Sabato 21 ottobre ricorre la memoria di uno dei beati cui è affidata la mia famiglia ed i miei amici, il beato Carlo I d’Asburgo, ultimo imperatore d’Austria Ungheria e, secondo programma, ho come obiettivo il ritorno alla basilica di san Sebastiano fuori le mura, dov’ero già stato anni fa, per una commemorazione organizzata dal mio sindacato.

Stavolta la visita è in solitudine e non è solo turistica: a san Sebastiano devo affidare … beh insomma faccio quel che devo poi mi dedico alla visita della basilica da cui manca, con grandissimo disappunto, il Salvator Mundi di Bernini.

Dopo la chiesa è il turno delle catacombe, visita guidata con una gentile e carina guida, in compagnia di una coppia di ragazzi veronesi non meno gentili ai quali, incauti loro, attacco un bottoncino, decantando e consigliando alcuni luoghi di Roma imperdibili; sembrano apprezzare, io ho gradito la loro compagnia come quella della gentilissima guida.

Passeggiata per la via Appia antica, visita alla basilica di Massenzio e poi via verso il secondo, ben più laico obiettivo: l’Eur.

Qui c’è il palazzo della civiltà italiana che mi incanta; lo avevo intravisto, anni fa, in compagnia di un amico dell’epoca, tal Vincenzo, una persona tanto cortese quanto deludente, pazienza, ma rivederlo da vicino mi ha gustato assai.

Sarà la ripetizione ossessiva della stessa forma o forse il colore o gli archi, chissà, l’effetto è comunque inebriante.

Tutta la parte del quartiere che ho visitato mi è piaciuta moltissimo, forse l’edificio meno attraente è stata la basilica dei santi Pietro e Paolo, vista purtroppo, solo dall’esterno.

Di grande interesse La storia di Roma attraverso le opere edilizie di Publio Morbiducci col duce alla fine della storia, quasi a volerla completare e renderla immortale.

Trovandomi in zona, e ricordando gli studi dei tempi dell’università, mi sono addentrato nelle solitarie sale del Museo nazionale dell’Alto Medioevo, museo davvero poco frequentato, non so avrà qualche beneficio dall’essere stato unito, come biglietto, col museo etnografico Pigorini (che non ho visitato); quel che è certo è che la biglietteria che non ha (ancora) il bancomat è … imbarazzante.

Di grande interesse e bellezza le opere in opus sectile, davvero splendide, il resto è normale amministrazione, come non mi aspetto da un museo romano.

Due belle opere fanno mostra di sè, due mosaici: Le professioni e le arti, il mosaico realizzato da Fortunato Depero nel 1942 che ha come contrappunto quello di Enrico Prampolini, dal titolo Le corporazioni”.

Sotto quello di Depero campeggia, in solenne solitudine, un divano sfondato, un tre posti rosso che ha un non so che di futurista pure lui, anzi di surrealista; parafrasando Magritte: “Ceci n’est pas une canapè” (mi scuso per il francese pedestre). Che sia una presenza storica, quasi da tutela della competente Sovrintendenza lo si ricava dalle attestazioni documentate: un articolo de Il Messaggero del 5 ottobre lo immortala già posizionato accanto al ben più noto mosaico di Depero, quasi a sfidarne notorietà e durata.

Terminata la visita all’Eur mi sposto verso il centro città, una visita ai giardini di Palazzo Venezia poi la basilica di San Marco, altro gioiello, passo quindi per santo Stanislao dei Polacchi per arrivare a sant’Andrea della Valle, chiesa da non perdere.

Dopo questa transito per piazza Navona, che ha sempre il suo fascino poi, come un’ape attratta da ogni fiore che scorge, mi infilo nella basilica di sant’Agostino dove ricordo che è ospitata la Madonna di Loreto, forse meglio conosciuta come Madonna dei pellegrini, di Caravaggio.

La chiesa, manco a dirlo, è splendida, come il dipinto, per cui mi ci trattengo per visitarla a fondo poi m dirigo verso Castel sant’Angelo che ho come meta di visita ma che non riuscirò a vedere  fino a domenica mattina.

San Salvatore in Lauro è occupata da un “enorme” matrimonio per cui la visita è rinviata la giorno successivo per cui mi delizio di san Giovanni Battista dei Fiorentini (da Firenze fortunatamente non vengono solo disgrazie come certi politici contemporanei e loro tirapiedi toscani).

Una camminata in via Giulia in cerca di una delle mete che purtroppo fallirò: santa Maria dell’orazione e morte, chiusa per restauri, ed è giunta l’ora di avviarmi per il lungotevere verso via della Conciliazione dove ho appuntamento per la cena.

La cena è in compagnia dell’ottimo amico Danilo, un simpatico e cortese signore de Roma, piacevolissima persona col quale mi trovo sempre a mio agio, quando ho occasione di vederlo.

Ceniamo in un locale proposto da lui, com’è ovvio, dal nome un po’ generico “L’osteria carina” in zona Trionfale; ho mangiato un’ottima pizza, delle gustosissime olive all’ascolana ed un buon creme caramel; al termine lunga chiacchierata col titolare che è persona deliziosa, un tipico romano ma non sbruffone come tanti.

Particolare curioso: uno dei camerieri è supertifosissimo del Parma, con tanto di tatuaggi in varie parti del corpo (non tutti visibili); mi dispiace deluderlo ma il mio tifo è pari a … diciamo che abolirei il calcio per decreto, comunque anche questo giovanotto è persona degnissima e cortese.

Giornata splendida.

Roma, 21 ottobre 2017, memoria del beato Carlo I d’Asburgo