Una difficile scelta politica

Si avvicinano le elezioni, ormai il clima è quello elettorale anche se si andasse a votare a scadenza naturale, quindi l’autunno prossimo.

Mi trovo nel consueto imbarazzo di dovermi orientare nella scelta del voto; ho scritto consueto perché ogni volta che le urne chiamano io rispondo, lo ritengo un diritto e dovere civico irrinunciabili.

Ogni volta, tuttavia, mi ritrovo in forte imbarazzo nella scelta: ormai sono decenni, trascorsi gli anni della prima giovinezza in cui votavo PCI, come da tradizione famigliare (che fortunatamente si è persa), che escludo aprioristicamente tutte le formazioni politiche che partendo dal PD virano verso sinistra.

Anche oggi, quindi, PD, AVS e 5 stelle (che apprezzo, usando un modo dialettale parmigiano, “come un bego nella minestra”, lascio a voi la traduzione) manco li considero.

Fanno da contraltare la Lega salviniana – nonostante la stima per il ministro Giorgetti, che considero uno dei pochi ministri competenti – i neonati futuristi italioti intruppati dal generale in vestaglietta frou frou: non considerabili.

Fratelli d’Italia ha di buono il ministro Crosetto, la premier, che malaccio non è, e che altro?

Apprezzo moltissimo il sostegno all’Ucraina, doveroso, poi non saprei, quindi nemmeno loro terrò in considerazione.

Sarei orientato al centro, Lupi non mi dispiace, per moderazione ed equilibrio, Calenda (che ho sostenuto l’ultima volta) dice cose sensatissime e sicuramente valide ma è talmente ingestibile che credo lo lascerò come estrema riserva.

Ci sarebbe Forza Italia, non che entusiasmi anzi, ma ha un certo peso elettorale e quindi la possibilità di incidere sulle scelte del governo.

Poi succede che il suo leader partecipa a una trasmissione su Rete4 e si lancia a parlare della polizia locale, dicendo fuori gli imboscati dagli uffici.

Mi direte: “beh ti fai condizionare da una battuta?”, “di fronte ai problemi che affliggono l’Europa, il mondo e l’Italia, ti fermi a una frase infelice?”

Veniamo prima alla frase incriminata: “si potrebbe utilizzare la polizia locale, che spesso nelle grandi città finisce per essere anche un po’ imboscata negli uffici, a stare in mezzo alla strada e a fare tante cose che poi sono invece costretti a fare le forze dell’ordine”.

Poi ha tentato di metterci una pezza che, tradizionalmente, è peggiore del buco; non sono in grado di citare la fonte, quindi chiedo scusa in anticipo se queste parole non fossero vere.

Sentiamo che dice: “bisogna far fare di più alla polizia locale; ho usato una battuta dicendo imboscati ma volevo soltanto dire: meno agenti della polizia locale negli uffici, più agenti della polizia locale per strada. Io voglio valorizzare la polizia locale. Faccio battaglie sulla polizia locale dal 1994: voglio dire, deve essere pienamente impegnata per garantire la sicurezza, non per fare pratiche burocratiche.

Noi abbiamo bisogno che tanti servizi, che forse fanno le forze dell’ordine, le possa fare la polizia locale che deve essere adeguatamente formata e ringrazio l’assessore XX che ha fatto una scuola di formazione, una vera accademia per la polizia locale, perché non basta una persona, mettergli un berretto e una divisa per dire tu sei un bravo agente di polizia, devi essere formato e l’accademia della Regione Lazio va proprio in questa direzione, avere più impegno della polizia locale per fare tanti servizi che vengono tolti alle forze dell’ordine, i quali possono essere impegnati nel contrasto alla criminalità.

Ma anche la polizia locale, controllando il territorio, garantisce … per quello ho detto … Qualcuno si è offeso, qualche sindacato … ho fatto una battuta – meno imboscati sì – poteva non piacere – forse ho sbagliato a dire così. Io volevo dire meno imboscati, meno gente in ufficio e più gente per strada. Credo che gli agenti della polizia locale capiscano quello che voglio dire. Cioè premiamo anche quelli che stanno per strada”.

