Concluso positivamente il colloquio per la mobilità a Parma, col punteggio di 98/100 (mi dispiace di non essere arrivato a 99 per far pari coi kg che ho ormai raggiunto dopo mesi di dieta, quasi 23 in meno rispetto ad inizio anno), mi sono fiondato in quel di Guastalla e Novellara per seguire di persona le pratiche e chiudere le pendenze, cioè lasciare le consegne.

Ci tenevo a lasciare tutto il più in ordine possibile, compatibilmente con la frenesia di questi giorni convulsi e la febbre che mi sono guadagnato presidiando l’argine di Coenzo in queste sere di alluvione.

Sistemato il cartellino, trasferite a chi di dovere le pratiche, restituiti arma e dotazioni varie, ho chiuso tutto in modo da porre la parola fine ad un periodo di permanenza breve come non avrei mai pensato.

Tutto, infatti, si è svolto nel giro di poco più di un mese, grazie alla soffiata del mio comandante che mi ha informato della mobilità bandita da Parma e della possibilità di concedermi il nulla osta, visto che c’è aperta, da pochi giorni (incastro tempestivo anche questo) una graduatoria.

A questa possibilità non pensavo proprio ma appena prospettata l’ho fatta mia; ho chiesto di avere il nulla osta la sera stessa, via email, e nel giro di due giorni la domanda di partecipazione, firmata digitalmente e spedita via pec, era già a Parma.

Me ne vado molto volentieri da Guastalla, paese in cui non mi sono trovato a mio agio sin da subito; sia professionalmente sia umanamente mi sono sentito estremamente a disagio; la possibilità di occuparmi del contenzioso è stata una vera manna e l’unica luce professionale del periodo, ma la solitudine ha pesato molto.

Cito il Sovrano Pontefice felicemente regnante che ogni tanto ne azzecca qualcuna: “quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità”; le piccole cerchie, il paesello, i vari “sei di … se” puzzano di chiuso, di pollaio.

Non tutto è stato negativo, in questa esperienza, ed anzi, ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare, saltuariamente, troppo saltuariamente, con alcune persone splendide che voglio ringraziare singolarmente.

Inizio con una persona deliziosa, da ogni punto di vista: Silvia Moretti, dell’ufficio personale; una donna che è stata sempre di estrema cortesia, che ha collaborato sempre in positivo, che non si è mai concessa a polemiche, recriminazioni e lamentele e, per concludere, apprezzava i miei fiori, il che non è piccolo merito,

Ringrazio Silvia, e con lei anche le colleghe e i colleghi del suo ufficio, che mi hanno trattato davvero come meglio non potevo sperare.

All’interno del Corpo, partendo da quelli geograficamente più distanti, voglio ringraziare l’ottima Lina Malavasi, persona seria, competente e disponibile, di quelle che ogni comando vorrebbe avere; lei collabora con un altro collega delizioso, col quale mi sono trovato da subito a mio agio, Gaspare Contrino, altra ricchezza per la polizia municipale dell’Unione.

Entrambi avevano tuttavia l’imperdonabile difetto di lavorare a svariati km di distanza e quindi non frequentabili se non in rari piacevolissimi momenti.

Avvicinandomi, a Novellara ho trovato un collega, Fabio Ghizzoni, col quale ho stabilito da subito una cordiale intesa, nonostante i suoi discutibilissimi orientamenti politici (irrecuperabilmente sinistri) ed estetici, davvero imperdonabili (gli ho criticato la capigliatura per mesi e mesi).

Anche lui mi ha trattato con una cortesia davvero immeritata.

Federica Musi mi ha fatto da preziosissimo interfaccia, con pazienza e spirito di collaborazione: corretta, precisa, puntuale, un piacere lavorare con lei.

Deliziose le colleghe  (e i colleghi) di Gualtieri, come di estrema cortesia è sempre stato Gianluca Ferretti ed i ragazzi del pronto intervento.

Ci sono alcune persone che voglio poi salutare con particolare attenzione: prima le donne, ovvero Serena Baschieri e Stefania Lodi Rizzini.

