Non ne parlo spesso per non rischiare l’accusa di piaggeria; non lo leggo tutti i giorni perché ho un po’ di cose da fare ma quando mi ci soffermo trovo che il blog di Francesco Gallina, Busillis, sia davvero uno strumento ottimo: come un cannolo siciliano a colazione (ricordo a Palermo i cannoli che… basta ingrasso solo a pensarci, ma che delizia) offre energie per ben affrontare l’intera giornata, condendole in una miscela generosa di diversi elementi, armonia di sapori.

Così gli articoli di Francesco si offrono alla riflessione.

Leggo che spesso parla di Dante e questo mi fa tornare un po’ indietro nel tempo, quando giovane liceale (prediligevo le lettere ai numeri anche se ho frequentato lo scientifico) mi sono trovato un insegnante di italiano e latino, che ci costrinse a studiare a memoria Perch’i’ no spero di tornar giammai, la Ballatetta, di Cavalcanti (che confesso di ricordar poco), oppure Erano i capei d’oro a l’aura sparsi di Petrarca o ancora Vivamus mea Lesbia,atque amemus di Catullo, per concludere coi famosi La bocca sollevò dal fiero pasto (Inferno, Canto XXXII) e il più che mai attuale Ahi serva Italia di dolore ostello (Purgatorio, Canto VI).

Nozionismo? certo, ma fantastico; in quinta non gli riuscì, si stava ammorbidendo, di farci studiare Dei Sepolcri, forse impietosito dalla nostra mediocrità.

Non ho mai fatto fatica a studiare a memoria le poesie, anzi mi piaceva proprio e ricordo quel docente come il migliore tra un branco di incompetenti ed incapaci.

Come ricordo con piacere la maestra che ci faceva studiare a memoria poesie il sabato per il lunedì.

Mi ripeto la domanda: nozionismo?

Sì è nozionismo ma ben venga quel nozionismo che insegna ad apprezzare cose che altrimenti andrebbero perse, dimenticate; senza un sano nozionismo non si apprezzerebbero il buon vino (prodotto quanto mai artefatto), l’ottima cucina (artefattissima), la musica classica, l’opera lirica, le buone letture (che non sono lo studio), i bronzi di Riace, il Laocoonte dei musei vaticani, le opere del divino Gianlorenzo Bernini, le inquietanti tele di Francis Bacon o quelle di Lucien Freud, le opere teatrali di Shakespeare, gli scritti di Freud o quelli di Giacomo Contri.

La cultura costa? certo che costa ed è un lusso, anzi un privilegio (e i terroristi islamici lo sanno bene e agiscono di conseguenza).

Oggi ho letto la notizia dell’omicidio, efferato come al solito, dell’archivista capo di Palmira (mi accorgo ora del lapsus, ho scritto archivista invece di archeologo, il che ha a che fare con l’idea di lavoro futuro che spero per me).

Sgozzato, hanno posto la testa su una colonna antica e trascinato il suo corpo in giro per non so dove, con evidente volontà di spregio: tagliare la testa mi sembra chiaramente un rimando al taglio del pensiero, all’idea di partnership, cioè di economia. Il lavoro che il professor Khaled Asaad ha portato avanti fino a versare il sangue non è stato altro che questo: conservazione e tutela di un privilegio, cioè è stato un economista..

La cultura è economica o non è, così come lo è l’economia (non sembri un’assurdità parlare di economia economica o non economica).

Caino ed Abele non sapevano di economia e sappiamo com’è andata a finire; erano sicuramente anche degli ignoranti.

Potevano essere, però, degli scienziati perché la scienza è stupida (non ha un senso): affrontare la vita con criteri scientifici non porta a nulla di buono perché l’uomo non può prescindere da quella meta che è preclusa alla scienza.

Mi viene da concludere con la citazione di un bellissimo brano segnalatomi dall’amico Gabriele Trivelloni; ho scoperto che circola in rete anche se, credo, poco compreso nella sua carica di pensiero economico; è una citazione, dunque, da Giorgio Gaber:

“Un bambino risponde «grazie» perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.

Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te.

Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura.

Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è «aiutami a fare da solo».

Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato; punirlo è un gesto crudele, purtroppo sono molte le madri che infieriscono in quei momenti. Avrai modo più tardi di spiegargli l’importanza del darti ascolto, soprattutto in situazioni che possono diventare pericolose. Lui capirà.

Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la letteratura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta.

Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.

Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore, anche se la coppia con cui vive non è quella dei suoi genitori. L’ipocrisia dello stare insieme per i figli alleva esseri umani terrorizzati dai sentimenti.

«Non sono nervosa, sei tu che mi rendi così» è una frase da non dire mai.

Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare con dei farmaci; provate a portarlo il più possibile nella natura.

Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto.

Un bambino che si veste da solo abbinando il rosso, l’azzurro e il giallo, non è malvestito ma è un bambino che sceglie secondo i propri gusti.

Un bambino pone sempre tante domande, ricorda che le tue parole sono importanti; meglio un «questo non lo so» se davvero non sai rispondere; quando ti arrampichi sugli specchi lui lo capisce e ti trova anche un po’ ridicola.

Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile, nella luce velata dei tuoi occhi. Quando gli arrivano segnali contrastanti, resta confuso, spaventato, spiegagli perché sei triste, lui è dalla tua parte.

Un bambino merita sempre la verità, anche quando è difficile, vale la pena trovare il modo giusto per raccontare con delicatezza quello che accade utilizzando un linguaggio che lui possa comprendere.

Quando la vita è complicata, il bambino lo percepisce, e ha un gran bisogno di sentirsi dire che non è colpa sua.

Il bambino adora la confidenza, ma vuole una madre non un’amica.

Un bambino è il più potente miracolo che possiamo ricevere in dono, onoriamolo con cura.”

(Giorgio Gaber “Non insegnate ai bambini”)

W l’economia.