a SavonaMi capita, in questi giorni, di leggere qualche giornale online e di ascoltare la radio.

Scopro un paese vivace, pieno di voglia di ripresa, in un clima di euforia e creatività; segnalo alcune delle idee e avvenimenti che mi hanno molto colpito:

il presidente della camera dei deputati, Laura Boldrini e le questioni sul genere maschile e femminile e la presenza delle donne all’interno delle istituzioni; una citazione della Boldrini (tratta dal sito Quotidiano Nazionale) è illuminante: “un segno di vitalità, il fatto che nella legislatura attuale in Parlamento ci sia una percentuale di donne mai toccata prima. Fa bene alle istituzioni che ci siano più’ donne”.

Sono male informato io, evidentemente, sulle attività dell’attuale parlamento ma non mi pare che Boldrini, Santanchè, Kyenge, Bindi, Brambilla e altre siano un così importante segno di vitalità delle istituzioni.

Vendita alla Spagna di Telecom, questione di sicurezza nazionale: ma non eravamo in Europa con la Spagna? tutti cittadini europei, tutti sotto lo stesso ombrello protettivo o c’è da fidarsi a tal punto degli spagnoli da invocare la sicurezza nazionale…

Sanzioni per passaggio col semaforo rosso dimezzate dal giudice di pace di Sarzana: l’assunzione di viagra avrebbe reso daltonico l’incauto autista. A parte la buffa idea di considerare come attenuante la guida sotto l’effetto di farmaci che creerebbero asseriti problemi alla guida (magari è meglio non guidare, banale vero?), ma il giudice di pace lo sa che, a prescindere dai colori percepiti, i semafori sono identici in tutto il mondo per convenzione, in modo da permettere ai daltonici di sapere, in virtù della posizione della luce accesa, se il transito avviene correttamente o meno?

Non conosco bene i termini della sentenza ma …  beh mi astengo, non c’è bisogno di aggiungere altro; sparare sui giudici di pace è da felloni (vile uccidi un uomo morto).

Credo si potrebbe continuare, spesso con ragione, ma quando molto, se non tutto, pare crollare, è possibile pensare ad alternative che non siano le solite, trite, noiose, recriminazioni, critiche, insulti alla classe politica?

Le vicende che ho brevemente tratteggiato sono da raccogliere in volumetti destinati a far sorridere, che riportano amenità di vario tipo, sulla falsariga del famoso “Io speriamo che me la cavo”; non vale la pena di perderci troppo tempo.

Non è dalla critica ai politici imbelli che potrà nascere qualcosa di buono.