Non credo mi sia mai successo di dedicare ben due post consecutivi alla stessa personalità politica; in realtà non è del tutto corretto perché il post precedente aveva più ampio respiro ma la figura del ministro degli esteri vi giganteggiava comunque, per una splendida serie di affermazioni sulla polizia locale degne di alta considerazione in prospettiva elettorale.
Come dicevo, le esternazioni poco diplomatiche del capo della diplomazia italiana mi hanno convinto ad escludere il partito di cui è leader tra quelli votabili alle prossime elezioni politiche ma, semmai mi fossi impietosito e avessi vacillato di fronte ad una scelta realmente complicata, il Nostro ha pensato bene di lanciarsi in un’altra dichiarazione straordinaria, questa assurta a dignità di notizia di grande rilievo.
Premetto che è beato il paese che può permettersi polemiche di questo genere, perché significa che non ha questioni serie da affrontare e non mi riferisco a quelle che i pidini e cespuglietti vari stanno ripetendo come un mantra, non sapendo che altro dire e comunque senza fornire concrete indicazioni su come intendano realmente operare.
Ebbene il ministro si è lanciato in una discussione sulla scelta della compagna ma anche del compagno, ha rispettato la par condicio sebbene all’uomo abbia dedicato minor tempo e dettagli: compagna carina (ai miei tempi quando di una ragazza si diceva “è carina” si intendeva dire che, insomma … era un gradino appena sopra a “è simpatica”) piuttosto che appariscente, gonna più lunga invece di gonna corta, morigerata piuttosto che libertina.
Il ministro è liberissimo di consigliare al proprio figlio di scegliersi la compagna cHe gli pare, quello che mi ha stupefatto è la mancanza di consapevolezza: il capo della diplomazia non può ignorare che affrontare certi argomenti in pubblico espone, oggi più che mai, a bordate polemiche e/o ironiche infinite.
Per questo mi ha fatto tenerezza, perché sembra inconsapevole del valore delle sue parole: sono convintissimo che non avesse alcuna intenzione di offendere le donne o di sminuirle, ma non può non rendersi conto che in un ruolo come il suo meno si parla meglio è, se poi gli argomenti sono a rischio politicamente corretto la bocca deve essere cucita, sigillata.
Dopo due boutade del genere chiedo pietà per questo povero ministro che, evidentemente, manca di un “censore”, cioè di un addetto stampa che lo consigli e reprima la tendenza al vaniloquio.
Purtroppo, prima che pubblicassi questo post, il povero ministro si è lanciato in un’altra affermazione da collezionare tra le perle di saggezza.
Riferendosi all’impunità di certi ceffi, ovverossia di tali manigoldi che imperversano nelle strade della Repubblica, ha testualmente dichiarato: «Colpirne uno per educarne cento: credo che serva e che anche alcuni magistrati debbano mettersi la mano sulla coscienza» (fonte Corriere della sera online).
Non entro nel merito nemmeno in questo caso, mi limito solo a ricordare che la locuzione “colpirne uno per educarne cento”, sebbene risalente all’antichità, in epoca moderna è ricordata perché utilizzata non proprio da un campione di liberalismo, tal Mao Zedong: Tajani che si ispira a quel comunista di Mao credo abbia inquietato, e non poco, la buonanima del suo vecchio capo, quel viscerale anticomunista del Silvio Berlusconi da Arcore.
Il ministro, infine, non poteva ignorare che la stessa frase era stata utilizzata dalle Brigate Rosse, non proprio un gruppo di educande, ma efferati terroristi, ovviamente di sinistra.
Tre esternazioni che hanno lasciato il segno, un segno di cui non andrei particolarmente orgoglioso.
Mi auguro per il ministro un radioso futuro nelle tante attività cui potrà dedicarsi con profitto una volta che avrà cessato l’incarico di alta direzione della diplomazia italica (per sopraggiunto termine di legislatura, non ne chiedo le dimissioni), tra queste consiglierei “esami di riparazione” in oratoria e retorica.
Parlare meno (molto meno) e meglio.
Parma, 27 settembre 2026, XXVI domenica del tempo ordinario – memoria di san Vincenzo de Paoli