Queste le dichiarazioni del ministro degli esteri e vicepresidente del consiglio: mi soffermo un istante sulla figura del ministro degli esteri perché il capo della diplomazia, di solito, è una figura istituzionale di alto rilievo, che parla soppesando le parole con un’attenzione vivissima, ben sapendo che il loro utilizzo può creare o sciogliere problemi di notevole rilievo.

Il che per dire che da un ministro degli esteri ci si aspetta estrema ponderatezza, cautela e scelta accurata di parole e concetti.

Veniamo al nostro: parla di imboscati che, secondo il dizionario Treccani è “Chi o che, in periodo bellico, pur avendo obblighi militari, riesce a tenersi lontano dalla zona di operazioni, sia rimanendo nelle retrovie, sia facendosi assegnare a servizî più comodi e meno pericolosi (sign. conservatosi nel linguaggio di caserma e, meno, degli uffici, con riferimento a chi si sottrae ai lavori più faticosi facendosi assegnare a reparti tranquilli o a mansioni di scarsa responsabilità).”

E spiega che era una battuta, cioè diceva esattamente quel che pensava realmente – studiare un po’ di Freud, anche quello spesso citato a sproposito in aforismi triti e ritriti, sarebbe stato sufficiente -il ministro pensa che in polizia locale ci siano tanti imboscati che andrebbero messi in strada e non a fare pratiche burocratiche.

Mi aspettavo dal ministro che, essendo al governo da quasi 5 anni, fosse in grado di dire quali pratiche burocratiche ha eliminato o intende eliminare o togliere dalle competenze della polizia locale.

Chi governa ha l’onore e l’onere di operare delle scelte: ministro scelga, agisca, prenda decisioni e le faccia portare a compimento. Se non lo fa lei chi deve farlo?

Mi aspettavo anche che dicesse: visto che le pratiche burocratiche sono equamente condivise, iniziamo dagli organi centrali, su cui i ministri hanno competenza diretta.

Un esempio banale: per rilasciare i passaporti servono poliziotti? O per le pratiche all’ufficio immigrazione? O per il rilascio di permessi ed autorizzazioni di competenza del questore?

E vogliamo parlare delle strade sicure presidiate dai militari?  Perché i soldati non fanno quel che devono fare in base all’uniforme che indossano e vanno a supplire/integrare il lavoro di polizia e carabinieri?

Dimenticavo: le squadre sportive di polizia, carabinieri e finanza? Certo permettono la sopravvivenza di discipline sportive che altrimenti scomparirebbero per mancanza di fondi, e va benissimo così, ma questi sono tutti imboscati he porteranno pure in alto il prestigio della Repubblica, ma non sono in strada a combattere il crimine.

Si potrebbe continuare ma mi sono stancato; la chiudo parafrasando una battuta che prendo in prestito dal romanzo “Quo vadis?” dello scrittore Henryk Sienkiewicz: “Addio, ma smetti di dedicarti alla polizia locale, commetti omicidi, ma non pensare a valorizzarla, avvelena la gente, ma non parlare più di imboscati, sii incendiario, ma non parlare di burocrazia. Questo è l’augurio e l’ultimo amichevole consiglio che ti manda un rattristato operatore di polizia locale, imboscato”.

Ovviamente dimenticavo di richiamare alla memoria una riforma, nata con una legge dedicata alla semplificazione dei controlli alle attività economiche che oltre a essere imbarazzante è, al momento, una “simpatica” incompiuta che, peraltro, è destinata a creare altra burocrazia e imboscati.

Avrete capito che con queste premesse Forza Italia non gode delle mie simpatie.

Vorrei evidenziare che questa critica al ministro non ha scopi di difesa della categoria cui appartengo sia perché sono ormai anni che mi vergogno di appartenervi (ma sono troppo vecchio per avere alternative) sia perché quando volesse parlare delle criticità potremmo incontrarci e starne a discutere per giorni.

Se Diogene cercava l’uomo col lanternino, chiederò un faro per cercare un partito cui dare il voto.

Al momento non ho molte speranze.

Parma, 20 settembre 2026 memoria dei Santi Andrea Kim Tae-gon, Paolo Chong Ha-sang e compagni martiri

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