Struggente monumento Biraghi, col commiato della bambina allontanata dalla vita da un angelo.

Poi ci sono alcuni soldati ritratti nella sofferenza prima della morte o nella compostezza del guerriero che è defunto con onore servendo quel Moloch che è la patria.

Questi monumenti sono voluti dai famigliari che intendono, così, nobilitare il sacrificio dei propri cari: è passato un secolo esatto dalla Grande guerra e quel ricordo è andato quasi del tutto smarrito (salvo gli storici ovviamente); c’è stata un’altra ecatombe che probabilmente ha contribuito all’oblio e varie ragioni che non sto ad elencare ma rimane l’impressione che quei caduti siano distanti come possono esserlo quelli delle battaglie napoleoniche; la religione civile della patria non è un buon pagatore.

Ancora sfingi e piramidi nella tomba Bruin mentre un tempio greco “in miniatura” accoglie i defunti della famiglia Buzzi; un vecchio con la barba in posa plastica ha nei pressi un giovane con donne piangenti che si staglia composto e fiero, conscio del suo destino.

Un vecchio angelo si appoggia sulla tomba mentre un giovane artigiano in ciabatte è intento al suo lavoro di officina ed il busto di una matrona ricorda la regina Vittoria.

Continua l’alternanza di stili: dal verismo al simbolismo, con toccate liberty, non manca nulla delle mode che si sono susseguite nei decenni.

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