Ho saputo da un messaggio dell’amico ormai di una vita nonché stimato collega (di cui sono stato per anni il celeberrimo sottocoda) Umberto Farina, della morte di Leonardo Fazzioli che fu il mio primo vice comandante, quando fui così temerario e insensato da intraprendere la carriera che oggi rifulge abbellita di ben 3 stelle sfolgoranti (carriera dei gamberi insomma).
Non ho avuto molto a che fare con lui ma alcuni episodi li ho scolpiti nella memoria a partire dalle lezioni sulle segnalazioni manuali, fatte disegnando col gesso un’intersezione a croce, nel cortile anzi in uno dei garage del comando di Rimini.
Mi vergognavo come un cane a simulare la macchina che svolta a sinistra, con la mano a sostituire il lampeggiare intermittente dell’indicatore di direzione (leggasi freccia), fortunatamente è durata poco.
Lezione anche sulla forma; ad esempio ci raccontò (cosa che non ho mai risentito dire) che c’era un unico soldato od ufficiale, non ricordo con chiarezza, che faceva il saluto con la sinistra anziché la destra ed era, credo, il nocchiero di guardia addetto agli onori che, dovendo usare il fischietto con la destra non poteva che salutare con la sinistra.
Con lui ebbi anche una piccola “disavventura” che ricordo ancora con simpatia: mi trovavo a transitare (anche qui ho qualche dubbio ma l’età non aiuta la memoria) in Piazzale Cesare Battisti, poco oltre, come dicono a Rimini, la stazione ferroviaria.
Un’auto era rimasta in panne ed io mi ero fermato e prodigato per aiutare la persona in difficoltà, dando una mano, anzi due, a spingere il veicolo per tentare di farlo ripartire, indossavo l’uniforme o almeno una parte (calzoni e camicia).
Era estate, caldo pazzesco, orario pomeridiano tipo le 13:30, la mia mole che non aiuta, l’afa e la fatica … ad un certo punto sento uno da dietro che suona il clacson, ovviamente lo ignoro, troppo intento a spingere il pesante veicolo, ma lui non demorde e suona ancora: a quel punto il mio spirito fumantino ha tracimato dagli argini del mio olimpico autocontrollo e mi è partito un gesto non proprio da studente di Eton, niente di eccessivamente scurrile, più un segno di impazienza che un insulto.
In pratica mi sono girato velocemente e con un gesto deciso ho invitato il molesto suonatore e proseguire la sua marcia: mentre il gesto arrivava alla sua massima ampiezza di messaggio subliminale il mio io conscio ha percepito il volto del personaggio che mi seguiva suonando: era il capitano Fazzioli che non aveva alcuna intenzione di infastidirmi con quel dare di clacson ma semplicemente intendeva comunicarmi la disponibilità a darmi una mano, ad aggregarsi a me nella spinta.
Riuscii a trasformare quel gesto impertinente in un ampio saluto e … tutto è bene quel che finisce bene: l’auto in quel momento riprese a camminare, il capitano continuò per la sua strada e tutti vivemmo felici e contenti.

Il giorno successivo, incontrandomi, mi disse che gli ero parso agile come la Pantera Rosa, al che risposi: “come la Pancera Rosa, vorrà dire, vista la stazza”; la bonomia della battuta – nessuno, nemmeno il più benevolo dei miei pochi amici potrebbe mai vedermi agile come la Pantera Rosa – testimonia della garbata ironia che lo distingueva.
Toccò a lui reggere il Corpo nel momento dello choc dell’arresto dell’allora Comandante, lo fece con la delicatezza e cortesia che gli era caratteristica, un compito forse troppo difficile in quel momento per una persona del suo stile.
Ricordo che anch’io fui tra quelli che lo criticarono per l’eccessivo basso profilo che tenne; probabilmente fece bene anche se io ero giovane e focoso e avrei voluto ben altro atteggiamento (ero eccessivo io).
Le nostre strade si separarono poco dopo per via del concorso che superai in quel di Cesena, dove entrai a tempo indeterminato (sarei tornato a Rimini, in mobilità, molti anni dopo).

Tanto ero stato educato bene che nella città dei Malatesta, trovandomi ad un posto di controllo a bordo strada e vedendo transitare l’auto del vice comandante, feci, come di prammatica riminese, il saluto al cappello: l’alto ufficiale, evidentemente non aduso a simili smancerie, fece fermare l’auto e venne a chiedermi se avessi bisogno di qualcosa, non avendo interpretato il mio formalissimo saluto come tale ma come un cenno di richiamo dell’attenzione (ne sono ancora scandalizzato).
Non ho più avuto occasione di incontrare Leonardo Fazzioli, salvo in alcune occasioni, ma di sfuggita, durante le edizioni del Meeting per l’amicizia tra i popoli, mentre era intento a fotografare qualcuno, il tutto limitato ad un saluto.
Lo ricordo ed onoro come una persona educata, corretta e gentile, in questo non mi differenzio dalla massa, che non ha mai anteposto il suo prestigio o benessere personale a quello dell’istituzione che ha servito.
Che riposi in pace, come merita.
Parma, 30 aprile 2022 memoria di san Pio V, di san Mercuriale da Forlì e di san Giuseppe Benedetto Cottolengo.