Il 2 aprile 2005 ci lasciava san Giovanni Paolo II, di venerata memoria; sono trascorsi 21 anni da allora e questa data si è illuminata di nuovo, della sinistra luce della morte: in questa notte, giovedì santo in coena Domini, infatti, il caro Nonno Ermes, come era comunemente chiamato in famiglia, ci ha lasciato, 22 giorni dopo sua moglie, la amatissima zia Luciana.
Domenica scorsa, era il 29 marzo, aveva festeggiato 93 anni, già in evidente difficoltà; il giorno precedente, al contrario, dimesso dall’ospedale era abbastanza lucido sebbene ormai con pochissime forze, che sono scemate velocemente.
L’ho accompagnato dall’auto alla poltrona e siamo rimasti a scambiare 4 chiacchiere sull’imminente scadenza della patente, un documento cui teneva tanto ma che aveva deciso di non rinnovare: sperava di poterla declassare in un patentino che gli permettesse di condurre un qualche ciclomotore.
Era un suo cruccio, un’idea fissa degli ultimi mesi ma dopo la caduta, terribile, contro il vetro della porta del bagno, tutto era cambiato.
È stato una figura importante per la mia vita, colui che mi ha fatto da padre, anche se la sua figura è sempre stata sullo sfondo rispetto a quelle preponderanti di mamma e zia.
Un grande lavoratore, di carattere non semplice, dedito ad alcune passioni viscerali, coltivate fino agli ultimi: il lavoro e la pesca con la bilancia.
È stato un perfetto esempio del (piccolo) borghese del miracolo economico, con tutti i pregi e i difetti correlati, dedito alla religione del lavoro.
Quali erano i miti degli anni Sessanta? La casa, costruita con le proprie mani, di fianco a quella dei miei nonni, dove attualmente vivo io, col giardino con piccole aiuole e sentierini ghiaiati ed al centro, in cemento armato, una massiccia fontana a tre piani, presto dismessa, ed un pozzo finto (ancora esistente); c’era anche un tavolo, rotondo, con la base colorata di rosso, sempre di cemento, con 4 sedute attorno, identiche al tavolo, ovviamente in formato ridotto.
In casa il salotto buono, santuario da custodire solo per esibirlo ai rari ospiti, analogo a quello allestito da mia nonna, con la seduta delle sedie protetta dal cellophane che era un crimine anche solo intaccare,
E l’auto, un’alfa romeo spider, anche questa curata con attenzione maniacale, poi le vacanze al mare, insomma la certificazione di un benessere raggiunto a forza di duro lavoro.
Da figure come lui capisco quel che deve essere stato il cosiddetto miracolo economico italiano.
Incapace di stare fermo, trovava sempre qualcosa da sistemare, da rinnovare o rinfrescare per poi dedicarsi alla sua ultima passione: chiacchierare, ricordando il passato, come dicono sia tipico degli anziani.
Gli argomenti privilegiati: il lavoro, la pesca e tutti i personaggi correlati; ha fatto il norcino per circa 75 anni.
D’estate, nel pomeriggio, abbiamo trascorso tanti momenti a chiacchierare assieme, con mamma e zia, sempre amorevolmente sorvegliati dalla principessa di casa, la Pituf, che a debita distanza sonnecchiava.
La stessa Pituf che è stata protagonista di tanti racconti che intrattenevano gli zii, bloccati in casa dalle difficoltà di movimento e dal freddo: era un piacere, per loro, osservarla quando saltava sul davanzale della finestra e miagolava, reclamando il mio ritorno a casa per la dose quotidiana di coccole.
A parte il nonno Angiolino, è stato l’unica presenza maschile di casa: con lui e la zia siamo andati in vacanza al mare, in tenda, le vacanze in campeggio erano la sua modalità preferita di trascorrere il periodo di riposo estivo.
Nonostante l’affetto non sono suo erede, ma gli devo gratitudine perché a suo modo mi ha sempre trattato bene.
Parma, 2 aprile 2026 giovedì santo in coena Domini