Credo, con un certo stupore, che il post del 31 ottobre sia stato il più letto della mia ormai immensa produzione; essendo dedicato ad un collega e amico che gode di una certa notorietà avrei dovuto aspettarmelo, ma non in questo modo, con quasi un centinaio di lettori, da brivido per uno abituato ad una nicchia piccola piccola.

Il protagonista di quel post era Andrea Piselli, commissario capo in quel di Modena ed ora comandante delle Terre d’acqua, ed era giusto che così fosse, poiché l’occasione per complimentarci tutti con lui è davvero importante.

Ma non è che a Modena c’era e c’è solo lui: ne ho parlato anche in altre occasioni e non voglio ripetermi troppo ma, ad esempio, ricordo bene quando venni assunto che mi diedero a balia (asciutta) ad un collega di provata esperienza, tal Paolo Piccinini al quale ho fatto diventare i capelli verdi, in quei mesi di affiancamento.

Lui posato, riflessivo, un po’ mogio ed avvilito (ne aveva ben donde come feci presto a capire), sembrava il mio opposto caratterialmente: tanto cercava di passare inosservato e silenzioso, tanto io ero entusiasta e caciarone (da buon neofita); mi è rimasto l’essere vagamente sopra le righe, quanto all’entusiasmo ha fatto prestissimo ad andarsene, per non tornare più.

Ho citato Paolo per precisare che in quel di Modena ho avuto modo di conoscere un nutrito gruppo di persone davvero in gamba e umanamente squisite: potrei azzardare che il livello di cordialità e disponibilità  costituiva una piramide inversa rispetto al grado; tanti agenti, alcuni ispettori, un commissario, del resto nihil nisi bonum, quindi silenzio.

Paradiso terrestre? ovvio che no; come in ogni altro posto ci sono state tensioni, a volte incomprensioni (non tanto con me, a dire il vero) e discussioni inutili; di ciascuno – con me alla testa – potrei descrivere minuziosamente i difetti, tuttavia, pensando a quanto scritto da Giacomo Contri, sono riuscito ad applicare, più o meno inconsapevolmente, quello scibboleth che è il prossimo, quello della parabola evangelica.

Giacomo Contri, nel post  del 6/7 ottobre scorsi, nel suo sito “think”, ha parlato di una triplice distinzione che ho ripreso a mia volta in un post intitolato “san Paolo e la stima“: la sagoma, il simile, il prossimo.

Nel caso di Modena ho ripensato a questa distinzione e vi ho ritrovato, come in ogni altro ambiente, sia sagome, sia simili, sia … stavo scrivendo prossimo ma mi devo correggere; come ho già scritto, il prossimo non lo si trova, lo si istituisce.

Questione di incremento del pil, cioè di affari: se non si fanno affari il prossimo non può esistere; scrivevo inoltre che il prossimo è frutto di un lavoro interminabile ma senza fatica.

Ribadisco questo pensiero: il prossimo nasce quando si incontra qualcuno col quale si lavora in vista di un profitto: guardando a quello che ne scaturirà (o potrà scaturirne) si usa lo scibboleth, il setaccio, per filtrare ciò che è buono, lasciando cadere (perdere) quel che non vale.

Ecco cosa è la stima: non l’adorazione invidiosa di uno ritenuto superiore (presto o tardi se ne vorrà la morte) ma il giudizio, sempre a posteriori, di un buon lavoro fatto assieme, ripetuto nel tempo e perciò affidabile.

Non ho avuto a che fare con persone perfette, tutt’altro, o con chissà quali fenomeni, ma con persone che ci sono state, che hanno lavorato, a volte più a volte meno, per rendere più vivibile l’ambiente in cui ci siamo trovati.

Andrea è stato un caso di questi, come lui Paolo che citavo prima, ma dovrei redigere un lungo elenco, di uomini e donne, da Elisa a Claudio, da Cristian a Fiorella, da Sabrina a Gianluca e tanti altri.

Lasciata Modena, ho avuto la fortuna di conoscere anche altrove persone non meno “prossimo”, penso ad esempio a Stefano Bonini in quel di Sorbolo, alle assistenti sociali di Sorbolo e Colorno (Cristina in particolare ma non solo), ai colleghi di Guastalla, per esempio Marco (il supertelegattone), Stefania, un secondo Marco (cortese e sensibilissimo musicista), Luca (detto Luchino), Serena, Gaspare, Lina ed altri ancora.

Penso ancora agli amici e colleghi riminesi, a quelli della SIPL e a tanti altri.

perché cito tanti nomi? lo faccio per monito alla mia memoria che spesso si scoraggia: il lavoro di istituzione del prossimo non offre certezze nè garanzie ma non è vero che è infruttuoso.

La mia formazione mi porta a vedere solo il negativo; il richiamare alla memoria tante persone splendide mi aiuta a lavorare perché cadano certi discorsi.

In questi giorni ho presentato richiesta di mobilità all’INPS; non so se verrà accolta (temo di no) ma è un tentativo per non rassegnarmi, per non abituarmi, per mantenere vivo quel pensiero affarista che tanto mi è difficile coltivare.

Sono cosciente che sarei molto peggio di quel che sono se non avessi incontrato tanti vicini che mi sono diventati prossimo, grazie alla mia o alla loro iniziativa.

Propongo di aggiungere alle beatitudini un “beati coloro che stimano perché vedranno (creeranno) cieli e terra nuova”.

Nella commemorazione di tutti i defunti mi viene da concludere con un pensiero anche per loro, che, se sono ancora viventi, sono intenti a lavorare per istituire prossimo, finalmente senza i cascami del peccato.

Parma, 2 novembre 2018 commemorazione di tutti i fedeli defunti e memoria dei beati Pio Campidelli e Giovanni Bodey Martire