Ancora al cimitero monumentale di Milano.

Qui si inizia con un angelo con la tromba, ma non manca l’arte edificatoria rappresentata da un discinto uomo maturo con martello, ancora la bellissima ragazza nuda, poi madri che allattano, un bellissimo Hermes, il busto di Verdi nel famedio e la splendida tomba dei Carcano di Bregnano con un angelo che sostiene una donna su uno sfondo di mosaico dorato. C’è ancora un soldato in posa da vedetta, con mano a riparare il viso dal sole per permettere di scrutare un orizzonte che non è più.

Poi c’è la tomba di Manzoni che non è niente di entusiasmante.

Le mie prime escursioni in questo straordinario luogo di memoria finiscono qui, ma avendone parlato con gli amici, ho fatto nascere il desiderio di visitarlo; io ci tornerò di certo, per vedere le tombe che mi sono accorto di avere saltato.

Non ho parlato di una tomba sulla quale mi sono soffermato (anche in compagnia di mia nipote), quella di Don Giussani.

Una veloce preghiera, un ricordo delle volte che ho avuto, di sfuggita, occasione di incontrarlo e stringerli la mano: è uno degli uomini cui debbo gratitudine. La sua tomba, purtroppo, non mi piace per niente, meritava di più.

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