È notizia di pubblico dominio che ho un animo vagamente melodrammatico e l’occasione dello sciopero del 15 gennaio getta polline in uno sciame d’api (così abbandoniamo l’inquinante metafora della benzina e del fuoco) per cui l’incipit lo prendo in prestito dal mio più famoso compaesano, Giuseppe Verdi.

Siamo tutti una sola famiglia,

pugnerem colle braccia, co’ petti;

schiavi inulti più a lungo e negletti

non sarem finché vita abbia il cor.

Sia che morte ne aspetti, o vittoria,

pugnerem, ed il sangue de’ spenti

nuovo ardire ai figliuoli viventi,

forze nuove al pugnare darà.

Sorga alfine radiante di gloria,

sorga un giorno a brillare su noi…

Il coro è quello famosissimo tratto da Ernani, “Si ridesti il Leon di Castiglia”, che credo si adegui bene alla situazione.

Pur essendo positivo (vedi il post precedente), resto convinto che nulla otterremo con lo sciopero ma sono ancor più fermamente convinto che si debba mostrare pubblicamente quanto è il disagio che provano gli operatori della polizia locale italiana: era mia fermissima intenzione non solo di scioperare, ma anche di andare a Piacenza a manifestare sotto le finestre (che temo rimarranno chiuse e sorde) della Prefettura, organo periferico di quel ministero che tanto osteggia una riforma tanto necessaria quanto in ritardo rispetto all’evoluzione della società.

Ne avevo l’intenzione ma la positività mi ha negato la trasferta: si vires desint tamen laudanda voluntas; dalla stanza in cui vivo recluso sarò comunque presente, come credo lo sarà un altro confinato eccellente, lui in una lussuosa suite di un albergo di gran lusso a Dubai, il buon Paolo M. (col quale farò poi i conti al ritorno).

Ho avuto occasione di sentire, alla radio, un intervento di una parlamentare, ignoro il partito e ho dimenticato subito il nome che interveniva sulle modifiche della legge che riguarda (se non ho male inteso) la riforma dell’esercito italiano, ebbene questa onorevole sosteneva la necessità di una riforma poiché l’ultima legislazione in materia risaliva al 2000: mi ha fatto sorridere.

Se è abbastanza scontato che dopo 20 anni, coi mutamenti politici, geopolitici e militari che ci sono stati, sia indispensabile modificare tutta una serie di norme in ambito militare, è possibile che il legislatore sia così miope ed ottuso da non accorgersi che, a fronte dei mutamenti sociali, culturali, economici, la società italiana, le città, i comunelli anche più piccoli e sperduti, ha necessità di ripensare ed aggiornare il ruolo di un attore sempre più in primo piano nella gestione dell’ordinato vivere civile qual è quello della polizia locale?

La domanda è ovviamente retorica: lo sanno benissimo, ma non sono in grado di operare delle scelte, sono privi della capacità di investire su un patrimonio già presente.

Pensare a modelli di polizia già esistenti in altre parti d’Europa, ridefinire ruoli e compiti, eliminare doppioni, ci sarebbe da lavorarci giorno e notte: impensabile che oggi come oggi esista una volontà politica di farlo; se a livello nazionale non si riesce a sistemare quell’anomalia per cui abbiamo almeno tre forze di polizia che possibilità ci sono che si discuta seriamente e si operi una vera riforma della polizia locale? Nessuna, come dimostra il testo di legge vergognoso che verrà discusso in parlamento.

Per tante, troppe ragioni, a tutti fa comodo che la polizia locale resti in un limbo, nebbia oscura, da cui, a seconda dei bisogni, si può “promuovere” a collega delle altre forze di polizia (vedi controlli covid ad esempio) oppure “degradare” a dipendente comunale al quale è fatta graziosa concessione anche una semplice consultazione di una banca dati.

Dante ci collocherebbe tra “color che son sospesi”.

Ritengo lo sciopero una misura estrema, non amo farne né ricordo a quando risalga l’ultimo cui ho aderito, ma credo che sia fondamentale, all’alba di una riforma che sembra improntata al famoso gattopardesco cambiamento di tutto perché tutto resti uguale, testimoniare che molti operatori della polizia locale non ci stanno, che ritengono questa una scelta scellerata, da ignavi.

Gli illustrissimi deputati e senatori che si accingono ad approvare questa riforma vadano a leggersi (o rileggersi) il Canto III dell’inferno dantesco: arriveranno ad avere la pensione, terrorizzati dalla fine anticipata della legislatura, ma ogni euro percepito dopo l’approvazione di uno schifo di legge come quello presentato, mi auguro evochi loro la triste fine di coloro che “per sé fuoro”.

Parma, 13 gennaio solennità di Sant’Ilario di Poitiers, vescovo, dottore della chiesa e patrono della città ducale