La data del 31 gennaio è di un certo rilievo per chi è cresciuto e vive in una parrocchia salesiana perchè si festeggia san Giovanni Bosco, fondatore dell’ordine, ma è importante anche per chi ha vissuto a Modena poiché si ricorda anche il santo protettore della città, san Geminiano, vescovo.

Quando lavoravo in quelle terre, il giorno di san Geminiano era dedicato alla trasferta a san Gimignano, in Toscana, provincia di Siena, fantastica cittadina, patrimonio dell’umanità, presso la quale mi recavo, in buona compagnia di un collega a presenziare alla solenne celebrazione del santo patrono, con successivo banchetto e pergamena ricordo.

Il tutto in altissima uniforme, con grande successo di pubblico e critica, tanto che un anno il sindaco della città, persona squisita, mi accompagnò in sagrestia per presentarmi a sua eccellenza reverendissima l’Arcivescovo di Siena e lo fece appellandomi come comandante, ovviamente mi schermii, inutilmente)

Non ho rimpianti, sebbene mi manchino le varie stampe col ritratto di san Geminiano di questi ultimi anni, visto che quelle che mi hanno regalato negli scorsi anni erano tutte molto belle.

Di don Bosco che dire? è stato un santo grandissimo, straordinario protagonista del suo tempo, un uomo che ha saputo accettare le sfide, senza attendersi soluzioni da parte di altri (i politici, lo stato, la chiesa…) ma rimboccandosi le maniche e mettendoci del proprio, come si usa dire.

La sua intuizione è stata di una tale adeguatezza al momento storico, e non solo a quello a lui contemporaneo, da avere avuto un successo impensabile: i salesiani sono divenuti un ordine numerosissimo, diffuso in tutto il mondo.

C’è uno dei motti di don Bosco che in Italia stenta ad attecchire, per non dire che è morto e defunto: “buoni cristiani ed onesti cittadini”, questi dovevano essere i ragazzi che uscivano dall’oratorio; non v’è chi non veda che attualmente il Belpaese ha smarrito sia gli uni sia gli altri, come ben mette in evidenza il mio apprezzatissimo professor Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di oggi, giusto per stare sull’immediato.

Galli della Loggia si occupa dei cittadini, ma discorso analogo si può fare per la chiesa.

Oggi, comunque, è una data ulteriormente significativa perchè è trascorso un mese da quando ho iniziato a lavorare a Parma e ritengo possibile un primissimo, superficiale, bilancio.

Innanzitutto sono già a rischio encomio, sebbene abbia rifiutato anche solo l’idea, ma non è questo il dato rilevante.

Il primo elemento positivo, di grandissimo rilievo, è il tempo: 8 minuti per percorrere il tragitto casa lavoro è un sogno che si era realizzato solo altre due volte, quando abitando a Miramare lavoravo in via della Gazzella e, a Modena, dall’abitazione in cui stavo, in via Cimabue, al Comando.

Con ovvi risparmi anche di carburante oltre che di usura del mezzo e relativi rischi.

Taccio del clima di Guastalla che non rimpiango per nulla, conservo, invece, il buon ricordo di alcuni collegi di cui ho già parlato.

Un altro motivo di soddisfazione è la conoscenza, che sta iniziando, di alcuni colleghi coi quali sto sperimentando una certa sintonia; due in particolare trovo particolarmente confacenti al mio spirito, Francesco e Fabio, ne ometto i cognomi, non avendo chiesto loro di poterli citare.

Due nuove conoscenze che sto sperimentando come preziose, brave e serie persone e non è poco; ovviamente trascuro quelli che conoscevo già, e che già stimavo come Antonella, Paolo, Massimo.

Anche tra gli agenti ci sono parecchi ragazzi decisamente ottimi, piacevole scoperta tra i tanti, quella di Beppe, amico del mio ottimo amico Federico, già solo per questo persona oltremodo stimabile, che che mi sta personalmente confermando quanto le buone referenze ricevute fossero reali.

Di altri ed altre non ricordo i nomi, ma solo i cognomi, quindi non li menziono, non per questo li ignoro.

Ultima, importantissima, scoperta, la mia vocazione: l’archivio storico, meta cui ambisco sopra tutte; non credo riuscirò a lavorare per tanto tempo senza cadere in una brutta depressione, per cui sto già cercando una valida alternativa che mi eviti una tale caduta e le “sudate carte” dell’archivio storico mi sembrano un balsamo refrigerante.

Dopo un mese di lavoro non è scoperta di poco rilievo.

Nemmeno il mio scibboleth di questo periodo, preso dai Think di Giacomo Contri: “agisci in modo che il tuo atto produca sempre condizioni favorevoli”, mi è di aiuto e queste parole odorano già di commiato.

Parma, 31 gennaio 2018, memoria di san Giovanni Bosco e di san Geminiano