Maya vestitaTrascorsi oltre due anni da che sono a Modena, mi si è offerta, ieri sera, l’occasione di andare al cinema.

Vado di rado al cinema, l’ultima uscita che ricordo, in compagnia di Don Piero, risale ad anni fa, quando, seguendo il consiglio del dottor Genga, vedemmo il film “Il concerto”.

L’occasione di ieri sera era ancor più ghiotta: Lo Hobbit.

Riesco a scappare dalla mia prigione lavorativa verso le 21.20 (dovevo finire per le 19 ma tant’è), fuggo verso il ristorante dove due sventole di colleghe mi attendono, in compagnia di succulente costine di maiale e patate fritte.

Mangio avidamente mentre le colleghe mi tengono compagnia (loro han già finito ma son lì da un’ora) poi subito in sala per la proiezione delle 22.30.

L’inizio è lento ma a me va bene: un misto di curiosità e di ricordi di quando, baldo giovane, mi ero divorato d’un soffio i volumi del biblico (perchè le aggiungerei, le sue opere, in appendice alla Bibbia) Tolkien, mi bendispone verso la pellicola.

Ne sono uscito, tutto sommato, soddisfatto: è notte fonda ormai, le 01.30, sono stanchissimo ma con una buona impressione.

Certo la fedeltà all’originale è a dir poco discutibile, così la scelta di spezzettare in tre (almeno così ho letto) il racconto lo è ancor più, tuttavia ne ho un’impressione positiva perchè mi sembra di rinfrescare, con piacere, una memoria offuscata; mi pare che un vecchio e caro amico si presenti, davanti a casa, dopo lunghi anni di assenza, cambiato, di sicuro, ma non così tanto da non far risvegliare quel senso di famigliarità che si è sperimentato in passato.

Ho letto molte critiche: dalla lentezza della prima parte, alla scelta di spezzettare, all’indulgere agli incassi e agli effetti speciali più che alla fedeltà narrativa; condivido tutto, ma resto piacevolmente impressionato.

Mi si ripropone l’idea dell’anello del Potere come giusta rappresentazione dell’impotenza che, non mi pare casuale, travestita da onnipotenza è, a sua volta, succube e vittima essa stessa: si potrebbe sintetizzare dicendo che il Potere rende schiavi, anche quando esercitato attivamente e non solo subito.

Esiste una soluzione alla questione del Potere? per Tolkien esso va distrutto ovvero è necessaria un’opera continuativa di rinuncia (rinuncia a rinunciare, ricordo…), da rigiocare in ogni occasione.

Bilbo e Frodo non sono potenti, Sire Aragorn, il Re, trascorre parte della vita sotto le spoglie di un ramingo… sono ancora infasidito quando, al lavoro, mi chiamano capo.

Il Potere, in fondo, è banale e vorrei dedicare maggiore attenzione a questa parola… lo farò in futuro.

Usciamo che è tardissimo, una sosta breve per due chiacchiere di commiato e per contemplare i tacchi vertiginosi delle mie compagne di poltrona (la Claudia, che si è addormentata ed ha russato per tutta la prima parte del film) per poi scappare a dormire.

Debbo confessare che una delle colleghe, che ringrazio davvero di cuore per avermi offerto l’opportunità di uscire dal mio allucinante tunnel lavorativo, sfoggiava un decolletè da far sembrare la Maya Desnuda un’educanda troppo vestita.

Rimgrazio davvero di cuore per la bellissima serata, nonostante i ritardi ed il sordo russare della collega addormentata.