Domenica 22 ottobre, ultimo giorno di permanenza nell’Urbe, nonostante ancora tanto da vedere…

Di buon mattino subito la Messa, presso il santuario internazionale del Sacro Cuore, a due passi dall’albergo: chiesa retta dai salesiani, quindi come se fossi a casa, il che non è entusiasmante.

Dopo il rito, la colazione col solito cappuccino, con crema stavolta, che non ho ben capito in cosa consista ma è ottimo, e cornetto con la crema non meno delizioso.

Ben ristorato inizio la mia perlustrazione in attesa di visitare la mostra dedicata ad Arcimboldo che mi richiama alla memoria una gita a Venezia, per analoga esposizione, secoli or sono, quando ancora l’ottimo amico Roberto Mastri non aveva assunto la consistenza dell’ectoplasma, visibile solo grazie a sedute spiritiche o mezzi analoghi e mi concedeva l’onore e il piacere di qualche escursione in compagnia.

Ma prima di arrivare alla Galleria nazionale d’arte antica di Palazzo Barberini  ce n’è di strada da fare e qualche chiesa da scoprire o riscoprire ed infatti, puntualmente, ecco una prima deviazione: la chiesa di san Bernardo alle terme, chiesa cilindrica, come il Pantheon, con oculo centrale e ricavata da uno spheristerium delle Terme di Diocleziano.

Ormai è l’ora, Palazzo Barberini si avvicina e con esso il primo obiettivo della giornata; per avere un biglietto scontato alla mostra di Arcimboldo  mi consigliano di visitare prima la Galleria d’arte antica, suggerimento che accolgo con favore perchè rivedere i capolavori che custodisce è sempre un piacere.

Mancano all’appello alcune opere di Caravaggio, come avvisano correttamente, in biglietteria, ma non è certo questo a dissuadermi: i tre busti scolpiti dal mio amatissimo Gian Lorenzo Bernini sono da soli sufficienti a compensarmi.

Dopo questa visita corroborante, ecco Arcimboldo: mi aspettavo decisamente di più; come per l’esposizione di Monet, non mi ritengo soddisfatto appieno.

Tutto interessante, per carità, ma le opere esposte non mi sono sembrate tantissime, non, almeno, per come penso una mostra in una città come Roma e in un luogo di prestigio come la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, che solo a scrivere tutto il nome ti mette soggezione.

Mi godo, comunque, anche questa mostra, in attesa di andare a visitare Castel Sant’Angelo, uno dei luoghi di Roma più famosi e, stranamente, mai visitato fino ad oggi.

Una breve coda ed eccoci all’interno del Mausoleo di Adriano, che ha subito un’importante variazione di destinazione d’uso, come direbbero i colleghi che si occupano di edilizia.

Visita anche stavolta interessante, che scivola via piacevolmente nonostante il tempo sembri promettere niente di buono; in questa occasione interrompo la consuetudine di saltare il pranzo e mi concedo un panino nell’affollatissimo bar interno dove le cameriere chiamavano la titolare, che presidiava la cassa, col termine “signora” che mi ricordava alcuni film d’epoca, intorno agli anni Sessanta.

Seduto a degustalo con vista panoramica sulla città, mi sono spaventato per l’improvviso arrivo di un’ombra scura che si è diretta con decisione verso di me: era un gabbiano che, ad ali spalancate, è atterrato a pochi centimetri dal mio panino e lì si è trattenuto per tutto il tempo che ho trascorso a divorarlo (il panino, non il pennuto), con somma gioia dei turisti in transito.

Avevo il desiderio di visitare Palazzo Altemps e la Galleria Corsini (compresa nel biglietto di Palazzo Barberini) ma il tempo, tiranno, me l’ha impedito; passo per la chiesa di San Gioacchino in Prati, sconosciuta, per quella, finalmente libera di San Salvatore in Lauro ed, infine, per quanto riguarda gli edifici cosiddetti sacri, concludo con un luogo a me caro, la cosiddetta Chiesa Nuova o santa Maria in Vallicella, ove si trova il corpo di san Filippo Neri, a me particolarmente simpatico, mentre la via del ritorno mi vede transitare davanti al curioso murale dell’asino che vola di Tor di Nona.

La zona in cui sono non è servita come vorrei di mezzi pubblici che mi portino in stazione così mi dirigo verso la metro di Piazza di Spagna, un po’ affannato perchè il tempo è poco; prima di arrivarci mi imbatto in una signora, turista straniera, che è rovinosamente caduta sbattendo il viso contro il selciato, ma i tanti negozianti e passanti provvedono ad avvisare i soccorsi mentre io informo la pattuglia dei carabinieri che staziona poco distante: non posso permettermi il lusso di perdere il treno.

Ma gli imprevisti sono dietro l’angolo, come spesso accade: arrivo trafelato presso il ristorante dove avrei dovuto trovare la mia valigia e scopro che non c’è, quando mancano giusto una decina di minuti alla partenza.

Mi era stato detto, dalla ragazza che aveva gestito il mio arrivo, che avrei dovuto lasciare in camera le chiavi della stanza e la valigia e che quest’ultima l’avrei ritrovata al ristorante: questo spiego al cameriere che avevo già conosciuto all’arrivo e ad una signora lì presente (una dipendente del ristorante anche questa) che mi sussurra: doveva portarla qui lei, la valigia”.

L’ansia la fa da padrona ma, fortunatamente, il cameriere chiama non so chi e mi dice che la valigia arriverà tra un momento, si allontana verso l’originaria ubicazione dell’albergo e torna poco dopo con il bagaglio: di corsa arrivo giusto in tempo per salire e tornarmene a Parma.

A parte questo inconveniente, che mette una pietra tombale sull’albergo, il soggiorno è stato, come sempre a Roma, splendido: per quanto abbia visitato varie bellissime città, Roma ha un fascino, una bellezza, una personalità unica e irripetibile.

Inutile dire che ci tornerò.

Chiudo con un’annotazione sul famoso degrado romano: Roma è una città particolare, pensarla ordinata e linda come se fosse finta e disabitata è inimmaginabile; detto questo ho trovato il centro tutto sommato abbastanza in ordine, non perfetto come non lo è nessuna città italiana.

In periferia ho visto moltissimi muri imbrattati e lo spettacolo non mi è piaciuto, ma mi sembra tutta roba quasi “archeologica”; la zona dell’Eur, nei pressi del Palazzo della Civiltà Italiana, era sporca e trascurata, così anche nei pressi del Museo Nazionale dell’Alto Medioevo. Del divano rosso sfondato sotto il mosaico di Fortunato Depero ho già parlato, evidenzio soltanto che se è riuscito ad assurgere all’onore della cronaca giornalistica, vuol dire che è da un pezzo che è lì giacente, snobbato dai netturbini. Una deiezione umana l’ho trovata in centro ma può capitare, degrado nell’area verde attorno a Castel Sant’Angelo e per finire, nella zona nei pressi del Vaticano, fermata metro Lepanto direi, ho riscontrato un elevato grado di inciviltà, con auto parcheggiate sulle strisce pedonali in maniera vergognosa.

Nulla di straordinario, dunque, per cui mi sono fatto l’idea che gli attacchi al sindaco attuale siano in buona parte strumentali, il che non la assolve per il futuro.

Roma, 22 ottobre 2017 memoria di san Giovanni Paolo II, papa