Il secondo giorno ad Amsterdam è come il risveglio dopo un pasto luculliano: l’appetito è saziato, per rendere gradevole la giornata è sufficiente qualche dolcetto o stuzzichino.

La giornata ha inizio con la visita alla casa ove Anna Frank ha trascorso  la sua lunga “prigionia” prima di essere tradita e consegnata ai tedeschi assieme ai famigliari e all’altra famiglia, del socio del padre.

Qui non c’è arte, la bellezza non abita questa casa: qui si respira il dolore, l’angoscia, la paura ed insieme la speranza, purtroppo delusa, di poter scampare alla follia dei nazisti.

Non ho mai letto il famoso diario, non ho intenzione di farlo nemmeno ora, non credo apporterebbe nulla di nuovo al giudizio che mi sono fatto in merito alla follia nazista.

Dopo Anna Frank passiamo al Begijnhof, un insieme di case, una sorta di piccolo quartiere costituito di abitazioni singole ove vivevano le beghine.

Posto bellissimo, veramente fantastico, isolato dalla città eppure nel centro (originariamente solo un accesso permetteva l’ingresso, per il resto era circondato dalle acque di vari canali).

Vi si trova una delle due case in legno (chiamata Houten Huis) sopravvissute nei secoli (è del 1528); gran parte delle abitazioni, che sono 47, è privata ed infatti non vi si può accedere (nemmeno nei vialetti, com’è indicato).

Con il Begijnhof ha a che fare il miracolo eucaristico accaduto nel 1345: un uomo ritenendo di essere alla fine dei suoi giorni, chiede al parroco la Santa Eucarestia; ricevutola non riesce a trattenerla in bocca ed è costretto a sputarla in un catino; da qui è stata buttata nel camino. Il giorno successivo una donna vede un bagliore strano nel camino e, stupefatta, constata che si tratta dell’ostia consacrata; chiama i vicini che assistono al prodigio; portata in chiesa, per ben tre volte, torna presso la casa del miracolato (che nel frattempo si è ristabilito), al che decidono di creare lì una cappella..

La particola esce indenne da in incendio di metà del Quattrocento (e ci mancherebbe, al fuoco era ormai abituata) ma non sfugge alle avide (o sacrileghe) mani di un ladro che la fa scomparire a metà del Seicento.

Curiosa anche la storia della più famosa beghina, Cornelia Arens, deceduta nel 1654: ritenendo la chiesa contaminata dai presbiteriani (o spirito ecumenico non andava di moda ai tempi) lasciò detto di essere sepolta nel gutter (che non ho ben capito cosa sia, quindi lascio a voi la scelta: cunetta, controfosso, fossetto, grondaia); poichè non era stata accontentata (e sepolta nella cappella) la leggenda racconta che la sua bara venne per ben tre volte (repetita iuvant) ritrovata, nei giorni successivi, nel gutter.

Vista la testardaggine della bara, decisero di seppellirla lì dove voleva stare; una variante della leggenda sostiene che la sua anima fosse priva di pace e vagasse per il  Begijnhof di notte fino a che non ebbe soddisfazione: della serie chi la dura la vince.

A due passi da qui c’è la chiesa dei gesuiti e posso mai resistere? sono un po’ in astinenza da chiese, sono tutte chiuse le poche che si intravedono: l’interno di questa è decisamente brutto, mentre mi piacciono i barocchi, eccessivi, smodati retabli che custodisce, ma sono solo 5 minuti e subito scappo per la prossima meta.

Il terzo passaggio è alla casa di Rembrandt, dove ha vissuto dal 1639 e il 1658: questa visita, salvo un paio di quadri, è deludente perchè nulla vi è di originale; il maestro non riuscì a pagarla per cui venne dichiarato fallito, tutti i suoi beni venduti e quindi dispersi.

Acquistata una bellissima sciarpa, andiamo a visitare l’ultima meta il museum Willet-Holthuysen: un’abitazione lussuosa di una coppia di ricconi (veramente era lei la riccona) della seconda metà del XIX secolo.

Interessante ma niente di straordinario: la proprietaria, non proprio un’avvenente signorina, amava molto i cani e l’impressione che ne ho ricavato è che questi vivessero molto meglio che non la servitù.

Un passaggio al quasi chiuso mercato dei fiori per acquistare alcuni bulbi di narcisi poi un salto presso il monumento a Rembrandt, con la riproduzione statuaria della notte di veglia (i miei tentativi di essere ritratto assieme alle statue fallisce miseramente per le difficoltà di Silvia) quindi riporto Silvia a casa.

Torno a farmi un giro in centro, mi concedo per la seconda volta il pollo fritto (le pillole di Silvia hanno fatto miracoli), faccio una passeggiata per digerirlo per bene quindi a casa a preparare la valigia… sigh sigh.