre, ucciso “definitivamente” dal ’68, ci troviamo in un’epoca in cui i fratelli si sbranano per contendersi un potere che non esiste.

Qui sta un errore: pensare che esista un potere cui aspirare e da cui escludere gli altri, ricostituire il posto del padre primigenio che detiene l’assoluto potere di vita e morte e di soddisfazione, da cui sono esclusi i figli.

Ma questa ricostruzione è mitica, falsa, è un discorso, come direbbe Lacan, funzionale a giustificare una certa realtà dei fatti e a coprire l’opera di civiltà che potrebbe essere edificata (cioè pensata).

Mi diceva, acutamente, un amico, giusto il 15 agosto, a proposito del cristianesimo che oltre a non essere una religione (ma sentire un prete o un vescovo che lo dica è più difficile che trovare il famoso cammello della cruna dell’ago), è un evento che viene trasmesso con la parola: nel cristianesimo la parola ha il primato (come anche nella scienza inventata da Sigmund Freud).

La parola, tuttavia, deve essere aderente al fatto di cui parla, fedele, altrimenti diventa un discorso che oscura quel fatto fino a rinnegarlo.

Non a caso il Sovrano Pontefice felicemente regnante, Papa Francesco, ha tanto insistito (e su questo concordo pienamente) nel criticare la maldicenza ed il pettegolezzo.

Che non sono bagatelle da perpetue.

A proposito dei vaccini, ho ritrovato un pezzo d’archivio, del secolo scorso, il mio certificato vaccinale: mia mamma mai si sarebbe sognata di non farmi vaccinare.

Parma, 17 agosto 2018 memoria dei Beati Enrico Canadell Quintana e Natale Ilario Le Conte martiri