In Veneto, che per certi versi è avanti anni luce rispetto all’Emilia Romagna, i funzionari di Polizia Locale iniziano col grado di vice commissario; da noi, in Emilia Romagna appunto, probabilmente non ci arriveremo mai, salvo la repubblica indipendente di Rimini che, facendosi un baffo delle normative regionali in materia ha regalato i gradi secondo il noto principio orwelliano “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Ma torniamo a noi, anzi al passato: alcuni anni sono trascorsi da quando ebbi l’onore di tenere i consueti incontri durante un corso di formazione per agenti neo assunti organizzato dalla Scuola Interregionale di Polizia Locale in quel di Modena, correva l’anno 2017.

Erano presenti a quel corso alcuni colleghi ai tempi dipendenti di vari comuni del parmense; evito i cognomi, non avendo chiesto loro il permesso, ma li cito per nome in ordine alfabetico: Alessio, Loris, Nicola, Valentina.

Di loro adesso posso dire che uno è funzionario a Reggio Emilia, uno a Ravenna, uno a … ecco la sorpresa di oggi, uno, Alessio, lo sarà a breve, a Nogara, amena località della provincia di Verona.

Il buon Alessio, con un impegno davvero encomiabile ha pensato bene di studiare, con buon profitto, e di laurearsi; nel giro di 6 mesi, poi, è riuscito ad entrare in alcune graduatorie una delle quali il comune di Nogara ha deciso di utilizzare per assumere un nuovo vice commissario.

Con la determina di giunta approvata oggi, Nogara ha attinto dalla graduatoria di Lugo, il che significa che Alessio inizia un nuovo percorso, un cambio di vita radicale: ruolo professionale e regione di lavoro: abbandona una comfort zone in cui tutto era ormai consolidato; da agente stimato, con una solida preparazione alle spalle, ormai capace di gestire una gamma di situazioni molto variegate, passa a coordinare un gruppo di colleghi che, ne sono certo, quando avranno avuto modo di conoscerlo, lo apprezzeranno e sapranno spremerlo a dovere.

Era una ricchezza per il comando in cui ancora (per poco) lavora, lo sarà anche per quello in cui si rimetterà totalmente in gioco: è un buon esempio di non rassegnazione ad una situazione generale non proprio entusiasmante.

Sono certo che farà bene anzi benissimo proprio nella misura in cui saprà tener vivo e valorizzare lo spirito di iniziativa che lo ha animato in questi anni di lavoro e studio, senza lasciarsi invischiare  in tutte quelle “trappole” che costellano il cammino di ogni serio professionista.

A lui i miei complimenti assieme ai migliori auguri di una soddisfacente carriera.

Ora manca solo Valentina, che si è, anche lei, laureata e sta aspettando l’occasione buona per spiccare il volo: non ho dubbi che riuscirà, avendone capacità e competenze.

La mia cucciolata di aspiranti agenti è cresciuta ed ancora crescerà, ne sono molto orgoglioso; da parte mia spero di avere instillato loro lo spirito di con-laborazione, di condivisione di saperi, teorici e pratici, di stima del lavoro del partner di quel momento.

Chiudo con una citazione di Giacomo Contri che è un invito a questi colleghi (ed amici); è un pensiero sul lavoro che non è solo quello che svogliamo quotidianamente come salariati (ed in base al quale ci definiamo colleghi – non amo più di tanto avere colleghi, né considero o stimo chi svolge il mio stesso lavoro solo perché collega):

“Ho sempre pensato sabato o domenica non come giorno di non lavoro ma come giorno di lavoro non salariato:
in quanto tale, giorno del Signore al quale io come Signore “a sua immagine e somiglianza” dedico il mio tempo.

Si tratta del lavoro libero dal lavoro socialmente necessario come Marx chiamava il lavoro salariato:
nel giorno del Signore non sono socialmente dipendente:
è la dipendenza sociale a renderci servi (e psicotici).

Ho già fatto osservare che coloro che pregano hanno l’arroganza dell’infinita competenza di sapere sul Signore (il che la fa finita con la religione).

Ricordo che da bambino mi chiedevo se studiare di domenica contrastasse con il Dies dominicus:
il che documenta che almeno da bambino ero intelligente.

Il lavoro non salariato è il pensiero, possibile anche gli altri giorni:
devo riconoscere che nella storia gli ebrei hanno più sabati di quanto i cristiani abbiano domeniche.

Il pensiero è lavoro imprenditoriale, orientato all’avere partner per il profitto:
osservo che gli imprenditori non sono salariati:
peccato che i cristiani non abbiano considerato peccato il lavoro salariato domenicale.” (https://www.giacomocontri.it/2016/12/lavoro-domenicale-non-salariato/)

Ad Alessio e a tutti e ciascuno delle persone che ho occasione di incontrare, auguro un buon lavoro di pensiero.

Parma, 31 agosto 2021 memoria dei Santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo e Raimondo Nonnato