Buon compleanno caro Federico, oggi festeggeresti il 57mo compleanno, il primo, tra gli amici (ti precede giusto un onomastico ma è un’altra storia).

Essendo nati nello stesso anno, a Livigno (dove sai che ho lavorato per un paio di stagioni) ci avrebbero chiamati coscritti, appartenenti alla stessa leva militare: tra coscritti in quelle terre così ostili sembra esserci una speciale forma di legame.

Stamattina ho ricevuto un messaggio da Guido, altro coscritto, che mi informava di una celebrazione, oggi pomeriggio, nella chiesa di San Paolo; in quel testo si faceva riferimento alla 5B: è bastato quel richiamo per non farmi partecipare.

La classe, come i coscritti, è un concetto privo di significato se non quello di un casuale raggruppamento di persone, per un certo tempo, per lo svolgimento di una determinata attività, la si potrebbe definire un contenitore.

Potrebbe essere anche, come ogni altro evento umano, un’occasione: per me non lo è stata per cui non ritrovo alcun legame con la 5B, salvo, se sarà, col buon Guido che, essendo tuo amico, ha un credito aperto perché sarebbe sciocco non valorizzare i buoni amici degli amici.

Pensando al compleanno, sarà casuale ma il giorno di nascita e quello di morte coincidono, il 12, un numero di valore simbolico enorme.

Nella Bibbia il 12 è legato ai figli di Giacobbe e quindi alle tribù di Israele, è infatti il numero della totalità del popolo eletto e ne esprime, quindi, lo stato di perfezione.

Un numero così importante che nel libro dell’Esodo (Es, 28:21), parlando del pettorale degli abiti liturgici di Aronne, se ne fa menzione, ma i riferimenti più rilevanti sono, ovviamente, nel Nuovo Testamento, i 12 apostoli, 12 sono le ceste di pane avanzate dopo la miracolosa moltiplicazione, 144000 (12X12X1000) sono gli eletti dell’Apocalisse e 12 sono le porte della Gerusalemme Celeste, 12 i basamenti delle mura.

Sei venuto al mondo e nato al cielo, insomma, in un giorno importante. 

Sono convinto che adesso ti trovi proprio in quella Gerusalemme Celeste da cui guardi noi con quel misto di divertimento, ironia e compassione che ti hanno sempre contraddistinto.

Ti farai delle belle risate, ti incaz.. no non si usano questi termini dove vivi adesso, diciamo che ogni tanto ti verrà un po’ di nervoso a vedere quel che combiniamo, ma soprattutto, ti darai da fare presso chi conta per ottenerci protezione e benefici.

Ci sono alcuni episodi che ricordo con grande chiarezza e dolcezza anche: mi riferisco a quando, lo hai fatto varie volte, ma due mi sono molti vivide nella memoria, ti “confessavi”.

Mi hai confidato alcuni episodi della tua vita, chiedendo a me un giudizio, anche in sovrappiù rispetto a quello del confessore: ne ero onorato e mi sono sentito sempre molto responsabile, era una sfida per me ancor prima che per te, perché per darti una risposta “sincera” dovevo mettermi in gioco io stesso.

Rischio di ripetermi, anzi ne sono certo, ma mi aspetto sempre che mi compari in sogno e vieni a dirmi che sei salvo (ad imitazione dell’esperienza di Don Bosco di cui ho già parlato): so che è sbagliato aspettarsi una cosa del genere (che temo mi spaventerebbe oltremisura, sai che non sono proprio cuor di leone) e che è un atto di egoismo finalizzato più a rassicurare la mia pochissima fede, ma la persistenza di un pensiero del genere, beh evidentemente indica qualcosa di non risolto.

Parlando di sogni e pensando al tuo imminente compleanno, devo confessarti che un paio di giorni fa ti ho sognato, un fotogramma quasi più che un sogno, ma curioso.

Mi trovavo, assieme a mio fratello e a Guido (che trio improbabile, vero?), sul balcone di un edificio molto esteso in larghezza e ad una certa altezza dal suolo, per alcuni aspetti mi ricorda la casa in cui abitava la mia amatissima maestra elementare, per altri il balcone interno di un patio come quello dell’albergo in cui pernottai in occasione della mia prima visita a Siviglia.

Questo grande edificio, casa mia (ovviamente non nella realtà) era attraversato per l’intera profondità da un grosso canale, ricco di acqua corrente; questo corso d’acqua andava a confluire perpendicolarmente nella Parma che scorreva impetuosamente a poca distanza ed era affiancato da un ampio spiazzo di terra movimentata come sei ci fosse in atto un cantiere per lavori di non saprei dire che genere.

Tu ti trovavi proprio lì, in quello spiazzo, a distanza ma a vista e forse anche a portata di voce e proprio una voce non identificata (Guido? mio fratello?) dice qualcosa del tipo “torna” o “tornerà” o “vedi che torna?”

I sogni che ti vedono protagonista o comunque partecipe mi fanno sempre immenso piacere.

Buon compleanno caro Federico, continua a presenziare i miei sogni: è il riconoscimento che sei un patrimonio per il mio pensiero.

Parma, sera del 12 gennaio 2021, dopo i primi vespri della solennità di Sant’Ilario di Poitiers