Di alcune notti fa un sogno di cui ricordo solo alcuni frammenti:

Mi trovo probabilmente nella mia ex abitazione di Miramare (anche se è impossibile) a chiudere una finestra a vasistas di quello che potrebbe essere un seminterrato.

Prima di farlo pronuncio la frase: ” sono proprio matti questi spagnoli” quindi scendo da un sgabello e mi avvicino ad una collega, di cui non posso fare il nome, alla quale sfioro un braccio, provocandone una reazione tanto inaspettata quanto fulminea: un balzo indietro per scostarsi da me quasi fossi un pericoloso stupratore o un mostro repellente.

Il sogno prosegue col mio trasferimento a Budapest, dove piove a dirotto; davanti all’hotel in cui mi trovo, dico a qualcuno che la conoscenza della città è praticamente completa; mi viene obiettato che forse non è vero ed in effetti non so se una piantina o i navigatore mi indica un posto in periferie che raggiungo in auto.

Sulla sinistra, in basso, quasi fossi su un argine, vedo un enorme castello, con tanto di guglie appuntite; assomiglia più ad un’attrazione da luna park che un castello vero e proprio ma parcheggio e mi avvicino:; due giovani zingare si avvicinano a loro volta ma, io, prevenuto e malfidato, le allontano o comunque le evito e mi fermo a parare con altri zingari fermi in un bivacco, con tanto di fuoco al centro, sul retro del castello.

Questo il sogno; da qui alcuni riferimenti: fin troppo ovviamente mi è venuto in mente il coro famosissimo dei gitani del mio amatissimo Trovatore: Chi del gitano il cuore abbella?”

Mi accorgo del lapsus: il testo parla di giorno e non di cuore, ma questo lasciamolo da parte, per ora.

Il luogo di ritrovo degli zingari mi rimanda ad un’abitazione che si trovava nella vecchia via Paullo, dov’erano presenti dei ruderi e dove abitava un anziano signore curvo sotto il peso degli anni, il signor Brando.

Ma la cosa curiosa è stato l’aggancio tra la frase dedicata ai miei amatissimi spagnoli e, incredibile a dirsi, Asterix e Obelix.

Frase tipica della coppia di simpatici Galli, “Sono pazzi questi romani”, rivisitazione ironica dell’acronimo forse più famoso e antico al mondo SPQR, molto simile a quella rivolta agli spagnoli del mio sogno.

Asterix e Obelix vivono nel loro squinternato villaggio, dove gli abitanti sono simpatiche macchiette che se ne combinano  di tutti i colori, ma il villaggio è accerchiato da preponderanti forze nemiche, i romani, imperialisti, arroganti e fissati nell’eliminare quel puntino di terra che, unico, ancora resiste.

Questo c’è di bello in quel fumetto: i Galli sono accerchiati, non hanno speranze di essere lasciati in pace, sanno bene che i romani, arciacerrimi nemici non li molleranno mai eppure trascorrono la loro vita nelle loro occupazioni.

Non sono fissati all’idea di un nemico potentissimo che attenta alla loro libertà, anzi, quando possibile si divertono a buggerarlo in ogni modo.

Con la pozione magica potrebbero sconfiggere non solo i romani che li accerchiano ma conquistare l’intero mondo eppure non ci pensano proprio per niente, troppo intenti alle loro baruffe.

Non sono migliori degli altri, sono creduloni, litigiosi, pettegoli e vanesii, insomma non si fanno mancare nulla.

Eppure hanno una caratteristica che li preserva da danni peggiori: non sono fissati all’idea del nemico, né hanno manie di potenza.

Si fanno i fatti propri, divertendosi, con passione; come diceva Voltaire, nel Candide, coltivano il proprio giardino.

In questo periodo, particolarmente pesante e di “accerchiamento”, il sogno, col suo suggerimento di pensare ad Asterix ed Obelix mi ha messo di buon umore e mi ha aiutato a ridimensionare i vari “Cesare” de noantri che costellano le mie giornate.

Parma, 7 marzo 2021 III Domenica di Quaresima e memoria delle Sante Perpetua e Felicita martiri