Il 16 dicembre è una data importante, decisamente una svolta, una delle tante, nella mia ormai lunga esistenza: il 16 dicembre 2010 iniziai a lavorare in quel di Modena, come speranzoso ed entusiasta Ispettore della Polizia Locale della bella città emiliana.
Abbandonavo trepidante Rimini, dove avevo prestato servizio con un certo successo e qualche esperienza decisamente non esaltante (dal “ridicolo” concorso per ispettore che mi vide arrivare dodicesimo nonostante la migliore prova scritta – che era anche l’unica prova da sostenere – al trasferimento all’Ufficio Studi e Formazione durato quanto un lampo in una notte oscura probabilmente a causa della mia incapacità ad accedere all’ufficio – non mi avevano lasciato le chiavi per cui dovevo lavorare in corridoio – o ancor peggio al fallimento del gravoso compito di redigere l’elenco telefonico interno elemento essenziale per il l’aggiornamento e la formazione di un comando – o ancora, per chiuderla qui con le sventure, nonostante la lettera postuma della mia ex capa che chiedeva – ovviamente a mia insaputa – di abbassarmi la valutazione dell’anno precedente).
Lasciavo alle spalle anche e soprattutto tanti amici e colleghi di cui avevo, e continuo ad avere immutata stima ed affetto, a partire dal mio capo di allora, l’incommensurabile Umberto Farina, a Roberta Berardi, Maria Grazia Verni, Davide Zavatta, Marco Guerrieri, Andrea Rosa, Andrea del Fabbro, Massimiliano Vergine e tanti altri ancora, non ultimo il buon Muratorello, ovvero Stefano Muratori.
Ero terrorizzato all’idea di questo nuovo inizio, ormai non più uso alle nebbie padane – che non sono più quelle di un tempo – in un ambiente in cui non conoscevo praticamente nessuno.
Iniziai, di mattina, come consuetudine (solo a Parma ho iniziato di sera con annesso temporale e batteria dell’auto scarica alle 4 di notte, nel cortile di un comando dove, ancora una volta, non conoscevo nessuno, che sia stato un segnale dal cielo?) e venni affidato alle amorevoli cure di un collega “anziano” ed esperto, di provate capacità.
Il baby sitter, che non ne aveva nessuna voglia, anche se non lo ammetterebbe nemmeno sotto tortura, di prendersi cura della burbetta parmigian-riminese, era il mitico Paolo Piccinini, detto Piccininuzzo (gli altri lo chiamano Piccio, ma mi sembra scontato e banale): perché proprio lui? molto prosaicamente il motivo era dovuto alla mia assegnazione al quartiere 4, una parte della territoriale che comprendeva un’ampia e tranquilla porzione del territorio modenese (che lo stesso Paolo mi invidiava ed a cui ambiva perché incommensurabilmente più pacifica del turbolento quartiere 2 in cui soffriva lui).
Ignoravano, i modenesi, che odiavo la territoriale – da sempre – con tutti quegli stupidi esposti cui bisognava rispondere col dovuto garbo, dopo avere effettuato i più minuziosi ed approfonditi accertamenti, nel 99 % dei casi con esiti del tutto insignificanti.
Per sintetizzare il tenore di quelle richieste coniai il detto: “i modenesi hanno scarsa e insoddisfacente vita sentimentale” (in realtà non mi riferivo esattamente alla sfera sentimentale… e, col tempo, ho anche ampliato il raggio geografico di suddetta insoddisfazione, includendovi altre città e paesi).

Tornando al buon Paolo, un mix così eterogeneo era difficile da trovare: introverso, timido e quindi riservatissimo lui, pieno di entusiasmo (scemato velocemente), estroso e vagamente sopra le righe io; da parte mia fu amore a prima vista.

Ebbi modo, da subito, di scoprirne tutte le qualità umane e professionali (ingiustamente non riconosciutegli come avrebbe dovuto essere) e mi trovai magnificamente bene con un collega posato, equilibrato, corretto e presente al bisogno; credo di essere stato, invece, una palla al piede per il tranquillo Piccininuzzo, almeno agli inizi.

Il caso ha voluto che proprio ieri sera, al compimento dell’undicesimo anno, e incredibilmente dando seguito ad una sua iniziativa (come gli ho rammentato, è stata la prima volta in assoluto che un invito parte da lui), ci siamo trovati a cena: una serata passata a chiacchierare a ruota libera, mangiando delle ottime costine di maiale e tre (in due, non a testa, non pensate male) tagliate con patatine fritte e una vagonata di mostarda.

Serata serena e splendida: sono stato davvero bene come mi capita ogni volta che rivedo gli amici e Paolo sa bene di essere tra questi, nonostante ogni tanto se lo dimentichi.

Ciliegina sulla torta è stato il pacchetto che il buon Piccininuzzo mi ha consegnato, versione maschile di santa Lucia o anticipo di Babbo Natale; all’interno di un’anonima borsina in plastica brillava, come una perla in un’ostrica, un pacchetto deliziosamente infiocchettato entro il quale spiccavano i mitici tortelli di Natale dell’altrettanto mitica Rossella Relandini detta Ross.

Tortelli di Natale

Me ne aveva accennato a Riccione, dove abbiamo chiacchierato amabilmente assieme al suo delizioso marito Tostatino (all’anagrafe Luca Tostati), anche in quel caso cena e serata deliziosa; ne avevo letto sul suo profilo facebook e, da amica e collega di parola qual è, ecco l’agognata sorpresa.

Stamattina mi sono concesso una lauta colazione, condividendo con mia mamma i tortelli, un’autentica delizia: ne ho tenuti due per il pranzo, da offrire a mio fratello che non ha certo disdegnato, apprezzando a sua volta il lavoro delle amorevoli mani della fantastica Ross.

Ci sono stati tanti altri colleghi che ho conosciuto, apprezzato e coi quali sono rimasto in contatto, in quel di Modena; non li ricordo in questo momento per non dilungarmi troppo: ogni volta che mi invitano nella mia vecchia sede di lavoro – che sia un corso di preparazione ai concorsi piuttosto che una cena – accetto sempre con entusiasmo e piacere, il che è il sigillo più certo di quante ottime persone abbia avuto la fortuna di conoscere.

Aggiungo un inciso sindacale: mi iscrissi al SULPL, allora si chiamava SULPM, quando firmai il contratto come agente a tempo indeterminato in quel di Cesena, negli anni Novanta del secolo scorso, ma è stato a Modena che questo sindacato è entrato a far parte della mia vita con maggiore intensità, sia grazie alle amicizie strette con dirigenti e iscritti sia, ancora, grazie all’opportunità che mi hanno concesso di conoscere tanti giovani volenterosi ed impegnati a studiare per divenire agenti di Polizia Locale: grazie al sindacato ho avuto l’onore ed il piacere di ampliare le mie conoscenze come mai avrei sperato, vista la mia conclamata timidezza.

Tenere incontri è per me una sfida titanica ogni volta, uno sforzo erculeo cui mi sottopongo con tanta preoccupazione quanta è la soddisfazione nel sapere che qualcuno è poi riuscito a raggiungere l’obiettivo o nel mantenere rapporti divenuti anche amicizie, anche per questo debbo gratitudine agli amici modenesi del sindacato.

A ciascuna di loro, a distanza di 11 anni, rinnovo i saluti con la stima di sempre, ma oggi dedico uno speciale ringraziamento a Rossella che si è ricordata dell’impegno preso e mi ha onorato con un manicaretto davvero gustosissimo, degno dell’Avvento.

Parma, 16 dicembre 2021 memoria di Sant’ Adelaide Imperatrice