La basilica di san Martino, a Bologna, è un’altra tappa che rende omaggio alla memoria del compianto Roberto Mastri: in questa chiesa si veniva, spesso assieme – e dopo si mangiava sempre in compagnia – non ricordo se il martedì o il mercoledì.
Era l’incontro settimanale degli studenti di Comunione e Liberazione, o meglio era la santa messa settimanale, che si concludeva solitamente con la “seconda predica” di Enzo Piccinini, cosa che trovavo pesantissima da ascoltare, come trovavo difficile da reggere chi sembrava vivere come se fosse caduto da piccolo nella botte dell’entusiasmo (emulando il buon Obelix).
Qui venivo, comunque con san Roberto e con gli amici di quel tempo; erano decenni che non ci tornavo ma, con morte precoce dell’amico Roberto, ho sentito il bisogno di farci un salto, di riscoprire quei momenti che hanno lasciato solo vaghe tracce nella memoria.
Di questa chiesa nulla ricordavo, per cui è stata una nuova scoperta.
Iniziamo con la lunetta esterna, sul lato destro della chiesa: vi si trova un rilievo di San Martino, opera di Francesco Manzini del 1531.
All’interno una splendida opera di Francesco Francia, Madonna col Bambino e santi, uno dei quali è il mio san Sebastiano, martirizzato con un “freccione” posto giusto a metà tra ombelico e pube; quest’opera è circondata da una Pietà (nella cimasa) e da Cristo nella predella, tutte dello stesso autore; al di sotto, il palliotto monocromo, invece, rappresenta la Deposizione, opera di Amico Aspertini.
Molto bella anche l’Assunta di Lorenzo Costa ma quel che più è interessante son le tracce della chiesa trecentesca, poche, purtroppo, e sparse all’interno della chiesa.
Spicca, ad esempio, la Madonna dell’Umiltà di Simone di Filippo, detto “dei Crocifissi”, una bella Madonna rappresentata allattante coi simboli della donna dell’Apocalisse (il sole raggiante, le 12 stelle sopra il capo e la luna sotto i piedi) ma da non perdere è Abramo che accoglie sotto il suo manto i beati, sotto al quale sta una turba di dannati, di Vitale da Bologna.
Il riferimento, molto chiaro, è all’episodio del povero Lazzaro e del ricco Epulone.
Sempre di Vitale da Bologna, uno splendido Crocifisso, purtroppo molto frammentario; da non trascurare la Madonna col Bambino di Lippo di Dalmasio; curioso pittore, costui, nipote di Simone di Filippo (suo zio), visse un’intensa vita pubblica, con svariate cariche a Bologna e dintorni, seppe gestire oculatamente un consistente patrimonio privato e tenere in piedi una bottega che ricevette numerosissime commissioni.
Altro pezzo imperdibile è una colonna con la rappresentazione di sant’Onofrio (casualmente scrivo questo pezzo il 12 giugno giorno in cui lo si ricorda) incoronato da due angeli, in un ambiente desertico, abbigliato da anacoreta (capelli lunghi, lunga barba, cintura di foglie alla vita); sopra di lui il profeta Elia, vestito con la cappa bianca caratteristica dei carmelitani, che srotola un testo, mentre sotto i piedi c’è sant’Antonio abate intento a leggere un libro.
I tre santi rappresentano la tradizione monastica orientale cui i carmelitani fanno riferimento, proponendosi come loro eredi; già avevo dimenticato di precisare che a chiesa, già dal Quattrocento, e fatta salva la triste parentesi napoleonica, è stata affidata ai padri carmelitani (nemmeno di questo ordine conosco qualcuno).
Anche la basilica di san Martino è un luogo di Bologna da visitare.
Bologna, 30 aprile 2023 memoria di San Pio V papa, San Giuseppe Benedetto Cottolengo sacerdote e San Mercuriale di Forlì vescovo