Il museo Poldi Pezzoli è uno di quei luoghi che avevo presenti, tra i vari obiettivi che mi ero prefissato, ma senza fissare una data; visto com’era andata la mattina, col diluvio monzese ed il ripiego a Milano, quale occasione migliore? e così è stato.

Ho potuto, peraltro, usufruire del biglietto gratuito come appartenente alle forze dell’ordine, sorpresa graditissima ed inaspettata fattami da un addetto alla biglietteria cordiale e gentile.

Il museo si è confermato subito all’altezza delle aspettative, uno scrigno di opere d’arte di grande bellezza.

 

La sua storia innanzitutto è curiosa perché nasce dalla passione di un colto e ricco milanese, patriota (nessuno è perfetto) che in pieno Ottocento ha pensato di adibire uno dei suoi possedimenti a museo, raccogliendovi opere d’arte e di altissimo artigianato (in particolare orologi ma non solo) provenienti da tutte le zone di un’Italia non ancora unificata.

Gian Giacomo Poldi Pezzoli è stato un benefattore, nonostante le pessime idee politiche; il suo progetto, secondo la moda eclettica che ha riscosso tanto successo ai tempi, è stato quello di esporre le varie opere in stanze addobbate secondo lo stile dell’epoca degli oggetti.

Ho iniziato la visita dall’armeria che, almeno per me, è la parte meno interessante perché le armi non mi sono mai piaciute più di tanto, salvo le decorazioni di spade, pugnali e cose simili; la sala è stata ideata da Arnaldo Pomodoro perché l’originaria destinazione in stile neogotico è rimasta distrutta durante i bombardamenti dell’ultima guerra mondiale.

Vi son esposte in prevalenza armi, soprattutto da parata del Rinascimento di are milanese e bresciana e armi da fuoco del Cinquecento tedesco: scudi, elmi e impugnature di spade sono deliziosi.

Il primo pezzo che mi ha mandato in solluchero è stata la fontana alla base dello scalone, in stile barocco: un elemento che non ci si aspetta all’inizio di una scala, all’interno di un palazzo, quindi una sorpresa di quelle che proprio sono di mio gusto perché chi penserebbe di posizionare una fontana in un luogo chiuso e quasi angusto?

Bellissima anteprima, antipasto di un sontuoso banchetto che attende i visitatori al piano nobile dove sono custodite varie opere che mi hanno conquistato a partire da alcuni busti opera di Antonio Canova ed uno splendido ritratto del cardinale Benedetto Odescalchi (poi Pontefice col nome di Innocenzo XI, beato il cui corpo è esposto all’interno della Basilica di San Pietro in Vaticano) opera di Jakob-Ferdinand Voet, autore a me ignoto ma bravissimo.

C’è poi un immancabile san Girolamo in abiti cardinalizi, splendido, un Trittico con la Madonna della Misericordia, con un altro santo immancabile, san Sebastiano (è riconosciuta la mia passione per questo santo cui mi accomunano alcune contraddizioni non prive di rilievo per la mia vita), una Madonna allattante, un altro san Sebastiano, stavolta di pessimo gusto (a mio giudizio), una Madonna delle rocce copia di Leonardo, assolutamente deliziosa e chiudo questa parte col Ritratto di Francesco Vincenzo Brivio, nipote della famosa Cecilia Gallerani – era sua zia materna – amante di Ludovico il Moro e, secondo tradizione, ritratta nella famosissima Dama con l’Ermellino custodita a Cracovia nel castello del Wawel che visitai anni fa con gli ottimi Cristian Cosimo e Gianluca de Simone detto Tortello,  opera di Vincenzo Foppa.

Ho poi scoperto un altro pittore davvero bravo, tal Andrea Solario di cui ignoravo l’esistenza (come di tanti altri), ebbene di costui c’è una Madonna allattante niente male ed uno splendido Ecce Homo.

Poi un’opera di intaglio, Lo sposalizio della Vergine, di Giovanni Angelo del Maino, opera deliziosa quindi un sant’Antonio da Padova di Bernardino Luini in cui il viso del santo è espressivo e triste come si conviene a chi ha ben presente la vanità delle cose terrene ma, al contempo, pare indagatore, come a invitare l’osservatore a meditare a sua volta.

Ci sono i ritratti di Martin Lutero e sua moglie Katharina von Bora di Lucas Cranach il Vecchio, che mi ricordano qualche libro di storia di chissà quale periodo.

A seguire il busto del vescovo Ulpiano Volpi di Alessandro Algardi, uno scultore da me assai apprezzato per proseguire con una Vergine leggente attribuito ad Antonello da Messina, molto bello a prescindere dall’attribuzione e giungere ad un Ritratto virile di Andrea Mantegna.

Splendida la Madonna del libro di Sandro Botticelli e molto bello san Nicola da Tolentino di Piero della Francesca per giungere all’immagine iconica del museo, il Ritratto di donna del Pollaiolo.

C’è ancora una Artemisia del Maestro di Grisaldo, personaggio di cui ignoro tutto, seguita da una santa Caterina d’Alessandria per giungere a La fiducia in Dio di Lorenzo Bertolini, un’opera assolutamente moderna che rappresenta una ragazza nuda, inginocchiata, con lo sguardo fiducioso rivolto verso l’alto; opera commissionata da Rosina Trivulzio per commemorare la morte del marito Giuseppe Poldi Pezzoli d’Albertone; ho scoperto che è stata esposta, sempre nell’Ottocento anche a Parma; del medesimo autore c’è anche il busto della committente, anch’esso molto bello.

Ancora si può godere un San Giuliano uccide i genitori, di grande crudezza nella sua semplicità per poi, volando, arrivare ad un Autoritratto con amici di Francesco Hayez, opera curiosa e molto bella.

C’è un curioso Martirio di san Sebastiano di un anonimo detto Tommaso ed una Madonna con Bambino ed un angelo di Biagio d’Antonio che ha un viso della Madonna tanto bello quanto inquietante.

Fa bella mostra di sé una Croce astile di Bernardo Daddi con santi decollati alle estremità, un altro san Sebastiano di Alberto Crivelli che, come il governo nato in questi giorni, fa coincidere nome e funzione: il san Sebastiano di Crivelli è decisamente crivellato da numerosissime frecce.

C’è ancora uno splendido Ritratto d’uomo e Memento mori sul verso di Andrea Previtali detto Cordeliaghi, un Ritratto di missionario di Jusepe de Ribera, c’è Tintoretto, la collezione di oggetti sacri e gioielli ed una di orologi.

Un luogo magico dove è un piacere muoversi per cui chiudo con un invito: andate a visitare il Museo Poldi Pezzoli perché è un’esperienza piacevole e arricchente.

Milano 22 giugno 2019 memoria di san John Fisher cardinale martire