Donne tra loro assai diverse ma entrambe serie professioniste, capaci, competenti, risolute, collaborative; sono state per me un esempio, uno sprone e una consolazione: Serena ha meritatamente vinto il concorso da ispettore (non uno solo in verità) mentre Stefania probabilmente mi succederà in quel di Guastalla il che mi rende orgoglioso di essere sostituito da una collega di valore alla quale auguro miglior fortuna.

Di fronte a persone che si mettono in gioco, che non si accontentano, approfondiscono e lavorano a testa bassa e seriamente, rimango sempre ammirato e grato: mi sono state amiche e maestre, il che non è poco.

Un’altra donna che ho frequentato sempre troppo poco è Barbara Saccani, un gioiello che ovviamente non lavora a Guastalla: simpatia e schiettezza unite a serietà professionale me l’hanno fata prediligere da subito.

Vengo al mio sindacalista preferito, Luca Falcitano, che è un amico stimato da molti anni e sul quale non ho da aggiungere molto se non che lo vorrei come sindacalista anche a Parma.

Chiudo col mio commissario di riferimento, Marco Gatti, detto Cats che è stato encomiabile per la disponibilità, pazienza, cortesia che mi ha sempre dimostrato.

Non so se sia stato in grado di corrispondere alle sue aspettative ma ho cercato di sostenerlo e di collaborare lealmente, stimandolo come una brava persona.

Del Comandante non dico nulla, mi basta citare quel che ha fatto per me o mi ha permesso di fare: dal darmi l’idea di partecipare alla selezione, al concedermi il nulla osta, al farmi lavorare nell’ufficio contenzioso. 

Giusto una parentesi su questo; il giorno 20 ho partecipato alle ultime udienze e proprio l’ultima in assoluto, era un ricorso contro ben 11 verbali per eccesso di velocità rilevati da postazione velox fissa. Controparte un giovane e cordiale futuro avvocato di Parma, i ricorrenti della stessa città così come il giudice di pace, insomma tutto ormai proiettato verso la città ducale: cito l’episodio perchè si è concluso in maniera inaspettatamente positiva: il giudice ha confermato tutti i verbali, cosa quasi incredibile  pensando al buonismo imperante dei giudici di pace, il giovane procuratore dei ricorrenti mi ha offerto un passaggio per tornare a Parma (avrei accettato se non avessi avuto l’auto di servizio) e si è anche fermato a scambiare idee sul suo futuro professionale, insomma una conclusione decisamente piacevolissima.

Una menzione speciale per il maestro, direttore di coro, Marco de Marchi, la cui gentilezza nei miei riguardi oltre che immeritata è sempre stata squisita; a lui auguro particolare fortuna nell’attività che spero coltivi sempre con maggior dedizione e passione, la musica.

Emanuele Tenerani, ultimo ottimo acquisto l’ho frequentato troppo poco ma mi è parso una persona equilibrata e con voglia di fare, mi auguro che si conservi almeno che non si rovini troppo prima della sua andata in altri lidi come gli auguro quanto prima.

Un saluto speciale va ad un collega che lavora a Reggio Emilia, Enrico Nardelli; anche per lui ho il rammarico di averlo frequentato poco ma in quelle poche occasioni posso dire di avere avuto a che fare con una persona seria, ponderata, competente, disponibile, del che lo ringrazio di cuore.

Anche in una situazione ostile e triste come quella che ho trovato queste persone mi sono state di autentico conforto e stimolo: auguro a ciascuno di loro che si realizzino i desideri che coltivano nel cuore (cioè nel pensiero).

Spero di non aver dimenticato nessuno, nel caso confido nella tolleranza e nel perdono; tralascio i tanti coi quali ho avuto così rare occasioni di incontro e lavoro da non aver molto da dire, non se ne offenderanno, almeno spero.

Un saluto anche ai cantonieri e al personale della psichiatria di Guastalla, diretta dall’ottimo dottor Trevia, col quale ho avuto occasione di collaborare in varie occasioni, sempre con profitto.

Lascio per ultimo un personaggio a suo modo speciale: Cristiano Sessi, collaboratore della Croce Rossa, un ragazzo splendido da ogni punto di vista, che mi è stato paziente maestro e formatore.

Parma, 22 dicembre 2017 memoria di santa Santa Francesca Saverio Cabrini