Per una serie di coincidenze, anzi di mie decisioni, mi capita di riuscire a prenderne qualcuna ogni tanto, ieri pomeriggio sono uscito con un collega tra i miei prediletti, tal Benny come l’ho soprannominato.

Eravamo, dunque, a controllare il territorio cittadino quando Giove Pluvio ha pensato bene di gratificarci dei suoi favori, facendo scendere sulla città una certa quantità di acquoreo nettare classificabile come botta d’acqua.

Puntuale come una legge scientifica, un sottopasso della tangenziale ha pensato bene di riempirsi di svariati cm di preziosa acqua, trasformandosi in un bacino di facile navigazione per un canotto, un po’ meno agevole per le vetture.

Col Benny ci siamo scapicollati in loco ed abbiamo iniziato un’opera di pulizia dei tombini intasati, a mani praticamente nude: ho usato i guanti antitaglio che ho in dotazione, non proprio uno strumento adeguato per mettere le mani in mezzo all’acqua nera, ma di necessità virtù.

Eravamo fermi in curva, coi lampeggianti accesi, ma questo non distoglieva di certo i tanti sconsiderati che ci sono passati a fianco a velocità improponibili: tutto lasciava presagire la possibilità che qualcosa di poco carino avrebbe potuto accadere e accaderci ed infatti le mie fosche previsioni si sono avverate, anche se parzialmente.

All’improvviso un’auto si è fermata in corsia di sorpasso, spaventata, non l’auto ma la conducente, dall’ondata d’acqua ricevuta dal furgoncino che la precedeva; la sua fermata ha provocato quella del veicolo che la seguiva ma non di quello che procedeva subito dopo, che non è riuscito a frenare per tempo, ma questo è stato niente; nel giro di 10 secondi abbiamo udito un “ciocco” che ci ha raggelato il sangue, facendoci temere qualcosa di irreparabile: fortunatamente la cosa è finita lì, con un’auto semidistrutta ed io e Benny a mettere in sicurezza l’area in attesa del carro attrezzi.

Auto con lampeggianti, come prima, noi vestiti coi giubbottini gialli e birilli per delimitare una sola corsia, tutto inutile, sembrava impossibile far capire ad un consistente numero di deficienti che c’erano persone che stavano rischiando la vita: gli stessi conducenti sconsiderati e i due operatori in strada.

Il buon Benny è stato ottimo ma ha percepito il concreto pericolo di finire male (molto male) per 3/4 volte, il che non è esperienza raccomandabile; nel mio caso mi sono visto aumentare la collezione di esperienze destabilizzanti che ritenevo più che abbondantemente completa (purtroppo è una collezione inutile ai fini di stabilire nuove conoscenze; mi immaginate a dire: “vuoi salire da me che ti mostro la mia collezione di esperienze devastanti?”).

Ci è andata bene e questo è quel che conta, ma avrebbe potuto andare molto diversamente e tutto perché ci sono degli imbecilli che non riescono a rallentare manco a prenderli a pedate.

Un’altra esperienza che non mi è stata di aiuto e che mi conferma ancora una volta in una convinzione che ho da decenni: gli italiani sono per la gran parte un popolo bue di persone maleducate e arroganti; non tutti ovviamente ma stando in strada si tocca con mano quanto la volgarità, l’arroganza, la maleducazione e la supponenza la facciano da padroni.

Ma anche con persone intelligenti e ragionevoli mi è capitato di non riuscire a far capire che far uso delle cinture di sicurezza non è un comportamento da sfigati, ma un salvavita: non c’è stato verso.

Non nutro speranze per il futuro ed il senso di isolamento si è accentuato ulteriormente.

Grazie comunque all’ottimo Benny che ha condiviso questi poco piacevoli momenti.

Parma,  settembre 2019 memoria dei Beati Claudio Barnaba Laurent de Mascloux, Francesco d’Oudinot de la Boissiere e Giovanni Mazzucconi Martiri, dei Santi Marco Crisini (Krizevcanin), Melchiorre Grodziecki e Stefano Pongracz Martiri di Kosice e dei Beati Rodolfo Corby, Giovanni Duckett e Tommaso Tsuji, Ludovico Maki e Giovanni Maki Martiri