Un vago ricordo di bambino: eravamo negli anni 70 ed io ero in vacanza, chissà a Pinarella di Cervia o Cesenatico (ma propendo per la prima) quando, credo, capitarono lì in zona alcuni giocatori olandesi (della nazionale o dell’Ajax non saprei precisarlo). Non ricordo altro che, forse, qualche uomo alto e biondo, col quale, vista la mia pluridecennale timidezza, credo di non avere scambiato manco una parola, ma tanto bastò per farmi considerare simpatici gli olandesi.

In questi giorni sono riuscire a coronare uno degli obiettivi che cullavo da anni: andare ad Amsterdam.

Ecco un primo video http://youtu.be/EhaVoYeb7aU

Ci sono andato con l’amica Silvia, esaudendo la sua richiesta di averla come compagna di viaggio.

Siamo dunque partiti alla volta di Amsterdam, via Orio al Serio e Eindhoven: lunedì di buon’ora (molto di buonora) ho iniziato il viaggio in treno (rischiando di perderlo), a Fidenza ho recuperato Silvia e … via.

Tutto è andato nel migliore dei modi e nel primo pomeriggio eravamo nella capitale arancione.

Avevo trovato un B&B un po’ decentrato ma gestito da un italiano, garanzia di pulizia, cosa per nulla scontata, così abbiamo deciso di trattenerci un po’ in città prima di andare a depositare i bagagli.

Acquistiamo una piantina della città venduta in una scatoletta, tramite distributore automatico, che sembra una confezione di medicinali; il costo è di 2,50 €, meno di un biglietto del tram che, per un’ora costa ben 2,80 €.

La prima tappa è un museo che, dietro ad un nome ostico, Ons’ Lieve Heer op Solder, nasconde la realtà di una chiesa cattolica clandestina del del XVII secolo, nascosta nella soffitta di un edificio durante la Riforma periodo in cui ai cattolici era proibito partecipare e officiare funzioni religiose in pubblico.

Non c’è molto da vedere ma è curiosa come visita: al termine ci facciamo un giro in zona ed arriviamo nei pressi di una chiesa (chiusa) attorno alla quale ci sono le famose vetrine delle prostitute.

Vietato fotografare e a tale prescrizione mi adeguo: l’impressione che ne ho è abbastanza pietosa ma ne riparlerò.

Alle 17 siamo attesi a casa quindi andiamo ad acquistare i biglietti del tram e ci dirigiamo verso la meta.

Siamo un po’ distanti dal centro ma il posto è tranquillo e, soprattutto pulito, le camere ampie e comode, il letto adeguato a me e non è poco.

Ormai è buio e la povera e stanca Silvia decide di trattenersi in camera; io invece scalpito così risalgo sul tram e via in centro città. A dire il vero volevo andarci a piedi in centro e mi ero pure incamminato di buona lena; ad un certo punto, però, ho incrociato il tram che aveva l’indicazione Centraal Station e procedeva in senso contrario al mio; non mi ci è voluto molto a capire che, come spesso mi accade, stavo tenendo la direzione opposta a quella utile. Veloce dietro front e, per non sbagliare, decido che il tram è molto più ben orientato di me verso il centro città, quindi che tram sia.

Vagabondo senza meta per le strade illuminate a festa, siamo ormai a Natale per il commercio e tutto il centro cittadino è pieno di luci.

Me ne giro tra il mercato dei fiori (chiuso per la gran parte), il Dam e le zone lì attorno.

Ricordando il viaggio a Cracovia e l’amico Cristian decido di cenare a base di pollo fritto, nel locale che non ricordo come si chiama… il pollo fritto lo avevo scoperto e apprezzato in Polonia ed in piacevole compagnia, il mangiarlo di nuovo mi faceva sentire vicini gli amici.

Nel girovagare, poi, mi imbatto in un negozio di patate fritte al quale non riesco a resistere: mi concederò un Obelix, ovvero una generosa enorme porzione di patate fritte con maionese sopra… da leccarsi… le orecchie.

Me ne torno a casa satollo come un tacchino ripieno e assai soddisfatto; percorro le poche decine di metri che separano il B&B dalla fermata del tram pensando che se fossimo in Italia avrei timore a camminare a fianco di un giardinetto con tanto di siepe che proteggerebbe in maniera meravigliosa un qualsiasi malintenzionato: il luogo ha tutte le caratteristiche per essere un punto di ritrovo di spacciatori e brutti ceffi, ma siamo in Olanda e tutto è tranquillo.

Finisce così il giorno dell’arrivo, nell’ampio letto che mi accoglie, a fianco di una grande finestra che guarda su un canale, la ferrovia ed una schiera di palazzi illuminati, così che filtra una gradevole luce fioca; in pace col mondo mi preparo per il primo intero giorno ad Amsterdam.