La prima mattina ad Amsterdam mi vede sveglio di buon’ora; colazione in camera e via: la meta principale è il van Gogh museum, che raggiungiamo facilmente visto che si trova sulla linea del tram n. 2.

Qui il secondo video del Rijksmuseum: http://youtu.be/nHBPKGJhfSE

Abbiamo già i biglietti, acquistati il giorno prima, in modo da evitare la fila (che non c’è): l’unico difetto del museo è il divieto di scattare foto. Il resto soddisfa le mie aspettative, il van Gogh museum è un luogo fruibile, ampio, che permette di godere con calma di ogni opera esposta. Alcune sale erano temporaneamente chiuse per via di una presentazione ai giornalisti di non so bene cosa, ma fortunatamente sono state riaperte in tempo utile per essere viste, non me ne sarei andato senza avere ispezionato ogni angolo…

I commenti dell’audioguida sono un po’ banali, i giochini sulla miscelazione dei colori fanno pena ma le opere esposte meritano la visita e non solo una volta soltanto.

Van Gogh mi è sempre piaciuto  ed il poter vedere tante sue opere esposte assieme è un’emozione intensa.

Ci sono le prime, coi colori cupi, come i famosi “mangiatori di patate” poi quelle in cui i colori vivaci che tanto apprezzo prendono il sopravvento.

Da “la camera da letto” al “campo di grano con seminatore”, agli “iris”, a “i girasoli”, al “campo di grano coi corvi”, solo per citare alcuni, è tutto un susseguirsi di colori accesi, vivaci, potentemente espressivi.

Fantastici gli autoritratti, non c’è opera che non sia da sola più che sufficiente a commuovere o esaltare.

Ho particolarmente apprezzato anche il “richiamo” che viene dedicato ad un altro degli autori da me prediletti: Francis Bacon, ma per ora mi fermo qui.

Durante la visita sento il rumore di un elicottero; lo vedrò parcheggiato nei pressi del museo, ripartire proprio come mi era successo a Berlino, evidentemente ci sto prendendo gusto tanto da calamitare gli elicotteri del soccorso medico.

Usciti dal van Gogh museum, dopo una pausa per pranzare (sigh a Berlino non perdevo tempo con queste banalità ma qui non ero solo e non potevo permettermi lo svenimento di una donna) andiamo al Rijksmuseum, poco distante.

Per la prima volta in vita mia succede che non riesco a terminare la visita del museo perchè alle 17.00, ben prima di quando io speravo e pensavo, il museo chiude i battenti.

Probabilmente ho commesso un errore strategico ma ormai è andata ed è inutile rodersi il fegato.

Qui oltre a ritrovare (un po’ di corsa) un altro paio di van Gogh, che fan sempre bene alla salute, ci trovo alcune opere fantastiche: opere quali un autoritratto di Rembrandt Harmenszoon van Rijn, alla sua straordinaria “la compagnia del capitano Banning Cocq”, conosciuta anche come la “ronda notturna”.

Ma c’è Vermeer da non trascurare con la “lattaia”, “veduta di case a Delft”, conosciuto anche come “la piccola strada” e la “donna che legge una lettera”, Beato Angelico con la “Madonna dell’umiltà”, uno splendido “paesaggio invernale con pattinatori” di Hendrick Avercamp, le statue dalla tomba di Isabella di Borbone, “il cigno minacciato” di Jan Asselijn, “il Borgomastro di Delft e sua moglie” di Jan Havickszoon Steen.

Non ne aggiungo altri ma l’elenco potrebbe continuare per un bel po’.

Arrivate le 17.00 il buio è calato sulla città e Silvia preferisce, vinta dalla stanchezza, rientrare alla base; dopo averla accompagnata a casa me ne torno in città a vagabondare.

Probabilmente a causa di qualcosa che mi ha fatto male mi trovo un po’ in subbuglio ma santa Silvia provvista di ogni ben di Dio mi sovviene in aiuto propinandomi un paio di meravigliose pillolette, scovate tra le tante meraviglie che conserva in un trolley che assomiglia più alle tasche di Eta Beta che al bagaglio a mano di un normale turista.