Giornata ottima; ne ho tratto un video, come al solito.

Grazie all’idea dell’amica Silvia Sangiorgi, il primo maggio, una di quelle feste che… lasciamo stare, abbiamo deciso di andare a Conegliano Veneto, per visitare, oltre alla città, la mostra dedicata a Vittore Carpaccio; sebbene partiti di buon’ora, c’abbiamo messo una vita a causa dell’ingorgo a Bologna.

Arrivati sul posto, in una giornata uggiosa, ma fortunatamente senza pioggia, salvo qualcosina a fine visita che non ha disturbato, abbiamo trovato una cittadina decisamente bella, ben tenuta, tranquilla e ordinata (anche se il tutto è stato condizionato dalla festa, almeno credo).

Ci siamo diretti subito alla mostra che si è rivelata interessante, soprattutto grazie alle considerazioni, sempre stimolanti, dell’ottimo Gabriele Trivelloni che da grande storico e filosofo, ha saputo inserire nella temperie culturale del tempo l’autore.

La mostra comprendeva anche alcune opere del figlio, Benedetto Carpaccio, decisamente inferiore al padre.

Vittore è bravo, un artista decisamente capace, ma, come altre volte, mi lascia abbastanza indifferente, nonostante alcune opere siano decisamente piacevoli e che apprezzo molto.

Quel che più mi ha colpito, però, è stata una sacra conversazione, come vengono spesso chiamate opere che ritraggono Maria, il bambino e santi vari, che rappresenta una scena, appunto, con Maria, Gesù Bambino e  santi vari: quel che si coglie, a prima vista, è l’atteggiamento serio, cupo, dei santi; nessuno ha apporto con gli altri, nè tanto meno con Maria o Gesù; l’impressione è che ognuno sia lì a farsi i fatti propri, chiuso in un cupo isolamento.

Con Gabriele ne è venuta un’analisi interessante che rimanda a Lutero, siamo nell’epoca della ribellione, e alla sua idea di lasciar perdere una chiesa che si era già persa da sola, come testimonia l’opera di Vittore Carpaccio, tra altri.

Usciti dalla mostra, abbiamo fatto un salto nella sala dei battuti, locale molto bello, affrescato da Ludovico Pozzoserrato e  Francesco da Milano, per la confraternita dei battuti; a fianco la sala del capitolo con begli arazzi fiamminghi.

A seguire il Duomo dove c’è una bellissima pala di Giovan Battista Cima da Conegliano che si conferma autore di altra levatura; un salto al castello, davanti a casa di Cima e via al ritorno.