Stamattina, fatti gli auguri  a mia madre, appena alzato (erano le 6.30) me ne sono andato al lavoro, in una giornata campale per le cerimonie che l’Unione aveva in programma.

Giornata proficua che mi ha confermato che quello attuale non è il lavoro adatto a me: il mio futuro lo ipotizzo come gran ciambellano di corte o cerimoniere: stamattina essendo il più alto in grado tra i presenti ho avuto l’incombenza di dare gli ordini durante la cerimonia di deposizione della corona ai caduti e di accompagnare il sindaco nel rendere gli onori dovuti: ho fatto, appunto il gran ciambellano, ruolo in cui mi ritrovo a mio agio.

La processione lungo le vie del paese ha visto la pressoché totale assenza di pubblico e partecipanti, cosa notata con un certo disappunto da vari partecipanti (istituzionali), un po’ meglio la seconda parte della cerimonia, ma senza grandi entusiasmi.

Credo che questa assenza possa stimolare una riflessione che non si limiti a stigmatizzare l’egoismo (qualcuno diceva che un tempo c’era solidarietà, non come oggi, e tuttavia mi par di ricordare che giusto 70 si è conclusa, per modo di dire, una guerra civile che ha visto italiani contro italiani), l’individualismo, la pigrizia e chissà che altro.

Non potrebbe essere un segno di stanchezza o di voluta indifferenza a un rito e ad una concezione della libertà (come antifascista)che hanno fatto il loro tempo? Lascio aperta la domanda.

Del tutto inaspettatamente, al termine della cerimonia, incontro un caro collega modenese; ho mollato su due piedi l’assessore con cui stavo chiacchierando e mi sono fiondato a salutarlo; si tratta dell’ottimo Loris Guiglia, un gran bravo ragazzo da ogni punto di vista. La sorpresa ed il piacere sono stati davvero grandi, i pochi minuti di colloquio con lui da soli sarebbero stati sufficienti a rallegrarmi per l’intera giornata.

Ma non si è conclusa così: il pomeriggio mi ha visto ritornare a Colorno in visita alla bella mostra mercato intitolata “nel segno del giglio”; ci ho portato mia madre, come lo scorso anno, ed ho goduto della compagnia degli amici Gabriele Trivelloni e Silvia Sangiorgi.

A parte il costo dl biglietto, di 8 euro, decisamente troppo costoso a mio giudizio, la manifestazione è stata bella anche se gli espositori erano meno dell’anno passato: molto belli i fiori cui è impossibile resistere ed infatti ho ceduto ben volentieri alle lusinghe di una bellissima azalea color salmone che andrà ad aggiungersi alle altre sei che rallegrano casa.

La cosa buffa del giardino da casa è che è totalmente privo di stile: l’unico filo conduttore che unisce le piantine che abbiamo sono i fiori, i colori, le forme, sebbene siano le più disomogenee e spesso casuali, ma a me piace così.

Ho terminato la giornata tra lavori di trapianto dell’azalea, sistemazione di un cespuglio e annaffiature varie, io tutto coronato da una veramente squisita torta fritta di mia zia Luciana.

Piccole cose, ma gradevoli, perle che rendono le giornate piacevoli come anche l’incontro di ieri pomeriggio con la simpaticissima moglie di un collega.

Urge trovare alternative perchè la vita nel deserto (dei rapporti umani) è triste.