Ancora anniversari: (san) Roberto Mastri e non solo

Il periodo che racchiude il 26 febbraio ed il 9 marzo è uno dei più tristi e nefasti della mia esistenza.

Il 26 febbraio veniva meno, un anno è trascorso, mia mamma, pochi giorni dopo mi lasciava improvvisamente il mio amatissimo Briscola, detto Briscoletto, un pestifero e dolcissimo micetto nero, arrivato inspiegabilmente a vivere nell’orto di casa, prima di essere adottato.

Il 9 marzo, sono 3 anni dalla scomparsa di (san) Roberto Mastri.

Dev ammettere che non riesco a parlare – non ne ho più parlato infatti – di Briscoletto senza piangere, ed anche scriverne mi costa terribilmente: mai avrei pensato che un micetto segnasse tanto la mia esistenza.

MI manca tantissimo e cerco consolazione nella ormai tanto citata frase che mi rivolse l’amico Roberto: niente di buono, legato all’uomo, andrà perduto ed il paradiso me lo immagino – se mai riceverò l’immeritata grazia di potervi accedere – come un luogo di lavoro, affari, amicizie, incontri, con la presenza anche di Briscoletto.

Certo ho la mitica Pituf (abbreviazione di Pitufina, che in spagnolo è la dolce Puffetta) a farmi compagnia ed Armando, il gatto sornione e sempre affamato dei vicini che ha ormai archeggiato la sua coda in casa mia e resto speranzoso di diventare amico di un ignoto micetto chiazzato bianco e nero che viene di solito notte tempo a mangiare e che ancora mi sfugge appena sente un rumore.

Ma Briscoletto mi manca.

Così Roberto: ci eravamo ripromessi di riprendere l’antica consuetudine di qualche gita assieme; non è stato possibile. Con mio grande dispiacere.

Ho ritrovato alcune sue lettere, speditemi anche durante il servizio militare, come aviere in quel di Taranto: allora giovane studente prossimo alla laurea, catapultato in un mondo assurdo di cui magari parlerò nel dettaglio in un’altra occasione, mi testimoniava la sua fede, salda come una roccia, e fortificata dall’uso sapiente della ragione.

Non era un irrazionalista, al contrario e nulla può spiegare come abbia fatto a concedermi l‘onore della sua amicizia se non la sua carità.

La vocazione all’insegnamento era tale che, anche in quel luogo dimenticato dalla ragione e dalla civiltà che fu la caserma di Taranto, il Nostro si dedicò ad istruire i giovani virgulti futura speranza della Nazione, tenendo loro dei fondamentali corsi di formazione (come s’usa dire oggi) sulla corretta annodatura della cravatta.

Fortunatamente, sempre per il supremo bene nazionale, si dedicò in seguito a ben altre docenze, da quelle di storia e filosofia, al liceo Malpighi, suo luogo di vita e lavoro monastico, alle norme sulla circolazione stradale, come lui stesso ci racconta col garbo e l’autoironia che sempre lo hanno contraddistinto, nel sito di webpatente:

“Nel frattempo, ormai più che trentenne, decide di iscriversi ad un corso di scuola guida per conseguire la patente B. Annoiato dagli esercizi sul libro dei quiz, ritenne opportuno costruirsi uno strumento informatico che gli consentisse di accelerare i tempi di preparazione. Nacque così rPat per DOS (1994) grazie al quale il prof. Mastri superò brillantemente l’esame di teoria compilando la scheda in soli 5′ e senza alcun errore. Al primo esame di guida fu bocciato, per aver quasi causato un incidente, ma poi, con l’aiuto di di S. Cristoforo e grazie alla benevola distrazione dell’esaminatore, ottenne la patente. Qualche anno dopo, ormai familiarizzatosi con Internet, dedicò un afoso agosto allo studio del JavaScript, confezionando la prima versione di WEBpatente (1997) che ben presto divenne il programma per i quiz della patente più diffuso in Italia. Forse perché distribuito gratuitamente. Per questa stessa ragione il prof. Mastri non poté diventare ricco.”

Possiamo così annoverare folte schiere di intellettuali, forgiati sulla storia (amava molto quella medioevale – come il sottoscritto) e la filosofia, e non meno immense moltitudini di provetti automobilisti.

Ora mi attendo dal carissimo Roberto che si dia una mossa, ma lui si schermirebbe, cioè che inizi a compiere il primo miracolo, che lo conduca agli onori degli altari; sarebbe una meravigliosa consolazione presenziare, in piazza San Pietro, in Vaticano, alla proclamazione di fronte al mondo della sua santità.

Non chiederei posti in prima fila, mi basterebbe starmene in un angolino a pregare e ringraziare il Signore per il dono concesso a me e tanti altri, di poterlo conoscere e ricevere la sua amicizia.

Carissimo Roberto, mi manchi, continua a pregare per noi.

Parma, 9 marzo 2026, memoria di santa Francesca Romana, di san Domenico Savio e terzo anniversario della salita al cielo di (san) Roberto Mastri

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