In cripta della cattedrale mi ritrovo, inaspettato, un dipinto, inutile tesserne elogi, di Caravaggio, il San Giovanni Battista.

Bello, bellissimo.

Chiudo la giornata col museo dell’opera (visito qualche chiesa ma niente di che) dove le opere di Duccio mi stendono definitivamente: la bellezza ha abitato a Siena per molti anni.

La Maestà, la vetrata dell’Assunta, ma anche le statue lignee opera di Jacopo della Quercia.

Decido di concedermi anche la veduta dal facciatone, senza sapere bene cosa sia e mal me ne incoglie perchè il facciatone è un parete che guarda la sede della questura e che mi crea un bel panico da vertigini, da cui mi salvo ritornando di corsa nell’accogliente sede del museo.

Ho trovato Siena una città bellissima, molto piacevole da visitare nonostante gli orari; mi è parsa molto umana, con gente seduta davanti a casa, qualcuno mi ha salutato mentre passavo, nessun venditore abusivo in giro, nessun negozietto etnico o cinese, nessun mendicante (salvo uno davanti all’ingresso della chiesa di San Martino, prima della messa (e uno ci sta, no?).

Sentivo il dolce idioma del mio paese prediletto (devo ancora ricordare di che parlo? mi queridisima España) ma anche francese, inglese, tanti stranieri con famiglia e bambini piccoli, coreani (due donne deficienti a fotografare un cagnolino e ridere come ebeti).

Un turismo che mi è piaciuto molto, niente di lercio, miserevole, sguaiato.

Città pulita e ordinata, anche se sotto choc per lo scandalo finanziario del Monte.

Poi c’è il palio, che ho “intravisto” in una sfilata guidata da un tamburino, discendente di quegli uomini raffigurati nelle urne a matrice e da due sbandieratori che avevano facce talmente entusiaste da far sembrare allegre le urne funerarie.

Credo fossero della contrada dell’unicorno e facevano un chiasso infernale, da stadio: questo è una delle poche cose che proprio non ho gradito.

Ho anticipato la messa al sabato sera sia perchè giorno del compleanno sia per avere, il giorno dopo, modo di muovermi liberamente, senza la preoccupazione di trovare una chiesa.

Riprendo dunque il pollicino che si trova la strada sbarrata da un’auto sulla quale il proprietario stava caricando oggetti personali: siamo rimasti in attesa che finisse, senza che nessuno si scomponesse o lamentasse, nè l’uomo ha mostrato segni di velocizzare la sua attività, tutto nella più totale flemma.

Mi è anche piaciuta la semplicità del prete che ha celebrato messa (per il resto un po’ noioso), che ha dichiarato pubblicamente di avere la propria madre gravemente ammalata e per quello, chiedeva preghiere: un perfetto sconosciuto che, con tranquillità chiede preghiere, beh mi è sembrata una buona cosa.

A cena mi concedo un primo a base di pici ed una grigliata piccante di carne, in una trattoria vicina all’albergo, in una zona veramente poco turistica: sarà stato l’effetto fame (a digiuno a pranzo), o il compleanno, il risultato mi entusiasma.

Torno in albergo soddisfatto.

La giornata successiva, visto che a Siena ho visto tutto quel che volevo, penso di dedicarla ad un’altra città: sono indeciso tra Pisa e Lucca; sceglierò quest’ultima, ove ricordo, vaghissimamente, di essere già stato.

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