“Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Numeri:6- 24-26).

Riprendo queste bellissima citazione perché oggi ricorre il compleanno di un caro amico, il buon Federico Buzzi, che taglia il traguardo di 50 anni di vita.

Festeggerà come meglio crede, in famiglia, ma gli sono vicino, nell’occasione.

La nostra è una conoscenza datata, risale a quando, quattordicenni, siamo finiti in quel circo Barnum che è stata la sezione B del liceo scientifico Ulivi di quegli anni; i primi due nella sede distaccata di Via Verdi, a fianco del palazzo dell’ENEL.

Ho scelto la citazione dal libro dei Numeri perché mi sembra adatta a Federico anche se, l’ho già detto, andrebbe ripetuta più volte al giorno nei confronti delle persone che capita di incontrare.

Innanzitutto perché inizia con una benedizione “Ti benedica il Signore…”. Ultimamente, riemerge nel mio pensiero, la vicenda delle benedizioni bibliche; cosa significa benedire? banalmente mi verrebbe da rispondere “dire bene” proprio come si dice dire bene, parlar bene di una persona.

Qui mi sembra che stia il succo della questione: dire bene significa giudicare l’altro e ritenerlo affidabile nei suoi atti; oggi, con linguaggio moderno, si potrebbe dire fargli pubblicità.

Allora la benedizione del Signore rappresenta un’apertura di credito cui corrispondere, senza che vi sia alcun vincolo di mandato o forme predefinite sia del bene-dire sia dell’accogliere la bene-dizione.

Non è un debito da saldare, ma un’opportunità da cogliere e rendere fruttuosa, di qualunque genere possano essere i frutti.

Nella benedizione seguono il fare grazia ed il donare la pace, il tutto accompagnato dal mostrare il volto del Signore: proposta di rapporto tra partner, con bendisposizione di uno che offre all’altro di lavorare in vista di un profitto e con soddisfazione (cos’altro è la pace?).

Questa benedizione la definirei l’antenato della parabola dei talenti perché questa ne è la declinazione corretta: apertura di credito (non richiesta, ma ricevuta in anticipo), massima libertà di azione, unico “vincolo” il produrre profitto con finale, ulteriore bene-dizione da parte dell’investitore che apprezza.

Uno degli ultimi post di Giacomo Contri, sintetico ed efficace come certe poesie di Ungaretti, suggerisce come forma d’amore il portare acqua al mulino… appunto, l’amore se è importa guadagno, investimento, lavoro e bene-dizione.

Dunque Federico che oggi compie 50 anni… cosa augurargli se non di riscoprire le benedizioni che ha ricevuto in questi anni e di riprendere a lavorare perché assumano nuove forme, magari fino ad ora non pensate o trascurate e, parafrasando un detto che io adoro (una ciliegia tira l’altra, la mia golosità per le deliziose drupe è conosciuta), sperimentandone anche di nuove perché una benedizione tira l’altra.

Come le ciliegie, le benedizioni possono far venire voglia di investire in altri ulteriori campi inesplorati ed anche farla venire ad altri che potranno prendere le opportune iniziative.

Parma, 12 gennaio 2014 memoria di San Bernardo da Corleone Religioso e del Beato Antonio (Antoine) Fournier Padre di famiglia, martire