Come spesso mi accade, leggo, avendone tempo, il Corriere della Sera, un giornale di cui ho una certa stima.

Stamattina, per concludere degnamente il mese di luglio, col caldo infernale incombente e nel giorno della memoria liturgica di sant’Ignazio di Loyola, soldato trasformatosi in generale della chiesa cattolica della controriforma, ho trovato alcune curiose notizie, sul quotidiano milanese.

Curiose o tragiche come la morte di una ragazzina di 16 anni a causa dell’assunzione di una pastiglia di ecstasy, e non era la prima volta.

Antonio Polito ne tratta in maniera egregia: è necessario smettere di essere tolleranti con lo sballo, ed ha ragione, com’è ovvio.

Non sto ad indagare sul perchè dello sballo, dell’utilizzo di sostanze micidiali (per il cervello e, di conseguenza, per il pensiero), della necessità (cioè coazione) di separarsi dalla realtà; troppo complicata sarebbe un’indagine di questo tipo, non alla mia portata.

Però qualcosa si può dire: lo sballo è una forma di extraterritorialità, di esenzione dall’ordinamento giuridico vigente: per un certo periodo, grazie ad una certa sostanza, cadranno alcune cose che saranno sostituite da altre. Il nuovo ordinamento non lo conosco, posso soltanto immaginarlo; il vecchio invece fa parte della mia storia come di quella di ogni uomo: una quotidianità spesso triste, sempre uguale, senza orizzonti.

Lo sballo è la fuga da una realtà considerata come un ergastolo, senza via d’uscita.

Con una certa sostanza tutto diventa semplice, la vita accelera improvvisamente ed i rapporti con gli altri diventano immediati.

Cosa viene a mancare in tutto questo? Il pensiero ed il lavoro che il pensiero può compiere.

Lo sballo, inoltre, è diventato un fenomeno diffuso, di massa e non più socialmente così disapprovato.

Il che significa che la cultura, la descrive sinteticamente ma correttamente Polito nell’articolo, l’ha legittimato, cioè ne ha sancito una certa legittimità: questa manovra è indice di passaggio alla perversione.

Resta il fatto, comunque, che ogni società si fonda sulla rimozione di certe questioni, non ultima né insignificante, l’uccisione del padre come principio di ereditarietà pacifica dell’universo: le questioni rimosse, accantonare, censurate, irrisolte provocano danni collaterali, ci sono costi da pagare.

La morte di questa ragazza è un costo collaterale, un po’ come la morte dei civili durante un bombardamento: provoca quella quantità di sdegno che serve a uomini e donne per fare i sepolcri imbiancati e continuare esattamente come prima.

L’alternativa esiste ma non è un’alternativa di massa né pensabile da parte dello stato: è il lavoro di pensiero, possibile per ogni uomo.

La seconda notizia, stavolta davvero “curiosa” è un video, che rivela una non particolare raffinatezza di autore e interpreti; si intitola “acqua di frogio“, racconta una stupidissima storiella che ridicolizza i vari partecipanti al video, trattando di una modifica dell’orientamento sessuale indotta dall’uso di un profumo.

Una goliardata, anzi una sciocca goliardata che è, però, finita in rete e qualcuno l’ha scaricata e conservata per tempi migliori che sembrano essere giunti in questo periodo.

Succede che il video è stato girato, come regista, da un giovane rampante candidato alla segreteria provinciale del pd di Ancona, di area renziana.

Premesso che un giovane pidesco di area renziana dovrebbe essere privato dei diritti civili e condannato ad esilio perpetuo, tale la stima che nutro per l’originale, figurarsi le fotocopie di provincia, premesso questo si è scatenata la solita polemica.

Discussione del tutto inutile, (perchè è evidente che si tratta di una grossolana sciocchezza che non fa manco ridere), se non nel partito che vuole evidentemente quadri dirigenti politicamente ipercorrettissimi, che non gli deve sfuggire manco un sopracciglio: mi aspetto l’espulsione del reprobo e  la gogna su pubblica piazza, meglio se filmata e postata sui social.

Ad aggravare, secondo me, la vicenda, ci si mettono le dichiarazioni del rampantino ormai credo ex aspirante segretario: “Su chi e perché abbia rimesso in circuito il filmino, il giovane democratico, che lavora nella comunicazione del Pd locale, non ha dubbi: «Qualcuno lo ha scaricato e l’ha tenuto da parte per poi ritirarlo fuori al momento giusto e bruciare la mia candidatura. Un tranello organizzato a tavolino». Da oppositori esterni, destra, grillini? «No, no, lo ha fatto di sicuro uno del mio partito, visto che ero il simbolo di una rottura con il passato che non sta bene alle vecchie cariatidi della politica. Non capiscono che si deve cambiare: basta con la nostalgia di Berlinguer e di Togliatti, qui c’è un futuro da costruire». Tutto questo complottare solo per un posto da segretario provinciale marchigiano? «Nei partiti ci si scanna e si insultano gli amici per ogni misera posizione di ogni misero potere».”

Se uno che lavora nella comunicazione comunica che nel partito in cui milita, per ogni misera posizione di misero potere ci si scanna così…

Il giovanotto rivendica, però, il diritto all’ironia: «Ho sbagliato, però voglio dire che non sono omofobo, assolutamente no, la mia era una goliardata scema e chiedo scusa a chi si è sentito offeso. Tuttavia rivendico il diritto all’ironia, anche su certi temi, altrimenti vuol dire che non siamo più un Paese libero».

Difesa pietosa per un laureando in giurisprudenza perchè delle due l’una: o è una goliardata scema per cui valgono le scuse o è una creazione ironica e allora niente scuse e via con la schiena dritta.

Personalmente di ironia ne ho colta poca, così anche di omofobia ma il pessimo gusto regnava sovrano e per questo deve pagare: ve l’immaginate un segretario di partito, in una città splendida come Ancona, che abbia un tale pessimo gusto? al rogo, al rogo.

Chiudo col doping elettronico che è un’altra vicenda che testimonia di come gli italioti siano ormai un popolo irrecuperabile.

Siamo, dunque, in una corsa ciclistica per cicloamatori a Bedizzole, nel Bresciano, pomposamente intitolata «Quarto gran premio Bar Sport» il che la rende una delle classiche del ciclismo, con tanto di sponsor, televisioni al seguito e chissà quali premi:  il «trofeo Bar Sport più cesto alimentare».

Uno dei concorrenti, evidentemente con qualche problema economico (non arriverà a fine mese?), pensa bene di inserire nella propria bicicletta un motorino elettrico opportunamente occultato e scoperto grazie ad una costosa e avanzatissima “pistola” cioè uno scanner termico.

Con la bici taroccata il baldo ciclista arriva terzo, ottima prestazione, De Coubertin ne sarebbe fiero, della posizione in classifica non del taroccamento. 

Ma c’è qualcosa di strano: uno si compra una costosa bicicletta, ci inserisce pure un motorino elettrico ausiliario, spendendo tanti soldi ed evidentemente commettendo una scorrettezza, e per cosa? per trionfare nel gran premio bar sport (che già a pronunciarlo fa venire i brividi)?

Non intendo far la morale, mi limito soltanto a rilevare come il livello di disonestà sia così pervasivamente diffuso da essere invincibile.

Parma, 31 luglio 2017 memoria di sant’Ignazio di Loyola