Domenica pomeriggio di quelle che piacciono a me, passata in ottima compagnia con gli amici di sempre Gabriele Trivelloni e Silvia Sangiorgi; dopo una mattinata tra lavatrici, panni stesi e raccolti, annaffiature di fiori, concimazioni, eliminazione di limacce, pulizie di casa e stiratura, cosa c’è di meglio di un pomeriggio con persone che non solo non sono mai banali ma trasformano ogni incontro in un’occasione di meditazione (e sto trascurando la cena a base di ottima polenta con salsicce che… beh io adoro la polenta e pure il sugo con le salsicce quindi traete voi le conclusioni). Approfittiamo del bel tempo e della voglia di escursione che elettrizza Silvia per trasferirci sulle colline di Salsomaggiore, in frazione Contignaco, che io ovviamente ignoravo esistesse.

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Ho inspiegabilmente dimenticato a casa la macchina fotografica quindi ho dovuto limitare la mia mania fotografatoria a quelle scattate col cellulare, che comunque mi sono utili per ricordare la visita.

La pieve di Contignaco, dedicata a san Giovanni Battista, è gradevole; di interesse il ciclo rovinatissimo purtroppo, di affreschi tardogotici, risalenti al XV secolo, con una interessante santa Lucia rappresentata su un pilastro di destra.

Non è non niente di straordinario e tuttavia è una preziosa testimonianza della ricchezza di una comunità che aveva una chiesetta riccamente affrescata in un posto assai sperduto.

Molto simpatici i fioretti che i ragazzi del luogo hanno attaccato alla croce: dai propositi di non picchiare il proprio fratello (bel fioretto, ma dopo pasqua che fa? gliele dà con gli interessi?). alla rinuncia ai videogiochi, alla smalto per le unghie, alla raccolta dei fiori ad un paio di chicche simpaticissime; uno dice: “aiutare ad apparecchiare la tavola – Gesù aiutami tu”, che mi ha trasmesso un senso di terribile sofferenza, quasi fosse lo schiavizzato figlio di un ristoratore negriero col compito di preparare un migliaio di coperti.

Il secondo è un meraviglioso “mangierò tutto a squola (quello che ci sarà)” che mi dice di un giudizio non proprio lusinghiero sulla mensa scolastica e ancor di più sulla qualità degli studi del giovanotto (non so perchè ma lo penso un maschietto); spero che il parroco gli abbia cambiato tipologia di fioretto e l’abbia indirizzato ad un più profiquo “studierò di più gramatica e itagliano”.

Oggi unisce la vicinanza al paese (Salsomaggiore) coi benefici dell’essere un luogo ameno da cui si gode uno splendido panorama.

Accanto alla pieve si trova il monumento ai caduti della Grande Guerra (riciclato anche per i caduti della seconda guerra mondiale) che mi interessa particolarmente per le letture dei volumi di George L. Mosse che tanti mi appassionano negli ultimi tempi, quando riesco a dedicarmici.

La stele commemorativa riporta le foto di ciascun caduto, per la gloria d’Italia, quasi che essi fossero i nuovi martiri cui viene dedicato un luogo di culto e di memoria (il cimitero militare o aree riservate nei cimiteri civili ed i monumenti ai caduti); la contiguità all’edificio ecclesiastico suggerisce anche una vicinanza ideologica che sarebbe da investigare con attenzione, con la lente dell’ingenuità.

Dopo una breve pausa, cullati dal dolce sole di primavera, siamo tornai a casa dove Silvia ha soddisfatto le mie papille gustative con l’ottima polenta con salsiccia ed una cassata come degna conclusione di una cenetta in compagnia.

Serata dedicata alla visione de “Il tormento e l’estasi”, film bellissimo, con un Michelangelo che si confronta con l’arte dei greci senza complessi di inferiorità e la liquida con un lapidario (quanto purtroppo inefficace): da allora sono passati mille anni e l’incarnazione di Gesù Cristo.

Che Dio mi conceda tante giornate così.