La scuola: ambiente dato, orari predefiniti, compagni casuali ma stabili in un bel periodo di tempo, obiettivi chiari, fissati da altri. Il compiacere chi detiene il sapere/potere è una delle strade per arrivare agli obiettivi – i bei voti – che danno prestigio all’interno della classe e presso gli altri genitori (invidiosi, come tutti: omnes peccavimus) e garantiscono predilezione, cioè “amore”, merce rara e preziosa da contendere a brandelli con i competitori, compagni, amici ma anche pericolosi avversari, al fondo nemici coi quali è, alternativamente, gradevole e spiacevole convivere.

Questo modello può essere ripetuto all’infinito anche terminato il cursus studiorum: lavoro esecutivo – molto ben fatto di solito – ambiente da maso chiuso, molto impegno a compiacere “il professore”, qualunque ruolo abbia nella nuova struttura, per continuare ad avere “l’amore”.

Una ditta che non investa in ricerca è destinata a morire: in economia si potrebbe dire che vale l’esatto opposto del criminale adagio – i proverbi andrebbero sottoposti al vaglio dell’economia – “chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quel che lascia, non sa quel che trova”.

La questione importante è come trasferire gli investimenti consolidati e continuati negli anni – che qualche beneficio lo danno, per quanto misero sia – nel nuovo ambito della ricerca e non si tratta di percorrere nuove strade (cioè seguire altri in percorsi già predeterminati) ma di crearle. Il bivio non si incontra, lo si pone salvo poi decidere su quale alternativa investire.

Il tempo non è infinito, le buone occasioni non sono infinite e non dipendono dall’età (la divisione giovinezza, maturità, vecchiaia è una mera banalità biologica); mi torna alla memoria la distinzione che imparai da uno mio adorato professore, Maurizio Malaguti, col quale ebbi l’onore di laurearmi, distinzione tra kronos e kairos.

L’uno è il banale trascorrere di istanti sempre identici tra loro, senza un fine, l’altro è il momento opportuno, si potrebbe dire anche il momento della salus (salute/salvezza).

L’investimento trasforma il kronos in kairos (il prof Malaguti non condividerebbe questa impostazione, la sua era una visione mistica), lo trasfigura.

Ogni momento, è sotto gli occhi di tutti – non ci sono privati segreti nella nevrosi – l’uomo rimanda la facoltà di porre il kairos, per mantenersi nel kronos coi danni che seguono ed i pochi benefici di risulta che ne provengono.

Nella Bibbia si parla di paese ove scorre latte e miele: questo paese non preesiste agli israeliti, essi hanno da crearlo, lavorando, soprattuto col pensiero. Ci metteranno 40 anni e non ci arriveranno nemmeno: tutti coloro che sono partiti dall’Egitto sono periti prima di entrarvi, lo stesso Mosè, loro patriarca, padre e guida non potrà entrarvi: partendo col pensiero da schiavo non si accederà mai ad un pensiero libero; lavorando per il paese del latte e del miele si perdono i benefici secondari: “Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà!” (Esodo, 16,3), in favore di …

Si perde anche “l’amore”, che non esiste per cui non è una gran perdita, ma proprio perchè inesistente è durissimo da lasciar perdere.

“Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.” (Isaia, 46-16)

Oggi anche a me è offerta, ancora una volta, la possibilità di aprire una strada nel deserto.