Prendo alcuni articoli di giornale che ho letto ieri: il primo, per contiguità geografico sentimentale riguarda Rimini.

Qui il segretario provinciale (spero ormai ex, anzi ex politico proprio) di ri(s)fondazione comunista avrebbe scritto una frase a dir poco infelice sui nostri due marò, uno dei quali ancora prigioniero in India, ecco il testo incriminato: «Non è ora che impicchino i due marò?».

Non credo serva aggiungere nulla, d’altronde non mi pare che, da sempre, quel partito sia “amico” degli uomini che lavorano in divisa al servizio dello stato; posso anche sbagliarmi  ma…

Quel che mi interessa è, invece, la risposta del marò Massimiliano Latorre: «Spero che queste parole siano uscite dalla testa e non dal cuore, ma lo dicesse ai nostri figli».

Lasciamo da parte i figli; mi chiedo cosa significhi che il marò spera che la frase sia uscita dal cuore e non dalla testa?

Pensava forse ad un raptus grafologico, una sorta di “mi è scappata la penna?” (pardon i tasti), quasi che ci siano due pensieri distinti, uno del cuore e uno della testa, cioè uno emotivo ed uno razionale?

Mi permetto soltanto di segnalare che nell’omicidio la premeditazione è un’aggravante, cioè aggrava la pena di chi ha commesso il reato di omicidio volontario, che si potrebbe tradurre in questo modo: ci ho pensato ed ho preparato i mezzi, creato l’occasione e portato a compimento l’opera (omicidio premeditato) di contro al più “semplice”: ci ho pensato, mi è capitata l’occasione e non ci sono stato più a pensare, cioè sono passato all’atto (omicidio volontario).

Non esiste, insomma, un pensiero che venga dal cuore e che non sia stato pensato, meditato, elaborato: scopro il marò ingenuo.

La battuta, poi, dice l’autore, sarebbe stata scritta “a fronte dei tanti politici che usano parole violente contro i profughi e gli stranieri” (citazione dal Corriere della Sera): azione e reazione, insomma, come in una rissa di strada: tu colpisci me e io colpisco te per reazione.

Secondo tema: è morto, dopo lunga agonia, il collega napoletano coinvolto nella cosiddetta strage di Secondigliano, Vincenzo Cinque; alla famiglia il mio cordoglio, così come ai colleghi che hanno lavorato con lui.

Non mi pare di avere sentito nulla dai tg ma è vero che non li ascolto se non a piccole dosi e che tanti altri fatti luttuosi e non si sono affacciati alla ribalta di questi tempi: la morte di un operatore della polizia municipale non fa notizia.

Ho trovato su facebook una lettera che un collega ha scritto al senatore Mario Monti, già presidente del consiglio dei ministri.

Mi permetto di copiarla, facendola mia:

“Egregio Senatore,
volevo informarla che Vincenzo Cinque, non ce l’ha fatta.
Sicuramente a Lei non dirà nulla questo nome e non comprenderà perché la sto notiziando di questo funesto evento.
Molto semplicemente è l’ennesimo operatore di Polizia Locale che in Italia perde la vita solo per il senso del dovere che scaturisce dall’indossare una divisa.
Una divisa che lei nel 2011 ha ritenuto di non dover tutelare come tutte le altre.
Dopo due mesi di agonia dalla strage di SECONDIGLIANO, questo ennesimo coraggioso ed onesto collega, dopo aver salvato numerose vite, che sono state messe in pericolo da un folle che sparava all’impazzata, ci ha lasciati.
Sig. Senatore, mi perdoni ma non c’è più spazio per le frasi di circostanza, tantomeno per inutili richieste che in questi anni le abbiamo rinnovato e che lei, come tutti gli altri politici italiani, avete ignorato.
Ignoranza ancor più grave perché proveniente da rappresentanti di uno Stato che si mostra sempre più ingiusto con i giusti e debole con i criminali.
Essendo Lei artefice di una norma iniqua ed ingiusta che ha tolto agli uomini e alle donne della Polizia Locale Italiana l’ultimo presidio a nostra tutela in nome di un effimero risparmio di bilancio e ritenendola quindi direttamente responsabile di questa gravissima ed intollerabile ingiustizia, sono con la presente a chiederle di dimettersi.
Non servirà a restituire ai propri cari le vite spezzate dei nostri colleghi che hanno avuto la colpa di voler servire la giustizia e la patria, ma sarà un piccolo gesto per far risparmiare a noi contribuenti l’ennesimo inutile stipendio d’oro”.

Anche qui non aggiungo altro.

In ultimo chiudo con la Grecia, adesso che sembra scongiurato il pericolo della sua uscita dall’UE: mi pare che i politici greci siano pericolosamente simili a molti dei nostri.

Mi confesso come economicamente ottuso ma leggendo alcuni dati ho scoperto che i greci stavano non male fino a quando hanno iniziato a spendere più del dovuto (come noi facciamo da decenni).

Alle spese pazze aggiungiamo l’olimpiade di Atene (e noi le vogliamo a Roma), poi arriva Tsipras bello bello che ci dice: ho chiesto ai greci se vogliono pagare i debiti e loro, con referendum, hanno detto di no.

Semplifico brutalmente, me ne rendo conto, ma per capire meglio rimando all’ottimo articolo del Corriere a penna di Alesina & Giavazzi.

In Italia chi offre sostegno alla Grecia di Tsipras? Brunetta (sigh sigh), Grillo (sigh sigh carpiato con avvitamento) e Salvini; quest’ultimo mi interessa.

Salvini è interessante perchè si sta proponendo come leader nazionale anche se la sua base elettorale è quella del nord produttivo, un nord che lavora, si fa un discreto … fondoschiena, paga (più o meno, ma questo è il male italiano) le tasse e, insomma, non ha voglia di buffonate.

Salvini si pone metodicamente contro l’Europa quando, in realtà, almeno su certi temi, è il più europeo dei leader (o aspiranti tali): vediamo l’immigrazione.

Inutile ricordare la posizione inglese (paghiamo servizi di pattugliamento nel mediterraneo ma di far venire dei clandestini da noi manco per scherzo) o quella francese, coi clandestini bloccati al confine senza tante storie; taccio dei paesi dell’Est.

Salvini direi che è in ottima compagnia, quindi sarebbe logico trovare sostegno in Europa e invece… si mette a difendere i greci, cioè chi accumula debiti (come noi), evade in maniera impressionante le tasse (come noi)…

Il messaggio che offre è di sostegno agli evasori e a chi ha poca voglia di lavorare, esattamente il contrario di quello che il suo bacino elettorale pensa: se questa è l’alternativa all’attuale governo siamo messi bene.

Credo che la forza di Renzi sia proprio questa: la coscienza di non avere attorno un competitor non dico valido, ma presentabile.

                                                                                                                                                                        Parma, 14 luglio 2015