San Sebastiano martire è notoriamente il patrono della Polizia Locale che, nel giorno della sua memoria, celebra giustamente la ricorrenza con funzione religiosa.

Ricordo quelle solenni, celebrate dall’Arcivescovo – abate di Modena; non veniva celebrato, invece, nelle varie unioni di comuni presso cui sono stato dopo avere lasciato la città estense.

Parma lo festeggia ma a causa di un concomitante, irrinunciabile, impegno, il simposio a Milano, non ho potuto partecipare a queste cerimonia, nella chiesa della Steccata, presieduta da Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma e Abate di Fontevivo.

Ne sono dispiaciuto come se avessi saltato il ballo del debuttante visto che questa era la prima occasione ufficiale che vedeva riunito l’intero corpo, ma sopravviverò anche a questo e magari recupererò il prossimo anno se sarò a lavorare nello stesso posto, cosa di cui non sono così sicuro.

Ma veniamo a san Sebastiano: narra la Leggenda  Aurea di Jacopo da Varagine, testo famosissimo nel medioevo che nella storia dei longobardi si narra che la peste avesse colpito le città di Roma e Pavia.

Questo terribile flagello sarebbe cessato se fosse stato eretto un altare al Nostro Santo, nella chiesa di san Pietro in Vincoli a Pavia e così avvenne: da qui si ipotizza la sua intercessione contro la peste, ben rappresentata anche dai fori delle frecce.

Direi che questa è una delle motivazioni che potrebbero spiegare l’enorme successo di questo santo, rappresentato nella storia dell’arte infinite volte.

Resta comunque una figura interessante perchè Sebastiano era un soldato, a mia vergogna visto che ho fatto obiezione di coscienza ai tempi, ma anche un fervente cristiano, che aiutava i confratelli in difficoltà.

Usava della sua influenza per sostenere i compagni, insomma era un duro ma non troppo “puro”, sapeva come muoversi nelle stanze del potere cui era ammesso, in posizione elevata, un esempio di quello che è l’evangelico “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”.

Non faceva il contestatore, non accampava diritti, insomma non faceva il grillino nè il sinistrorso: “Principi devotus, multo autem magis Christo”.

Si occupava di aiutare e sostenere, non perdeva tempo in polemiche, era amico dell’istituzione, seppure non la tenesse come orizzonte ultimo.

Della celebrazione di san Sebastiano nulla posso dire poiché ero assente ma, quale sorpresa, quando la sera stessa, tornato da Milano, mi sono recato alla Messa prefestiva nella mia parrocchia di san Benedetto.

Ho notato una inconsueta presenza di persone ma ho pensato che si trattasse di una celebrazione dedicata a qualche associazione salesiana (anche se quelle cui ho partecipato finora hanno visto una partecipazione quasi insignificante); si trattava, invece, della presenza di Monsignor Vescovo che veniva a presiedere l’istituzione di un nuovo lettore, cioè di un candidato al presbiterato agli inizi dei suoi studi in seminario.

Quindi il Vescovo perso dalla porta mi è rientrato dalla finestra.

Il Vangelo trattava della chiamata dei primi discepoli, che subito hanno risposto positivamente all’invito di Gesù: un brano interessante perchè cadeva a fagiolo proprio riguardo a quel che avevo sentito al Simposio della mattina.

I discepoli accettano l’invito di Gesù senza porvi indugio in mezzo, come se fossero “innamorati”; credo che non sia successo così.

I futuri discepoli stavano discutendo e riflettendo da chissà quanto tempo sulla situazione di Israele e di loro stessi all’interno di quel popolo; da tempo il Messia era atteso e quelli sembravano tempi in cui qualcosa potesse accadere.

Alle loro riflessioni si è offerto l’invito di Gesù, un’offerta impensabile per loro, una proposta che anticipa la richiesta e le dà forma: Gesù gli ha suscitato la voglia, cui loro hanno corrisposto, con tutta la complessità da una parte e l’inadeguatezza dall’altra.

Chissà quante volte hanno avuto dubbi, si sono sentiti inadeguati, incapaci di comprendere appieno il pensiero del Maestro; se a me venisse uno a dirmi “seguimi che ti farò pescatore di uomini…” come minimo attiverei le procedure per fargli un TSO ma, nel caso invece lo ritenessi persona degna di fiducia obietterei subito “io? ma non sono capace, non sono all’altezza, ma mi hai visto bene?”

Credo che anche loro abbiano avuto queste perplessità eppure ci sono stati, hanno detto sì.

E la loro vita ha iniziato a cambiare, nel rapporto con Lui.

Chiudo con un augurio rivolto a me stesso, ai miei amici e colleghi di ogni parte d’Italia: san Sebastiano ci aiuti a dire sì a quel pensatore che è stato Gesù, cioè ad aprire la propria vita ad un’offerta che ci viene da un Altro, giudicabile come conveniente.

Parma, 20 gennaio 2018, memoria di san Sebastiano martire