Il 21 dicembre 2017 è una data non storica ma nemmeno priva di rilievo: oggi si sono recati al voto i catalani, dopo l’applicazione, questa sì storica, del famoso articolo 155 della Costituzione, ed annessa esautorazione degli organi politici della comunità ribelle.

Temo che non accadrà ma mi auguro fortissimamente che la Catalogna decida di non assecondare le folli scelte degli autonomisti e rifletta su un futuro di indipendenza e solitudine.

[Com’era abbastanza scontato, questo non è avvenuto, poiché l’indipendentismo è ormai una forma di psicologia delle masse, una delle proteiformi versioni della religione di freudiana memoria.]

I catalani hanno fallito nel loro intento, della qual cosa sono oltremodo dispiaciuto.

Per una di quelle connessioni di cui non saprei dar conto, pensando all’indipendentismo catalano mi è venuto un collegamento con la neonata compagine politica di “liberi e uguali” cui ha aderito, in questi giorni la nostra presidente (da troppo tempo) della Camera, Laura Boldrini, una di quelle donne che riesce a farmi provare antipatia non tanto per le donne, ma per l’intero genere umano.

A parte la mai celata antipatia per la suddetta, il nome di questa nuova concrezione politica mi suscita l’immagine dell’invidia, il che non mi rassicura, se mai esista un partito che possa rassicurarmi.

Ma badiamo ad altro.

Non solo per gli spagnoli di Catalogna questo è un gran giorno: alle 12.30 avevo appuntamento, termine che preferisco a convocazione, per il colloquio (piuttosto che esame) di mobilità verso il comune di Parma.

Tagliata la barba da Babbo Natale, sistemata la fu folta capigliatura, lavato e profumato, vestito con sobrietà (ho ancora una volta tralasciato le mie famose sciarpe) mi sono presentato col dovuto anticipo presso la sede del comune.

Prima mi sono concesso un passaggio nelle chiese di san Vitale (con annesso funerale) e di sant’Alessandro, mentre la Steccata era, con precisione tedesca, chiusa dalle 12.00 in punto.

Ho deciso anche di fare un salto presso la Coin, sebbene questi non siano i locali originari, dove iniziai a lavorare secoli addietro; l’impressione che ne ho tratto, velata di una certa tristezza (ma anche, purtroppo, con una vena di sadica soddisfazione) era di un caotico “abbandonate la nave”: ressa di persone accalcate nella scelta dei prodotti in offerta e merce abbandonata a se stessa nella più totale confusione.

Carcassa di una balena spiaggiata divorata da famelici predatori; ne sono uscito velocemente.

L’anticipo era forse eccessivo per cui mi sono concesso anche una visita con acquisto un volume dedicato a Roma barocca, una predilezione ormai costante, nella libreria a due passi dal Comune per poi tornare a discutere del mio futuro destino professionale.

È andata bene.

Ora si apre un capitolo nuovo, spero importante.

Parma è una città bella, che spero possa offrirmi molto; dopo anti anni torna ad essere la mia città, che devo reimparare (non conosco il centro storico né le periferie) e rifare mia.

Sono ben disposto, tanto da farmi aderire ben volentieri alla proposta di lavorare l’ultimo dell’anno per il concerto di Fedez, ovvero un evento che è strutturalmente e inconciliabilmente contrario alla mia religione.

Spero che sia la buona conclusione di un anno non proprio entusiasmante, e qui l’eufemismo è un eufemismo, e l’inizio di un periodo migliore.

Parma, 21 dicembre 2017 memoria di san Pietro Canisio