Oggi ho sentito telefonicamente un collega, che considero anche amico, che non frequento da tempo; telefonata piacevole come sempre mi è successo quando ho avuto occasione di incontrarlo.

In questo colloquio mi ha citato una frase di san Paolo, un autore di quelli che non amo particolarmente, lo ammetto con una certa vergogna, presa dalla lettera ai Romani 12.10) “gareggiate nello stimarvi a vicenda.”

Una frase che conoscevo già ma alla quale non avevo mai prestato la dovuta attenzione.

Cosa intende dire l’apostolo Paolo con questo invito?

Mi viene da porlo in relazione con san Sigmund Freud e la nascita della psicoanalisi: fate a gara nello stimarvi a vicenda mi pare sia l’esortazione a lasciar cadere le obiezioni che impediscono il rapporto con l’altro, a non elevare muri preventivi (esiste la sanzione dello scuotere la polvere dai calzari, ma è sempre e soltanto successiva).

Giacomo Contri, in un post recente, del 6/7 ottobre, ha elencato tre casi di rapporto:

la sagoma, il simile, il prossimo.

La sagoma è quella del soldato che occupa l’opposta trincea, sebbene non servano necessariamente trincee e soldati perché esista questa figura, che prolifera non di meno in tempo di pace, anzi esperienza quotidiana.

Il simile è colui che mi trovo accanto, “contiguo di metro” precisa Contri, esperienza quotidiana anche questa.

Il terzo è una figura metafisica, non data, inesistente in natura, ma pensabile: il prossimo è il partner di affari, senza delimitazione della parola affari.

Dice Contri che produrre il prossimo, porlo in essere, è l’unica corretta definizione di amore, con incremento del pil.

Non esiste l’amore delle sagome (l’amore del popolo, l’amore dei poveri), non esiste l’amore del simile, né l’amore del prossimo salvo, appunto, nella sua creazione.

L’amore è un momento fondativo, costituzionale perché pone una costituzione, giuridicamente valida e vincolante.

Il lavoro di Sigmund Freud ad altro non ha mirato che a questo: individuare le modalità perché l’io e quindi il prossimo accada: l’analista è colui che lascia cadere tutti i tentativi di trattare l’altro come sagoma o simile, per rendere pensabile, legittimamente, l’idea di prossimo.

Usando questa frase come scibboleth penso al lavoro, a quanto, al contrario, il collega, il superiore siano trattati come sagome o simili.

Non parlo del rapporto con il pubblico che ci percepisce quasi sempre soltanto in quella scomoda posizione (non è detto che abbia sempre torto).

Stimare l’altro impedisce che accadano vicende come quella di Stefano Cucchi, che non era per nulla stimabile come tossicodipendente ma lo era in quanto possibile, previo lavoro di correzione personale, futuro partner.

Investimento, insomma, che non è detto che dia risultati immediati, anzi correttamente non dà mai risultati immediati perché è sempre frutto di una mediazione, il lavoro di cogitazione, cioè di elaborazione personale.

Ben avrebbe potuto, col tempo, Stefano Cucchi, ripensare alla sua dipendenza e lasciarla cadere, aprendo così alla possibilità di diventare simile o partner, nella migliore delle ipotesi.

Avrebbe potuto anche non farlo e allora avrebbe meritato la già citata caduta di polvere dai calzari ovvero una sorta di scomunica, di abbandono degli scarti (la polvere) per impossibilità di produzione di qualcosa di vantaggioso.

Avrebbe potuto, ma non è stato possibile perché ha prevalso l’idea della sagoma.

I miei 4 motociclisti, di cui ho parlato ieri, sono passati da simili a partner, perlomeno in una serie di affari, quel che ne verrà non sappiamo.

Si diventa partner ma non si acquisisce uno status: prossimo significa lavoro interminabile, senza fatica.

Prossimo implica indossare la veste nuziale una volta invitati a nozze, veste che si può sporcare, logorare e comunque che può essere esteticamente interessante variare, avendo sempre presente l’essere invitato a nozze.

La mia insistenza nel richiedere di andare a lavorare in archivio storico o in biblioteca nasce dalla constatazione che, innanzitutto per mia incapacità, non sono in grado di stabilire con continuità dei rapporti di stima.

Non riesco a stimare, cioè non vedo possibilità di fare affari (sebbene vi siano svariati colleghi che apprezzo profondamente).

Parma, 13 ottobre 2014 memoria di  San Benedetto Martire e del Beato Gerardo Fondatore dell’Ordine di Malta