Mi è stato segnalato dal sempre preziosissimo Gabriele Trivelloni, un articolo del consueto Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere della Sera del 19 luglio scorso, dal titolo Le regole che non fanno la politica.

Si parla di Germania e della differenza tra dominio ed egemonia. I tedeschi sono, da  quasi un paio di secoli, tentati di imporre il proprio dominio, predominio, sull’Europa continentale; i fattori che li hanno portati a questo sono molteplici; oggi  si ripropone, anche se non in termini di dominio, la stessa questione: quale rapporto tra questa inclinazione tedesca ad un certo primato e la convivenza con gli stati europei che fanno parte dell’Unione?

Il dominio, spiega giustamente Galli della Loggia, è sempre malvisto e suscita avversione come gli ultimi episodi greci hanno mostrato e come in Italia ci testimoniano le battute di politici di gran pregio come i vari Brunetta,  Grillo, tutta la sinistra dem e ri(s)fondazione comunista, accorsi al capezzale di Tsipras per sostenerlo nel suo demenziale referendum.

Mi viene in mente che una mia collega dipendente comunale simpatica ed intelligente (nonostante di provata fede sinistrorsa), a proposito dello scontro con la Grecia, ha  utilizzato nei confronti di Frau Merkel lo stesso disgustoso epiteto attribuito al nostro ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi: l’antipatia verso la cancelliera, insomma, è riuscita ad unificare, almeno nel lessico, gli opposti odiatissimi estremi (Berlusconi e la sinistra estrema).

La Germania non sembra essere simpatica, insomma; è vista in tralice, come una prepotente.

Galli della Loggia, spiega in poche efficaci parole cosa sia, invece, l’egemonia ed auspica che la politica tedesca presti attenzione a questo alternativo modo di indirizzare la politica continentale; dice dunque il nostro: “L’egemonia, viceversa, è la capacità di trasformare la potenza in una vasta e multiforme influenza indiretta, esportando modi di vita e di pensare, popolarizzando personaggi e luoghi-simbolo, modellando l’immaginario altrui secondo il proprio, dando forme nuove, le proprie, agli oggetti della quotidianità. L’egemonia, per capirci, è ciò di cui si sono mostrati e si mostrano supremamente capaci gli Stati Uniti: con Hollywood, Lincoln, i jeans, la Statua della libertà e la Coca-Cola.”

Prosegue anche parlando di canzoni tedesche, film, insomma cultura; effettivamente se ci penso di canzoni tedesche non mi viene in mente nulla se non la mitica Lili Marlene che tuttavia temo sia un po’ datata e poco utile a creare un clima di simpatia; c’è poi una canzone italiana che mi ricorda molto la Germania: Alexander Platz, testo di Franco Battiato, cantata da Milva.

Straordinaria Milva, non a caso famosa anche in Germania; incuriosito sono andato a sentirla ancora una volta su youtube e la trovo una canzone splendida; ho trovato anche una versione musicale tedesca che la dice lunga sulla difficoltà linguistica per i non germanofoni.

Questa canzone, quando sono andato a Berlino, mi tornava in mente con frequenza e pensate a che emozione quando mi sono trovato in Alexander Platz (anche se non era febbraio); in realtà la piazza è una delle meno belle della città, che è straordinaria.

Quanto ai film, ricordo di avere visto, secoli or sono un film tedesco assai particolare: Querelle de Brest di Rainer Werner Fassbinder ed un secondo, più recente Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.

Galli della Loggia cita, invece, i telefilm, conosciutissimi in Italia, dell’ispettore Derrick; credo che ci sai un tratto comune tra Querelle, Christiane F. e Derrick ed è il sottofondo di squallore.

Anche il telefilm per famiglie di Derrick trasmetteva questo senso di squallore; dipingeva una Germania in cui regnava l’ipocrisia del perbenismo borghese e lo squallore dei piccoli e grandi borghesi inondavano lo schermo rendendo certamente poco appetibile come modello quel tipo di Germania.

L’inevitabile vittoria del bene lasciava sempre un retrogusto molto amaro, un senso di tragedia ineliminabile anche se solo televisiva, imparagonabile a tanti telefilm americani in cui la vittoria del bene è cristallina, limpida e finisce sempre in gloria.

Adesso in tv ci sono il Commissario Rex, austriaco e non tedesco e, vedo di domenica (il telecomando è proprietà esclusiva di mia madre, io devo adeguarmi) un telefilm con protagonista una foca, anzi no un leone marino, che credo sia di produzione tedesca.

Ricordo anche Squadra Speciale Cobra 11 che è la serie televisiva di produzione tedesca, più venduta all’estero.

Il commissario Rex è una produzione austro tedesca ed è ambientato a Vienna.

Qualcosa, insomma, a livello di telefilm, si è mosso.

Siamo ancora ben lontani dall’egemonia che Galli della Loggia auspica, soprattutto perché, giustamente, fa rilevare che non sono le regole da condominio quelle che possono presiedere all’unione di un continente così radicato in mille differenze campanilistiche.

Sarebbe molto utile che i tedeschi approfittassero della provocazione di Galli della Loggia per aprire un confronto, dibattito, riflessione, chiamiamola come vogliamo sull’argomento; serve veramente di riflettere di “passioni e di audacia, di lungimiranza e di creatività, e poi anche delle parole per dirlo”.

In Germania ci sono stato tre volte; una quando avevo 14 anni circa, a Linkenheim, vicino a Karlsruhe, poi in età adulta a Monaco di Baviera e, recentemente, a Berlino: ne ho avuto sempre e soltanto impressioni positive; i tedeschi hanno il mio rispetto, ammirazione, simpatia.

Mi auguro che sappiano farsi carico di indirizzare l’Unione Europea verso un futuro migliore di quello attuale.

Avendo superato i cinquant’anni non avrò modo di godere degli eventuali frutti che dovessero venire da una sana leadership tedesca ma spero per i miei nipoti, che possano vivere in un’Unione in cui le virtù italiche siano ben indirizzate  dai tedeschi; non è da oggi, infatti, che propugno un nuovo Impero austro ungarico, con l’imperatore a Vienna ed un viceré a Milano.