San Sebastiano 2026

Mi sono spesso chiesto come mai il Venerabile Pio XII abbia affidato alla protezione di san Sebastiano gli allora vigili urbani; la risposta è banale, immagino: glielo hanno chiesto, come dicevo lo scorso anno offrendo la traduzione del Breve “Praeclaros inter Christi”, alcuni comandanti ed il moderatore generale dell’O.N.A.R.M.O., Opera Nazionale di Assistenza Religiosa e Morale degli Operai.

Sempre lo scorso anno facevo notare che questa pia associazione fa riferimento al mondo operaio e non a quello militare (meno male) o a quello della pubblica sicurezza (che ai tempi era militare, se la memoria non mi inganna).

Dunque, operai della tutela della civica civile convivenza.

Ma e san Sebastiano?

Mi è venuto in mente il contrasto, molto militato da tanta cultura tra Antigone e Creonte in parallelo con Sebastiano e Diocleziano ma l’ho scartato: Sebastiano non è un contestatore, a lui non interessa fare la rivoluzione o agire in base a presunti diritti astratti.

Il suo delicato ruolo di tribuno della prima corte pretoria certifica una certa vicinanza al potere costituito, alla figura dell’imperatore: non è uno da centro sociale ma un uomo d’ordine, preposto alla sicurezza personale del massimo rappresentante del potere di allora.

L’essere cristiano, vittime di crudele persecuzione erano i cristiani a quel tempo, non lo porta a contestare l’istituzione, cui si mantiene fedele.

Il suo lavoro è proporre a coloro che incontra di cambiare diritto, pur restando fedeli alla forma di governo di quel momento storico, lavoro giuridico di supplemento rispetto al diritto statuale, come fa il lievito con la farina, la rende feconda perché il pane possa esistere.

Il vigile urbano oggetto della protezione che se ne fa di cotanto protettore?

Poco o niente, come sempre accade in questi casi: una cerimonia religiosa, qualche chiacchiera di circostanza, qualche bilancio dell’anno appena trascorso, il programma di quello iniziato, consuetudini trite e ritrite.

Eppure irrinunciabili perché momento pubblico di riconoscimento di chi lavora al servizio di un’istituzione.

Tutela di una civica e civile convivenza nell’ambito di una comunità: è sfida che può spaventare ma serve ricordare il santo patrono e la sua fedeltà all’istituzione.

E la sua fedeltà a quel che aveva incontrato, che gli ha cambiato la vita al punto da stimarla non degna di essere vissuta ove gli fosse impedito di godere di quell’incontro, con Cristo risorto e la sua chiesa

Fedeltà perché Cesare non venga mai meno, ma tenendo a mente che non è Cesare l’unico orizzonte.

Cambiando ambito: il successo di san Sebastiano nell’arte è stato enorme, per svariati motivi che non starò ad approfondire in questa sede.

La sua raffigurazione ha subito un notevole cambiamento: da uomo maturo a giovane sbarbato spesso ritratto in languide pose e con tratti efebici, un’autentica benedizione per gli artisti che potevano esibire il loro virtuosismo nella rappresentazione del corpo umano senza temere le severe maglie dei censori.

Uno dei pochi uomini ammessi in chiesa quasi nudi, tanto da avere suscitato, in qualche caso, la bramosia di pie donne che lascivamente contemplavano la bellezza del giovane; ne parla Vasari raccontando che i frati di un certo convento decisero di spostare il proprio bellissimo santo, opera del pittore Fra Bartolomeo, nella sala capitolare per non far cadere in tentazione le allupatissime fedeli.

Dopo questa nota di colore auguro a ogni collega degno di tal nome una santa ricorrenza, che il santo protettore ci sia propizio sebbene manco a lui è ancora riuscito a compiere il miracolo di avere una riforma di questa vituperata professione.

Lo invito a prestare molta attenzione perché ho grande timore di quello che stanno elaborando in parlamento ma magari è la mia solita vena pessimista che tanto mi ricorda il mitico Gufo Triste (che molti ignoreranno chi sia).

Fedele alla tradizione, anche quest’anno un giorno di ferie, com’è doveroso prendere in certe solenni occasioni.

Parma, 20 gennaio 2026, memoria di san Sebastiano martire

 

 

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