Il 21 gennaio scorso è morto il Dottor Giacomo B. Contri, a ottant’anni compiuti da poco.
Riprendo una citazione che utilizzo sempre in occasioni come questa perché la trovo particolarmente confacente: «In tristezza dobbiamo lasciarci, ma non nella disperazione».
Il dottor Contri avrebbe, giustamente, corretto disperazione con melanconia; le parole sono quelle che Sire Aragorn pronuncia prendendo congedo dalla sua sposa al momento della morte, alla fine de “Il Signore degli anelli”: tristezza per la morte, ma non melanconia (tristezza “infinita” che precede l’evento luttuoso o non lo conclude mai).

Ha portato a compimento il pensiero di Sigmund Freud grazie alla scoperta che la vita psichica è vita giuridica e che il giudizio è premiale prima ancora che penale.

Sulla scia del pensiero biblico, di Gesù e di Freud, Giacomo B. Contri potremmo inserirlo in quella branca della filosofia definibile “metafisica del corpo”, ovvero della legge di moto del corpo di contro alla metafisica della filosofia greca, tutta incentrata sull’essenza; metafisica giuridica, non psicologica, dove l’io-corpo riceve ed è chiamato (vocazione) ad elaborare in proprio quella legge di moto di cui non è provvisto alla nascita perché unico caso di essere vivente sprovvisto di istinto cioè di legge innata e inderogabile. Legge che permette il rapporto con l’altro e che, quando accade, assume il nome di amore

La definizione dell’amore, è un tema che lo ha occupato per l’intera vita.

Cos’è l’amore?

Un esempio dal post del 8/11/2021: «Non amo i miei simili, non accade:
amo i miei partner, coloro che guadagnano portando la loro acqua al mio mulino:
questo passaggio è praticabile, ciò fa giuridico l’amore, un patto.”»

In ottobre ne propone un sinonimo: «E se sostituissimo “amore” con “mi va” ?, cioè un moto autonomo non causato dal “mi”. » E a luglio ancora: «L’amore è l’appuntamento riuscito, non l’ “incontro” o il “rapporto”.»

Di contro ad un secolare oscurantismo sulla parola amore, Giacomo Contri ne offre una definizione chiara e praticabile: «L’amore, quando è, è giuridico ed economico, partnership, S.p.A.

L’ordine giuridico desiderabile è il regime dell’appuntamento:
non si regge su valori perché li produce (“l’albero si giudica dai frutti”).»

Finalmente praticabile!

Nessuno prima ci aveva pensato in termini così chiari ed espliciti: l’amore, l’appuntamento (valutato come conveniente), è produttivo di qualcosa che prima non esisteva, non è la somma algebrica di due contributi, ma è qualcosa di nuovo, di non automatica derivazione, è uno degli aspetti che rendono l’uomo “metafisico” perché la soddisfazione (questo è il prodotto) è inesistente in natura.

L’opera di una vita di Giacomo B. Contri è riassumibile in questo: è praticabile una scienza del pensiero («“Inconscio” significa pensiero, e pensiero rapido ma senza scorciatoie (ossia è logico), e senza fatica, il che consente poi di prenderla con calma nell’azione, senza tagliar corto;
mentre “coscienza” significa anch’essa pensiero, sì, ma è il pensiero segnato dalla rapidità perduta, allungatoia faticosa, cui non tornano mai i conti e continua a rifarli con affanno, il che obbliga alla fretta nell’azione, tagliando corte anzitutto le teste, e rendendo inutili gli anni e i secoli»).

Cui è correlata la concezione giuridica dell’amore secondo la logica del mulino (ovvero produzione di farina): «L’amore è una norma fatta di tre norme solidali:
1. portare acqua al mulino,
2. non distogliere acqua dal mulino,
3. non distruggere il mulino.

Senza questa triplice norma, la parola “amore” è solo spazio sprecato nel vocabolario”.»

Questo lavoro è (stato) elaborato ed offerto a soci, amici del pensiero, categoria alla quale chiunque può aderire alle condizioni di far proprio il lavoro già svolto, per implementarlo.

Si potrebbe concludere citando la Lettera a Timoteo di san Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede»: Giacomo B. Contri ha concluso la corsa e conservato la fede cui ha dedicato l’ultima comunicazione pubblica dandone una definizione, ancora una volta giuridica: «la fede come giudizio di affidabilità (profitto).

Non c’è fede, affidabilità, se non c’è profitto dell’altro.

E non esiste amore di Dio senza la mia acqua al suo mulino. Da Dio voglio che lui guadagni da me e che io guadagni da lui.»

Del suo pensiero ho iniziato a profittare, trarre profitto, farina, da molti anni ormai, così che ritengo, a buon diritto, di potermi considerare uno dei tanti eredi (ma lo sarò solo se avrò portato frutti): eredità già disponibile a babbo vivo (come diceva spesso lo stesso Contri) e fruibile da chiunque, senza necessità di spartizioni (ancora una volta idea di ricchezza).

Ecco perché considero Giacomo B. Contri come padre.

Sono molto dispiaciuto di non poter presenziare personalmente alle sue esequie, a causa degli annessi e connessi dell’infezione da covid che ho contratto giorni fama è come se ci fossi.

Le mie più sentite condoglianze a tutti coloro che lo hanno avuto come amico.

E grazie dottor Contri, amico del mio pensiero.

Parma, 24 gennaio 2022, memoria di san Francesco di Sales