La cattedrale di Siena è un luogo magico, incantato.

Il pavimento, per quanto non tutto visibile è bellissimo.

Certo la presenza di Ermete Trismegisto e delle Sibille non testimonia della salute “culturale” in cui versavano i cristiani di Siena, al momento della costruzione.

Rimane la testimonianza di un’epoca in cui la città viveva nella ricchezza, sapendo produrre opere che ancora oggi sono in grado di suscitare entusiasmo.

La Biblioteca Piccolomini, cui si accede dall’interno della chiesa, è un gioiello ulteriore, testimonianza del potere della famiglia Piccolomini, almeno al momento in cui Enea Silvio è divenuto sommo Pontefice. Le opere del Pinturicchio, con la vita del Pontefice, mi riempiono gli occhi già sovraccarichi da tutto quel ben di Dio che mi ero appena goduto.

Ci vorrebbe un periodo di decantazione tra una visita e l’altra, di alcuni giorni

Visito, non in successione, l’interno della cattedrale, il battistero e la cripta; mi concedo un intermezzo visitando il prospiciente complesso di Santa Maria della Scala.

Anche in questo caso mi trovo di fronte alcuni affreschi di sicuro effetto.

La Sagrestia Vecchia e il Pellegrinaio sono i due ambienti più interessanti, mentre assai deludente è la cappella di Santa Caterina della notte; mi è molto piaciuto il museo archeologico con alcune teste di canopo e soprattutto le urnette a matrice, piccole urne cinerarie con riprodotti i medesimi disegni.

In particolare i coperchi rappresentano, spesso e volentieri, defunti ricchi, inanellati e con collane, comunque tutti piccoli e rotondotti, pingui come tanti che vedo in giro per le strade.

La scena frontale, invece, riproduce lo scontro tra Eteocle e Polinice, a testimonianza che anche allora le liti parentali erano ben conosciute e diffuse, oppure scene di battaglie.

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